Connettività come ragione di Sistema. Il caso dell’Asia centrale
Università di St Andrews, Regno Unito
Abstract. Negli ultimi anni, la parola ‘connettività’ è stata spesso associata all’ Asia centrale nell’ambito di progetti infrastrutturali, logistici, commerciali, ed economici. Dato che la regione non è provvista di sbocchi sul mare, e dipende da partner esterni per il raggiungimento di mercati extra-regionali, gli investimenti in Asia centrale sulla facilitazione del transito di beni, persone e capitali sono in continuo aumento. Tuttavia, il carattere normativo e politico della ‘connettività’ rimane, ad oggi, solo parzialmente colto ed analizzato dalla letteratura esistente. Per ovviare a questa lacuna, questo scritto analizza il concetto di connettività in Asia centrale attraverso il prisma della ‘ragione di sistema’, che si riferisce all’interesse non meramente nazionale ed egoistico degli stati, ma piuttosto a quello sistemico, che ha valore in quanto socializzante e catalizzante dell’interdipendenza alla base dell’ordine politico regionale. L’utilità di questo focus analitico è mostrare alla comunità scientifica, così come a quella del policy-making, che lo sviluppo della connettività in Asia centrale non risponde solo a logiche di calcolo economico e politico, ma risponde ad un mutato contesto regionale in cui la connettività diventa punto cardinale del mantenimento dell’ordine regionale stesso.
Keywords: Asia centrale, connettività, ragione di sistema, regionalismo, pluralismo.
Index
2. Ragione di sistema vs ragione di Stato
3. Gli anni 90 e 2000: “fortezze” e barriere
4. Da Stato a parte di un sistema – la connettività come principio regionale
A partire dall’invasione russa dell’Ucraina, e prima ancora dalla salita al potere di Shavkat Mirziyoyev in Uzbekistan nel biennio 2016-2017, in Asia centrale si è definito un processo di riavvicinamento e cooperazione tra le varie repubbliche che, seppur cauto e progressivo, è concreto e irreversibile. Tale riavvicinamento pertiene a numerose aree della politica regionale: diplomazia, economia, ambiente, industria e commercio, e finanche sicurezza. Tuttavia, tutte queste aree sono sussunte ad un ombrello concettuale più ampio, quello della connettività. La connessione sembrerebbe essere una delle parole, se non delle politiche, chiave della regione centrasiatica. Connessione che è infrastrutturale, economica, diplomatica, geografica e politica. Per coloro che sono avvezzi allo studiare la politica internazionale attraverso metafore scientifiche e mediche, l’idea stessa di connettività rimanda al tessuto connettivo di cellule e organismi, che danno vita al sistema-vita degli esseri viventi. Tali metafore sono al centro dello stesso discorso politico centrasiatico, col presidente uzbeko Mirziyoyev che spesso ha paragonato la regione ad un “organismo” vivo e vitale, necessitante di tutte le sue componenti (leggasi Stati vicini) per poter funzionare e svilupparsi all’insegna della pace e della stabilità (Tolipov 2017). Tuttavia, in molte delle analisi sin qui pubblicate nella letteratura accademica e specialistica dei think-tank, la lettura data del concetto di connettività si è prevalentemente concentrata sull’aspetto infrastrutturale e commerciale, nonché geopolitico, della connettività.
Quello che ancora manca nel panorama accademico e intellettuale sulla connettività dell’Asia centrale è un’analisi istituzionale e normativa, intesa non in senso legalistico e formale, ma piuttosto nel senso di comportamento conforme alle regole base dell’ordine centrasiatico stesso. Per questo, il presente articolo mette al centro dell’analisi l’idea di connettività come ragione di sistema, con la quale si vuole significare il principio per cui non è solo nell’interesse nazionale delle singole repubbliche centrasiatiche sviluppare connettività, ma è una necessità sistemica mirata a stabilizzare e sviluppare un ordine regionale pacifico, solido, e aperto al sistema macroregionale e mondiale. In altre parole, la tesi presentata in questo articolo è volta ad indagare non tanto la logica di conseguenza della connettività regionale (ottica utilitaristica), ma piuttosto la logica di appropriatezza della stessa (ottica normativa ed etica) (March and Olsen 2008).1 L’utilità di questo focus analitico è mostrare alla comunità scientifica, così come a quella del policy-making, che lo sviluppo della connettività in Asia centrale non risponde solo a logiche di calcolo economico e politico, ma risponde ad un mutato contesto regionale in cui la connettività diventa punto cardinale del mantenimento dell’ordine regionale stesso.
2. Ragione di sistema vs ragione di Stato
Poc’anzi è stato introdotto il concetto di “ragione di sistema”. In questa breve sezione teorica, verranno illustrati il significato e la rilevanza analitica di questo concetto. L’idea di “ragione di sistema” si deve al teorico della Scuola inglese Adam Watson, secondo cui l’idea di ordine mondiale (e, per estensione di livello di analisi) l’idea di ordine regionale si basa sull’idea fondamentale che i membri del suddetto sistema, per garantire il funzionamento del sistema stesso, devono essere d’accordo che il sistema in sé – e il di esso funzionamento basato su specifiche regole, norme, ed istituti – sia un valore da preservare e difendere (Watson 2009; Terradas 2023). Si consideri il caso della pandemia di Covid-19 che ha interessato, seppur in termini differenti per quantità e qualità, il mondo intero. Dopo una prima fase in cui l’aspetto medico era di rilevanza fondamentale, così come fondamentale era il salvataggio di vite umane e la massima riduzione di contagi, la seconda fase della pandemia è stata improntata al contenimento dei contagi e alla convivenza col (piuttosto che alla lotta al) virus in nome dell’economia e della stabilità commerciale e finanziaria del sistema internazionale. Questo esempio, che riflette sulla stabilità economica e finanziaria del sistema internazionale come “qualcosa da proteggere e salvare”, è appunto quello che Watson identificò come “ragione di sistema”: “val la pena continuare con questo sistema” (Buzan 2014).2 L’idea di ragione di sistema, si noti, è in diretto contrasto (anche se, come vedremo, vi sono delle note di complementarietà), con l’idea realista di “ragione di Stato”. La ragione di Stato è una visione egoistica, centripeta, statica, e piuttosto “fissa” del comportamento dello Stato all’interno delle relazioni internazionali. Nonostante vi siano eccezioni (e la politica del presidente Trump ne è un esempio lampante), la ragion di Stato si scontra sempre con un reticolo di accordi, alleanze, interdipendenze, aspettative, obblighi, e promesse tra vari Stati, in particolar modo tra Stati contigui come tra quelli membri di una stessa regione.
Come notato nell’introduzione, negli ultimi anni la regione centrasiatica ha progressivamente sviluppato l’idea di ragione di sistema. All’annuncio del nuovo corso della politica estera uzbeka, il neopresidente Mirziyoyev ha identificato i Paesi vicini come principale vettore dell’azione di Tashkent, sottolineando come la sicurezza e la prosperità dell’Uzbekistan dipendano dalla sicurezza e prosperità della regione centrasiatica stessa. Lo stesso ha recentemente affermato il presidente kazako Kassym-Jomart Tokayev, identificando la reciproca interdipendenza tra Kazakistan e Asia centrale (Costa Buranelli 2024a). Cosa vuol dire, dunque, più nello specifico, che la connettività assume valenza di “ragione di sistema”? Precisamente, significa che lo stabilire dialogo, interdipendenza, scambi, linee di comunicazione, e progetti comuni non è solo un’esigenza dettata dalle politiche nazionali di ciascun Stato centrasiatico, ma risponde ad una necessità condivisa regionalmente riguardo non solo a ciò che è necessario fare per garantire pace e prosperità nell’area, ma anche e specialmente riguardo al giusto modo di fare politica regionale. Stabilire e instaurare connettività – a qualunque livello – è non solo un approccio strategico al potenziamento della regione e al suo posizionamento all’interno della più larga area eurasiatica, ma è un nuovo modo di operare che risponde a nuove preferenze, nuovi parametri, e una nuova auto-percezione della regione stessa come progressivo modello legittimo di sviluppo.
Come accennato sopra, “connettività” è diventata una vera e propria parola “piglia-tutto”, inerente a qualsiasi progetto lanciato in Asia centrale. Primariamente, il focus è quello infrastrutturale. Progetti come la Belt and Road Initiative cinese, o il Corridoio di Mezzo tanto caro a e sponsorizzato dagli Stati europei, sono solo due dei tanti esempi che si possono addurre per mostrare come “Asia centrale” e “connettività” stiano quasi diventando sinonimi. Specie alla luce della sfortunata locazione geografica senza sbocchi sul mare, e confinante con grandi potenze revisioniste, “connessione” è tutto ciò che lega, o legherà, o legherebbe, l’Asia centrale a Stati, economie, e mercati al di là dell’immediato circondario geografico. Quando si pensa a connettività, si pensa a strade, ferrovie, linee di comunicazione, porti. Più nello specifico, anche se non sempre nell’immediato, si può pensare a connessione dal punto di vista energetico, sebbene anche qui vale il discorso di cui sopra e cioè che si parla comunque – a livello ontologico – di infrastrutture e materialità tangibile (Bueger, Liebetrau, and Stockbruegger 2023) attraverso centrali, cavi, oleodotti e gasdotti, come per esempio mostrato da Francesco Sassi e Aliya Tskhay nei loro rispettivi articoli. Si pensi anche, però, alla connettività immateriale, intangibile, intellettuale, per esempio nel campo dell’educazione; a quella istituzionale, tra diverse agenzie e organi dello stato come i parlamenti; connettività territoriale, con le regioni limitrofe ai confini che stanno giocando un ruolo cruciale nello sviluppo di progetti comuni e di potenziamento di relazioni di buon vicinato; si pensi alla connettività culturale, improntata alla condivisione dei giorni della cultura e delle politiche giovanili. Insomma, “connettività” non è solo un obiettivo e un modo di legare le parti di un sistema sociopolitico, ma è anche un valore, e un processo in sé. Ed è proprio su questo aspetto più intangibile, e ciononostante imprescindibile, della connettività che l’analisi offerta in questo articolo vuole soffermarsi. Per studiare questo aspetto sociologico e normativo della connettività, il paper si focalizzerà su esempi concreti di connessione in senso lato, e sulle dichiarazioni (verbali e scritte) inerenti alla connettività stessa che permeano da qualche anno la politica regionale centrasiatica specie in contrapposizione con gli anni precedenti.
3. Gli anni 90 e 2000: “fortezze” e barriere
Come accennato in precedenza, l’idea di connettività si accompagna a specifiche metafore ed immagini mentali che ne rafforzano il significato. L’idea, appunto, dell’Asia centrale come un organismo vitale, riprende dal mondo medico l’immagine di un tessuto vivo, di legami cellulari, di interdipendenza biologica, che ben risponde al significato che attualmente “connettività” ha per molte élites centrasiatiche. Tuttavia, un’altra metafora che – al contrario – si riferisce alla connettività in negativo, è per esempio quella della fortezza: un’idea di difesa contro non specificate minacce, sospetto verso l’esterno, impermeabilità, e indivisibilità. Questa metafora non è presa a caso, ma è il modo in cui il primo presidente uzbeko Islam Karimov ha voluto identificare e descrivere, progressivamente, la sovranità dell’Uzbekistan negli anni successivi all’indipendenza (Fazendeiro 2017).
Nonostante i tentativi – alle volte retorici, alle volte fattuali – di avviare un processo di regionalismo centrasiatico attraverso la creazione prima dell’Unione centrasiatica e poi della Cooperazione economica centrasiatica, l’Uzbekistan scelse la strada del progressivo isolamento, dell’ostilità, e della chiusura economica, infrastrutturale, ma non solo. La competizione col Kazakistan, che invece portava avanti un processo di apertura al mondo e di integrazione, lo scontro quasi bellico col Tagikistan sulla questione della diga di Roghun, che portò ad una “guerra fredda” centrasiatica e all’interruzione quasi totale di contatti umani ed intellettuali con la vicina Dushanbe, i problemi di definizione e di demarcazione coi vicini Kirghizistan e Turkmenistan e la profonda securitizzazione del terrorismo di matrice islamico-radicale, accelerata dall’attentato dell’agosto del 1999 e dalla campagna statunitense in Afghanistan nel 2001, contribuirono alla progressiva chiusura del Paese che, data la sua posizione nel cuore dell’Asia centrale, inevitabilmente ebbe un impatto sul processo di creazione di uno spazio di “connessione” regionale.
Questo, tuttavia, non significa che Karimov non avesse percezione alcuna dell’Asia centrale come di un’entità regionale le cui parti fossero connesse. Fu lui che, a metà degli anni ‘90, propose la narrativa del “Turkestan – La nostra Casa Comune”, a significare che per l’Uzbekistan, nonostante il progressivo distaccamento dai vicini, l’Asia centrale dipendesse da una logica di interdipendenza collettiva (soprattutto nel campo della sicurezza) e fosse uno spazio regionale indipendente (per lo meno a livello aspirazionale) dall’interferenza delle grandi potenze (Costa Buranelli 2018b). Questa idea fu anche rafforzata dalla precarissima situazione in Tagikistan, durante e immediatamente dopo la guerra civile del 1992-1997. Karimov, infatti, partecipò attivamente alla risoluzione del conflitto sostenendo politicamente la fazione del futuro presidente Emomali Rahmon sulla base dell’idea che la guerra civile tagika costituisse un pericolosissimo spillover di violenza e caos per tutta la regione.
Questo per dire che non si può affermare in modo troppo binario e netto che Karimov fosse a priori contrario ad ogni forma di connettività. Anzi, alcune delle interpretazioni più persistenti dell’Asia centrale come entità interconnessa a livello geopolitico si devono proprio a lui (in contrasto, per esempio, con la lettura più economica e commerciale della regione di Nursultan Nazarbayev, primo presidente kazako). Tuttavia, questa idea di connettività fu progressivamente erosa nei fatti e nelle scelte politiche improntate all’autarchia, all’autonomia strategica in campo militare, alla ridotta mobilità della popolazione (si ricordi che l’Uzbekistan mantenne fino all’anno 2019 il visto di uscita dal Paese stesso) e un’interpretazione normativa dei confini come barriere, e non come membrane osmotiche, per riprendere il linguaggio biomedico di cui sopra.
Riprendendo la discussione teorica offerta nella sezione precedente, si può dire dunque che nonostante la presa d’atto che gli Stati e le società centrasiatiche fossero (e sono) legate indissolubilmente a livello storico, culturale, religioso, familiare, geografico, e strategico, la logica prevalente nella regione fino al 2017 fu la ragione di Stato, e un approccio molto sovrano-centrico alla politica regionale. Per gli esperti di informatica e IT, si può quasi dire che in quegli anni era presente la connettività fisica, ma non quella logica. A questo ha anche contribuito la posizione isolazionista del Turkmenistan, che nel corso dei primi anni ‘90, poco dopo la dissoluzione dell’Unione sovietica e la dichiarazione di indipendenza, ha implementato una politica di chiusura e isolamento all’insegna della “neutralità permanente”, condizione certificata dalla Risoluzione Onu A/RES/50/80A. Come l’Uzbekistan, il Turkmenistan introdusse il visto di uscita, e ha progressivamente eliminato collegamenti aerei con città di altri Stati centrasiatici, con l’obbligo – in vigore ancora oggi – di passare attraverso Istanbul o Dubai.
La percezione di connettività come idea e come eredità del passato (Costa Buranelli 2024b), ma non come obiettivo e processo da implementare negli anni seguenti all’indipendenza, si spiega anche col fatto che in quegli anni la priorità fu il processo di costruzione dello Stato, più che della regione, e complici anche interferenze straniere, miranti ad una politica o di divide et impera o di egemonia, l’implementazione di una connettività condivisa e protetta come valore e come strategia non si è verificata. Quando si è verificata, e questo è valido soprattutto per gli anni 2000, è stata primariamente incentivata, quando non imposta, esternamente. Si pensi, ad esempio alla prima strategia dell’Unione europea del 2009, dove integrazione e connessione erano tra le parole chiave insieme a diritti umani, democrazia, e Stato di diritto. O al progetto Belt and Road del governo cinese, che fu lanciato proprio in Kazakistan nel 2013. Mentre rispetto al primo progetto non vi sono stati risultati eclatanti, rispetto al secondo vi è stato un incremento della connettività, ma con due grossi discrimini. Il primo è che questa connettività è stata a lungo eterodiretta e non mirata esclusivamente all’Asia centrale, mezzo – e non fine – del progetto per raggiungere mercati occidentali (Costa Buranelli 2018a). Il secondo è che anche all’interno di questo framework, le logiche sovraniste di cui sopra erano ben presenti. Si pensi, per esempio, alla totale ostilità e contrarietà di Karimov al progetto della ferrovia Cina-Kirghizistan-Uzbekistan, che per anni è rimasta solo un progetto proprio per la mancanza di semaforo verde da parte uzbeka.
4. Da Stato a parte di un sistema – la connettività come principio regionale
Con la morte di Islam Karimov, e con il cambio di politica estera dell’Uzbekistan voluto da Mirziyoyev, la connettività ha assunto non solo il valore di strategia, ma anche e soprattutto di processo necessario e di valore condiviso. In altre parole, se per connettività in ambito scientifico si intende la capacità che sistemi diversi hanno di collegarsi e comunicare fra loro al fine di scambiarsi informazioni, col cambio di passo della politica uzbeka la diversità non si è più costituita come un ostacolo e come una causa dell’assenza di connessione e interdipendenza, ma anzi è diventata fonte di complementarità e risorsa all’interno del contesto centrasiatico.
Vale la pena soffermarsi un attimo su questo aspetto, poiché è proprio il passaggio da diversità come incompatibilità a diversità come complementarità che aiuta a capire questo cambiamento. Fino al 2017, le difficoltà nell’avviare il regionalismo centrasiatico sono state spiegate dalla letteratura con l’argomentazione, tra le altre, che le cinque repubbliche erano (e continuano ad essere) diverse sotto molti aspetti (Bohr 2003; Kubicek 1997). Lo stesso Karimov, quando nel 2007 Nazarbayev propose di rilanciare il multilateralismo centrasiatico, rispose che il momento non era opportuno poiché gli Stati della regione erano a diversi livelli di sviluppo e industrializzazione (Costa Buranelli 2018b). Questa è quella che può essere chiamata la “trappola dell’uguaglianza”, o la fallacia isonomica, vale a dire l’aspettativa che integrazione e interdipendenza siano praticabili solo se le unità sociali in questione (nel caso specifico, Stati e società) sono le stesse o molto simili. Questa argomentazione perde di vista un fatto(re) imprescindibile della politica internazionale, e cioè che la diversità è la regola, e non l’eccezione. Anzi, si potrebbe dire che la fallacia isonomica derivi proprio da una posizione epistemologica eurocentrica, per cui l’Asia centrale non riesce a “fare sistema” per la mancanza di caratteristiche comuni, come invece avviene nel contesto europeo (Costa Buranelli 2021).
Quello che è radicalmente cambiato nel 2017, a parere di chi scrive, è proprio il rapporto tra diversità e connettività, che impatta la stessa logica di base del sistema regionale. Se prima la diversità era vista come un ineludibile risultato dei processi di costruzione di nazione e Stato, complici anche un nazionalismo a tratti aggressivo e divisivo e una Realpolitik improntata sull’interesse nazionale, dal 2017 in avanti la diversità tra i vari Paesi ha cominciato ad essere vista come le tessere di un mosaico, come le diverse gradazioni di un dipinto, e come una serie di fattori che, se uniti, si rafforzano e si accrescono. L’idea di diversità è stata preservata primariamente attraverso due escamotage basati sul diritto internazionale: il primo il principio di sovranità eguale, che accorda stessi diritti e doveri agli Stati regionali nonostante le loro differenti politiche e condizioni. Il secondo attraverso l’idea di pluralismo, mutuo rispetto, ed eguaglianza, principii presenti e menzionati in quasi tutti i documenti multilaterali prodotti dai Paesi centrasiatici (Costa Buranelli 2023).
Attraverso l’idea di rispetto ed eguaglianza, la diversità non solo viene riconosciuta, ma anche protetta, ed ecco dunque che la connettività diventa possibile, proprio perché la diversità diventa un valore e un punto di forza. Il passaggio è dunque quello che in teoria politica sarebbe dal pluralismo competitivo al pluralismo cooperativo, che dal punto di vista relazionale apre dunque la porta alla connettività intesa come rafforzamento ed espansione dell’interdipendenza che esiste, a livello strutturale, tra i vari Paesi. Ed ecco che quindi la diversità e la connettività diventano due facce della stessa medaglia: la prima come condizione favorente la connessione, e la seconda come fattore di rafforzamento ed espansione della prima. In altre parole, l’idea di ragione di sistema spiegata nella prima sezione. Anche a livello metaforico, il cambiamento è stato cruciale. Da fortezza, infatti, si è iniziato a parlare di “vicinato” (Dadabaev 2021); da stabilità, a cooperazione.
Lasciando l’obiettivo di tracciare piani e progetti di connettività con i Paesi distanti e limitrofi agli altri paper in questa collezione, qui di seguito si riflette su come la connettività sia assunta a ragione di sistema all’interno stesso della regione centrasiatica. Attraverso il mutamento dell’idea stessa di ordine regionale, da pluralismo competitivo a pluralismo cooperativo, l’Asia centrale ha di fatto messo la connettività al centro della propria ragion d’essere. Questo è visibile, come accennato nell’introduzione, in numerose aree e aspetti della cooperazione regionale centrasiatica. Innanzitutto, connettività è diventata la parola chiave nella più alta espressione, al momento, del pentalateralismo centrasiatico, vale a dire il meeting consultativo dei cinque presidenti delle repubbliche centrasiatiche. Nei documenti firmati a conclusione di ogni riunione, la parola connettività – e la di essa associazione al beneficio per ciascuno stato regionale – è presente e descritta come obiettivo fondamentale degli sforzi di dialogo e policy degli Stati centrasiatici. Non è un caso, infatti, che uno dei – fino ad ora – pochi accordi firmati da tutti e cinque i presidenti centrasiatici all’interno del framework dei meeting consultativi è proprio quello sullo sviluppo del concetto di trasporto e connettività regionale, documento unico nella storia più che trentennale dell’Asia centrale indipendente. A dimostrazione di quanto affermati fino ad ora, la prima riga del preambolo di questo accordo non riguarda l’economia, o la diversificazione e la messa in sicurezza dei vettori connettivi, ma piuttosto “[il] tentativo di rafforzare la fiducia reciproca, le relazioni amichevoli e la pari cooperazione tra le parti” (Adilet 2023a). Tale accordo funge non tanto come vincolante per i cinque Paesi simultaneamente, come vorrebbero i fautori dell’integrazione regionale centrasiatica. Piuttosto, seguendo le norme fondamentali del multilateralismo della regione che, come spiegato sopra, predilige il pluralismo e la diversità (di intenti, di passo, di risorse, e di condizioni di partenza), funge da ombrello al di sotto del quale diversi accordi – bilaterali e multilaterali – vengono realizzati.
Ma è proprio qui la chiave di interpretazione fondamentale. Anche se vi sono degli accordi bilaterali, come vedremo tra un momento, questi accordi sono ispirati dal e votati al mantenere la regione coesa, pacifica, collaborativa, e una zona di sviluppo e coesistenza cooperative. In altre parole, ancora una volta, la connettività è integrale alla ragione di sistema. Si pensi, ad esempio, ai due accordi sull’eliminazione delle bolle di accompagnamento per i trasporti commerciali ed eccezionali che transitano dal Tajikistan al Turkmenistan via Uzbekistan, e dal Kazakistan al Turkmenistan (Asia-Plus 2024). Questi sono due accordi slegati, negoziati da Stati e delegazioni diverse, tuttavia ispirati al principio della connettività come ragione di sistema. Lo stesso si può dire per l’apertura di nuovi voli tra diverse città centrasiatiche (non solo tra capitali, tra cui i voli sono stati potenziati, ma anche da altre città, come ad esempio Turkistan, Osh, Bukhara, Shymkent, e Khujand), così come i sempre più crescenti collegamenti via pullman e treno. Le aperture di queste rotte, unite alla creazione di più check point, sono spesso accompagnate da cerimonie e celebrazioni in costumi locali in cui viene servito cibo tipico della regione come baursaki, nan, ayran, kymys, e frutta essiccata, condiviso dai Paesi limitrofi. Ed è proprio questo aspetto, se vogliamo, folkloristico, che mostra l’essenza più autentica della connettività come ragione di sistema. Se la logica di questi progetti fosse solo quella utilitaristica dell’espansione delle rotte commerciali, del flusso di turisti, del transito di merci e di materie, non ci sarebbe bisogno di queste celebrazioni. È invece proprio la logica dell’appropriatezza, della necessità profonda di legare popoli e società attraverso progetti di connettività per creare quella che i cinque Paesi dell’Asia centrale hanno dichiarato, tramite la risoluzione A/RES/76/299 presentata dal Turkmenistan all’Onu in rappresentanza di tutta la regione, una “zona di pace, fiducia, e cooperazione” (Onu 2024).
Come accennato nell’introduzione, connettività è anche e soprattutto connettività umana. Menzionando la necessità di potenziare i rapporti tra università e comunità epistemiche nella regione ad ogni meeting consultativo dei capi di Stato dell’Asia centrale, i leader regionali hanno di fatto raggiunto un compromesso sulla cooperazione a livello universitario, anche alla luce degli ultimi dati, che contano quasi 450 università e più di due milioni di studenti nella regione, con crescenti tassi di immatricolazione ogni anno (Unesco 2021). Incontri, tavole rotonde, progetti di cooperazione e sinergia hanno di fatto acquisito quasi uno spazio autonomo all’interno del processo di dialogo regionale centrasiatico, grazie anche – paradossalmente – all’impeto alla collaborazione e alla condivisione di conoscenza nella regione scaturito dall’epidemia di Covid-19, che ha di fatto costretto accademici e ricercatori in Asia centrale (così come in altre parti del mondo) a creare una mahallah accademica (Mun and Salimova 2021) composta da piattaforme online, risorse comuni, e opportunità di scambio epistemico tra ricercatori dei vari Stati regionali (Adambussinova et al. 2022).
Il primo passo – fondamentale in termini di istituzionalizzazione – è stata nel giugno del 2021 la Dichiarazione di Turkistan, firmata dai cinque ministri dell’Educazione dell’Asia centrale, che ha istituito uno spazio comune centrasiatico nell’ambito dell’educazione universitaria (Turkistan Declaration 2021). In essa è riconosciuto il fatto che “uno dei compiti più importanti è armonizzare i […] sistemi educativi [della regione] tenendo conto delle esigenze nazionali” (articolo 4), e che
la cooperazione nell’istruzione a livello regionale tra i Paesi dell’Asia centrale offre un potente potenziale per rafforzare i legami reciproci a beneficio di tutti i cittadini della regione, aumentando la competitività internazionale dei sistemi nazionali di istruzione superiore (articolo 6).
La Dichiarazione prefigge anche alcuni obiettivi, tra cui l’istituzione di alleanze tra università, studenti, e delle organizzazioni per il riconoscimento delle qualifiche e l’istituzione di un segretariato permanente così come la convocazione di riunioni annuali dei rettori centrasiatici (articolo 10). Un anno dopo, le delegazioni delle cinque repubbliche hanno preso parte al primo Forum dei rettori dei Paesi dell’Asia centrale, organizzato dal Ministero dell’Istruzione e della Scienza della Repubblica del Kazakistan, il 12 e 13 maggio 2022 ad Almaty, mentre il 13 settembre 2023 si è tenuto presso l’Università nazionale del Tagikistan (Dushanbe) il Secondo forum dei rettori dei Paesi dell’Asia centrale. Al forum hanno partecipato rappresentanti della comunità scientifica, rettori e docenti di oltre 80 università dell’Asia centrale. Nel 2024, invece, un altro evento degno di nota nella cooperazione regionale nel campo universitario ha avuto luogo, vale a dire il primo forum degli storici centrasiatici. L’Università nazionale eurasiatica (ENU) di Astana ha ospitato il primo forum degli storici degli Stati dell’Asia centrale sul tema “Storia dell’Asia centrale: dialogo di popoli e culture”. Al forum hanno partecipato ricercatori provenienti da Kazakistan, Kirghizistan, Uzbekistan, Tagikistan, Turkmenistan, nonché personalità governative e pubbliche. Lo scopo del forum è creare i prerequisiti per la formazione di un approccio sincrono allo studio dei processi storici e alla valutazione dei fenomeni storici in uno spazio unico, un contesto culturale e politico rafforzando il dialogo tra esperti scientifici degli Stati dell’Asia centrale attraverso accademie delle scienze, università, e centri di ricerca per armonizzare le relazioni tra popoli e facilitare il processo di creazione di buon vicinato basato su una comprensione comune della storia dell’area.
La portata limitata di questo scritto non può necessariamente coprire tutte le aree in cui la “connettività” è presente. Tuttavia, vale la pena soffermarsi su due aree ulteriori. La prima è la connettività politica. Spesso portata ad esempio come regione non integrata, l’Asia centrale offre in realtà numerosi esempi di connessioni, rapporti, e sinergie (formali e informali) tra istituzioni (per esempio relazioni interparlamentari), agenzie (per esempio ministeri dell’ambiente in ambito COP e ministeri della Difesa quando si organizzano esercitazioni comuni) e finanche enti territoriali come e regioni, divenute vero e proprio motore di dialogo e cooperazione in Asia centrale, sia a livello bilaterale – si pensi alla creazione della zona industriale ‘Asia centrale’ sul territorio della regione uzbeka di Syrdarya e del sud del Kazakistan creato in conformità all’accordo sulla regolamentazione delle sue attività firmate dai governi dell’Uzbekistan e del Kazakistan il 9 novembre 2023 – che a livello trilaterale, come ad esempio il recente meeting nella città di Guliston tra i governatori delle regioni di Sogdiana, Ferghana e Batken (Gazeta.uz 2024; SugdNEWS 2024; MFA Tajikistan 2023). La seconda area di connettività, ancora piuttosto embrionale, è quella tra rappresentanti dei gruppi della gioventù.3 Al meeting di Dushanbe del 2023, presenti tutti e cinque i presidenti centrasiatici, è stato firmato il primo accordo regionale sulla politica per i giovani, con l’intento di favorire connessioni tra essi e di prestare attenzione ai sentimenti giovanili di coinvolgimento, coesione, consapevolezza della responsabilità generale per il futuro della regione, basandosi sulla comune eredità culturale, storica, e spirituale (Adilet 2023b) anche all’interno dei sempre più numerosi giorni della cultura centrasiatici ospitati dagli Stati regionali.
Questo breve scritto ha voluto riflettere sul significato di connettività in Asia centrale cercando di andare al di là dell’entusiasmo e della retorica inerente ai grandi progetti infrastrutturali, commerciali, ed energetici, come ad esempio il Corridoio di Mezzo o la Belt and Road cinese. Tale visione della connettività, pur essendo utile e di fondamentale importanza per capire lo sviluppo geopolitico della regione centrasiatica, si limita ad un campo visivo fenomenico. In altre parole, si cura di ciò che è osservabile, visibile, tracciabile, proprio perché tangibile e materiale. Viceversa, l’approccio seguito in questo articolo è quello di inquadrare la ‘connettività’ come una – si perdoni l’analogia col diritto – fondamentale norma costituzionale dell’ordine centrasiatico. Connettività non (solo) per unire grandi potenze e mercati, beneficiandone in modo utilitaristico, ma anche (e soprattutto) per unire persone, società, idee, e creare una zona di pace e sviluppo sostenibile in Asia centrale. Tutto fuorché spontanea ed eterodiretta, i presidenti centrasiatici hanno iniziato a capire che la connettività ha valenza tanto esterna quanto interna alla regione, contribuendo a stabilità, conoscenza reciproca, osmosi, e interdipendenza. Questo è esattamente ciò che risponde alla politica del buon vicinato, ragione del sistema centrasiatico e obiettivo imprescindibile (e ineludibile) di ciascuna delle cinque repubbliche della regione trasversale ai tre livelli di analisi delle relazioni internazionali: nazionale (ideazione e implementazione), regionale (sviluppo e riaffermazione), e internazionale (legittimazione). La portata limitata di questo saggio non ha potuto affrontare gli aspetti negativi, o comunque irrisolti, che ineriscono alla connettività in/dell’Asia centrale. Prima di tutto, il fatto che ancora ad oggi Ashgabat non si connessa direttamente a ciascuna delle altre capitali centrasiatiche, e che il confine tra Kirghizistan e Tagikistan sia ancora chiuso dopo i sanguinosi fatti del 2022. Secondariamente, lo sviluppo dei rapporti con l’Afghanistan. Si dovrà vedere se le relazioni con i talebani rimarranno nella logica delle conseguenze, o se evolveranno nell’includere Kabul nella ragione di sistema centrasiatica. Terzo e ultimo, sarà necessario monitorare se, quando e quanto gli attori esterni permetteranno lo sviluppo organico di questa connettività, o se piuttosto riprenderanno interferenze e intrusioni volte a spezzare il rinnovato equilibrio dell’Asia centrale post-2016. Per riprendere, in conclusione, la metafora biomedica di cui sopra, l’organismo vitale è in fase di sviluppo. La speranza è che venga nutrito e rafforzato in modo adeguato, evitando atrofia ed ipertrofia, a beneficio di tutti i suoi riceventi: regione, Stati, e persone.
Adambussinova, Zarina, Aliia Maralbaeva, Chiara Pierobon, and Aijan Sharshenova. 2022. “Academic Life in Central Asia during Covid-19: Challenges and Opportunities for Collaborations.” ENC Analysis, September 22, 2009.
Adilet. 2023a. “Sulla firma di un Accordo sul rafforzamento dell’interconnessione del trasporto a terra nell’Asia centrale.” Ministero della Giustizia della Repubblica del Kazakistan, Istituto di Legislazione e Informazione Legale, 8 settembre, 2023. https://adilet.zan.kz/rus/docs/P2300000774.
Adilet. 2023b. “Sulla firma di un Accordo tra la Repubblica del Kazakistan, la Repubblica di Kirghizistan, la Repubblica del Tagikistan, il Turkmenistan e la Repubblica dell’Uzbekistan sulle direzioni generali della politica giovanile.” Ministero della Giustizia della Repubblica del Kazakistan, Istituto di Legislazione e Informazione Legale, 13 settembre, 2023. https://adilet.zan.kz/rus/docs/U2300000351.
Asia-Plus. 2024. “Tajikistan and Uzbekistan Abolish Permits for Mutual Cargo Transport.” Asia-Plus, November 26, 2024. https://asiaplustj.info/en/news/tajikistan/economic/20241126/tajikistan-and-uzbekistan-abolish-permits-for-mutual-cargo-transport.
Bohr, Annette. 2003. “Regional Cooperation in Central Asia: Mission Impossible.” Helsinki Monitor 14, no. 3: 254-268
Borghi, Vando. 2021. “Capitalismo delle infrastrutture e connettività. Proposte per una sociologia critica del ‘mondo a domicilio’.” Rassegna Italiana di Sociologia 62, no. 3: 671-699. https://doi.org/10.1423/101989.
Bueger, Christian, Tobias Liebetrau, and Jan Stockbruegger. 2023. “Theorizing Infrastructures in Global Politics.” International Studies Quarterly 67, no. 4. https://doi.org/10.1093/isq/sqad101.
Buzan, Barry. 2014. An Introduction to the English School of International Relations: The Societal Approach. Cambridge: Polity.
Costa Buranelli, Filippo. 2018a. “One Belt, One Road and Central Asia: Challenges and Opportunities.” In Yu Cheng, Lilei Song, and Lihe Huang (editors) The Belt & Road Initiative in the Global Arena: Chinese and European Perspectives, 207-30. Singapore: Springer. https://doi.org/10.1007/978-981-10-5921-6_12.
Costa Buranelli, Filippo. 2018b. “World Society as a Shared Ethnos and the Limits of World Society in Central Asia.” International Politics 55, no. 1: 1-16. https://doi.org/10.1057/s41311-017-0064-6.
Costa Buranelli, Filippo. 2021. “Central Asian Regionalism or Central Asian Order? Some Reflections.” Central Asian Affairs 8, no. 1: 1-26. https://doi.org/10.30965/22142290-bja10015.
Costa Buranelli, Filippo. 2023. “Central Asian Regionalism After the 5th Leaders’ Meeting.” The Diplomat, September 19, 2023. https://thediplomat.com/2023/09/central-asian-regionalism-after-the-5th-leaders-meeting/.
Costa Buranelli, Filippo. 2024a. “Continuity and Change in the New Cycle of Central Asian Consultative Meetings.” The Diplomat, August 13, 2024. https://thediplomat.com/2024/08/continuity-and-change-in-the-new-cycle-of-central-asian-consultative-meetings/.
Costa Buranelli, Filippo. 2024b. “Of Nomads and Khanates: Heteronomy and Interpolity Order in 19th-Century Central Asia.” European Journal of International Relations 30, no. 2: 461-485. https://doi.org/10.1177/13540661231200370.
Dadabaev, Timur. 2021. “Nationhood through Neighborhood? From State Sovereignty to Regional Belonging in Central Asia.” Journal of Borderlands Studies 38, no. 5: 1-19. https://doi.org/10.1080/08865655.2021.2006750.
Fazendeiro, Bernardo Teles. 2017. “Uzbekistan’s Defensive Self-Reliance: Karimov’s Foreign Policy Legacy.” International Affairs 93, no. 2: 409-427. https://doi.org/10.1093/ia/iiw062.
Gazeta.uz. 2024. “Centro di cooperazione industriale in fase di creazione al confine tra Uzbekistan e Kazakistan.” Газета.uz, 8 agosto, 2024 2024. https://www.gazeta.uz/ru/2024/08/08/industrial-centre/.
Kubicek, Paul. 1997. “Regionalism, Nationalism and Realpolitik in Central Asia.” Europe-Asia Studies 49, no. 4: 637-655. https://doi.org/10.1080/09668139708412464.
March, James G., and Johan P. Olsen. 2008. “The Logic of Appropriateness.” in Robert Goodin, Michael Moran, and Martin Rein (editors) The Oxford Handbook of Public Policy. https://doi.org/10.1093/oxfordhb/9780199548453.003.0034.
MFA Tajikistan. 2023. “Informazioni sul Forum interparlamentare dell’Asia centrale.” Consolato generale della Repubblica del Tagikistan ad Almaty, 14 febbraio, 2023. https://mfa.tj/ru/almaty/view/12066/o-mezhparlamentskom-forume-gosudarstv-tsentralnoi-azii.
Mun, Olga, and Hikoyat Salimova. 2021. “Towards an Epistemically Pluriversalistic Doctoral Education”. The Post-Pandemic University, March 3, 2021. https://postpandemicuniversity.net/2021/03/03/towards-an-epistemically-pluriversalistic-doctoral-education/.
Onu. 2024. “L’Assemblea Generale ha riconosciuto i paesi dell’Asia centrale ‘zona di pace, fiducia e cooperazione’.” ONU News, 24 ottobre, 2024. https://news.un.org/ru/story/2024/10/1457711.
SugdNEWS. 2024. “В Согде состоялась трехсторонняя встреча глав приграничных областей Таджикистана, Узбекистана и Кыргызстана”. SugdNEWS, December 20, 2024. https://sugdnews.com/2024/12/20/v-sogde-sostojalas-trehstoronnjaja-vstrecha-glav-prigranichnyh-oblastej-tadzhikistana-uzbekistana-i-kyrgyzstana/.
Terradas, Nicolás. 2023. “More than a Catchphrase: Rethinking Adam Watson’s Raison de Système in International Society”. International Politics 62: 170-196. https://doi.org/10.1057/s41311-023-00479-z.
Tolipov, Farkhod. 2017. “A New Makeup of Central Asia? The First Results of the Regional Policy of Sh. Mirziyoyev.” Central Asia Program, March 26, 2017. https://centralasiaprogram.org/publications-all/voices-from-the-region/a-new-makeup-of-central-asia-the-first-results-of-the-regional-policy-of-sh-mirziyoyev/.
Turkistan Declaration. 2021. “Declaration on the Establishment of the Central Asian Higher Education Area.” The Central Asian Conference of Ministers of Education, June 18, 2021. https://rm.coe.int/-/1680a2eac8.
Unesco. 2021. Policy Brief: Higher Education in Central Asia. Unesco Digital Library. https://unesdoc.unesco.org/ark:/48223/pf0000377911.
Watson, Adam. 2009. The Evolution of International Society: A Comparative Historical Analysis Reissue with a New Introduction by Barry Buzan and Richard Little. London: Routledge.
1 Per una lettura critica si veda l’articolo di Vando Borghi (2021).
2 In inglese, ‘it pays for the system to work’.
3 Oltre alla gioventù, un altro settore affine è quello della cooperazione in ambito di gender, con l’istituzione del Dialogo delle donne dell’Asia centrale. Come la politica della gioventù, però, anche questo formato è piuttosto controllato a livello centrale. Bisognerà vedere – e ricercare – in futuro se vi sarà spazio per connettività spontanea tra gruppi sociali transnazionali in quest’area, così come nel campo più vasto dell’attivismo politico, ambientale, e artistico.