La connettività come discorso: narrazioni russe e cinesi in Asia centrale
1 London School of Economics and Political Science, Regno Unito
2 Istituto per gli studi di politica internazionale, Italia
Abstract. Negli ultimi decenni, l’Asia centrale è diventata un terreno di confronto per la Cina e la Russia, che vi esercitano un’influenza significativa ma con approcci diversi. Sebbene la letteratura si sia concentrata principalmente su aspetti economici e securitari, il potere immateriale – come la costruzione di narrazioni strategiche e il soft power – è stato meno esplorato, pur essendo essenziale per capire come queste potenze consolidino la propria legittimità nella regione. La Cina, con la sua Belt and Road Initiative, si presenta come partner naturale e promotrice di un nuovo ordine economico, mentre la Russia sfrutta la propria eredità sovietica e i legami culturali per mantenere un’influenza stabile. Entrambe affrontano sfide nel conquistare la fiducia delle popolazioni locali, e questo studio esplora come le narrazioni strategiche sull’infrastruttura siano uno strumento chiave per legittimare il loro intervento, utilizzando la frame analysis per analizzare il discorso politico ufficiale e l’uso simbolico del potere immateriale.
Keywords: Cina, Russia, Asia centrale, connettività, narrazioni strategiche.
Index
2. Russia, il peso della storia
3. Costruire un futuro alla cinese
Negli ultimi decenni, l’Asia centrale è diventata una regione di crescente interesse per la Cina e la Russia, due potenze che vi esercitano un’influenza significativa, seppur con approcci distinti. La letteratura ha ampiamente analizzato le dinamiche della loro presenza nella regione, soffermandosi principalmente sugli investimenti economici, le infrastrutture, il commercio e la cooperazione securitaria (Cooley 2019; Ehteshami e Horesh 2017). Tuttavia, il ruolo del potere immateriale – inteso come la costruzione di narrazioni strategiche, l’influenza culturale e il soft power – è stato meno esplorato, nonostante sia cruciale per comprendere come le due potenze consolidino la propria legittimità nella regione. In questo studio, ci concentreremo sulle narrazioni russe e cinesi in Asia centrale sulla connettività. Sebbene la connettività sia molto discussa nel linguaggio politico attuale, il termine raramente viene definito con sufficiente precisione. Noi ci affidiamo alla definizione di Gaens et al. (2023), che scompongono la connettività in un quadro analitico composto, in primo luogo, da sei sfere di connettività distinguibili: infrastrutturale, scambio economico e finanziario, istituzionale, scambio di conoscenze, azione sociale e sicurezza.
La Cina ha strutturato la propria presenza in Asia centrale attorno alla Belt and Road Initiative (BRI), presentandola come un progetto di sviluppo condiviso che favorisce la modernizzazione delle economie centroasiatiche attraverso investimenti e connettività (Rolland 2017). Questo discorso è radicato in una narrazione storica che richiama l’antica Via della Seta (Frankopan 2015; Winter 2019; Sciorati 2022), posizionando la Cina come un partner naturale per la regione e come promotrice di un nuovo ordine economico regionale (Wang 2016). Il governo cinese ha investito notevoli risorse nella promozione di questa narrazione attraverso media, istituzioni accademiche e iniziative di diplomazia pubblica, con l’obiettivo di presentare la Cina non solo come un attore economico affidabile, ma anche come alternativa ai modelli occidentali di sviluppo e governance (Callahan 2016; Lanteigne 2019).
Parallelamente, la Russia mantiene una forte influenza in Asia centrale attraverso strumenti di potere immateriale che attingono al patrimonio sovietico e alla persistenza di legami culturali e linguistici. Il russo continua a essere una lingua veicolare in tutta la regione, utilizzata non solo nelle istituzioni e nei media, ma anche nei contesti educativi e nei rapporti diplomatici, garantendo a Mosca un canale privilegiato di comunicazione con le élite locali (Laruelle 2021). L’eredità sovietica viene costantemente evocata nelle narrazioni ufficiali russe, presentando la Russia come il garante della stabilità e della continuità politica nella regione (Lo 2015). Questo discorso è stato rafforzato negli ultimi anni attraverso strumenti come la Fondazione Russkiy Mir (Русский мир) e i media statali, che diffondono un’immagine della Russia come protettrice della sovranità e dell’identità centroasiatica di fronte a influenze esterne, inclusa quella cinese (Gabuev 2016).
Nonostante le differenze, entrambe le potenze affrontano sfide nella costruzione della propria legittimità in Asia centrale. La Cina, pur dominando economicamente, incontra difficoltà nel generare fiducia a lungo termine tra le popolazioni locali, che temono una crescente dipendenza da Pechino e un progressivo svuotamento dell’autonomia decisionale dei loro governi. Recenti studi hanno evidenziato come la retorica della cooperazione win-win sia spesso accolta con scetticismo, soprattutto in contesti in cui la presenza cinese è percepita come invasiva (Stronski e Ng 2018). La “minaccia cinese” è infatti spesso associata al land grabbing, in particolare riguardo l’acquisizione di terre da parte di aziende cinesi nel settore agricolo e infrastrutturale (Neafie et al. 2024).1 La Russia, d’altra parte, si trova a dover gestire il progressivo ridimensionamento della propria influenza economica e militare, con molti stati centroasiatici che diversificano le loro alleanze e sviluppano strategie per bilanciare la competizione tra le due potenze.
Il potere immateriale gioca quindi un ruolo cruciale nel definire le dinamiche sino-russe nella regione. Pechino ha investito significativamente nella formazione delle nuove generazioni di élite centroasiatiche attraverso borse di studio, programmi di scambio e collaborazioni universitarie (Gabuev 2018). Un esempio emblematico di questa strategia è il presidente kazako Kassym-Jomart Tokayev, alumno della Beijing Language and Culture University, che ha studiato mandarino a Pechino negli anni ‘80 prima di intraprendere la sua carriera diplomatica (China Daily 2024). La formazione di leader regionali nelle istituzioni cinesi rafforza l’influenza di Pechino, creando legami diretti con la classe dirigente centroasiatica e favorendo una visione positiva del modello cinese di governance e sviluppo. Ogni anno, migliaia di studenti centroasiatici studiano nelle università cinesi, venendo esposti a un’educazione che enfatizza il modello di sviluppo cinese e il ruolo della Cina come potenza responsabile e inclusiva (Arynov 2022). Questi programmi non solo formano la futura classe dirigente della regione, ma creano anche un capitale simbolico che rafforza l’influenza cinese nel lungo periodo, una strategia simile a quella adottata dagli Stati Uniti e dall’Europa nei decenni passati (Lanteigne 2019).
La Russia, invece, si affida a un modello di influenza più tradizionale, basato su legami storici e identitari consolidati. La Russia continua a essere destinazione privilegiata per gli studenti universitari centroasiatici, così come per i migranti, le cui rimesse contribuiscono in maniera spesso significativa al PIL dei loro Paesi. Mosca utilizza strumenti come la distribuzione di passaporti russi nelle regioni a forte presenza di russi etnici per mantenere un legame diretto con le popolazioni locali (Laruelle 2021), allo stesso tempo utilizzando l’incentivo della cittadinanza russa per convincere almeno 10.000 migranti prevalentemente centroasiatici a combattere al fianco della Russia in Ucraina (RFE 2024). Il Cremlino fa leva su un discorso che presenta la Russia come un attore stabile e affidabile, capace di offrire protezione in un contesto regionale segnato da incertezze politiche e minacce securitarie, come dimostrato dall’intervento dell’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva in Kazakistan nel gennaio 2022 (Eurasianet 2022).
Le strategie discorsive e culturali di Pechino e Mosca si manifestano anche attraverso la gestione delle narrazioni sui progetti infrastrutturali e commerciali. La Cina enfatizza il concetto di “connettività” come veicolo di crescita e modernizzazione, promuovendo immagini di infrastrutture moderne e interconnesse che simboleggiano progresso e apertura economica (Rolland 2017). La Russia, d’altro canto, tende a presentare la propria presenza come elemento di continuità, sottolineando il ruolo storico di Mosca nel garantire stabilità e sicurezza nella regione.
Un altro aspetto fondamentale è il modo in cui le due potenze si relazionano con le élite locali. Pechino, pur privilegiando accordi bilaterali diretti con i governi, ha progressivamente aumentato il proprio coinvolgimento nelle dinamiche politiche interne della regione, sostenendo programmi di sviluppo che rafforzano la capacità istituzionale degli Stati centroasiatici (Ehteshami e Horesh 2017).2 Mosca, invece, mantiene un rapporto più tradizionale con le élite politiche e militari, basato su reti di influenza consolidate e su un sistema di clientelismo che le garantisce un accesso privilegiato ai processi decisionali.
Per l’analisi del discorso politico ufficiale di Cina e Russia nei confronti dell’Asia centrale, ci avvaliamo della frame analysis, una metodologia che ci permette di esaminare come le potenze in questione costruiscono e veicolano le loro narrazioni attraverso il linguaggio e le rappresentazioni (Goffman 1974). In particolare, la frame analysis consente di indagare come determinati eventi diplomatici e discorsi pubblici siano costruiti per influenzare la percezione del pubblico, sia all’interno della regione che a livello internazionale.3
Nel nostro caso, utilizziamo l’intero universo di documenti pubblicati sui siti ufficiali governativi, principalmente dal Ministero degli Affari Esteri della Repubblica popolare cinese e della Presidenza russa (Kremlin.ru), in concomitanza con eventi diplomatici di primo piano a partire dal 2022, anno in cui la guerra in Ucraina ha dato nuova forma alle dinamiche geopolitiche. Questo periodo segna un passaggio critico per entrambe le potenze, che vedono l’Asia centrale non solo come una regione di importanza economica, ma anche come un’area strategica su cui cimentarsi nella competizione per la legittimazione politica e il soft power. In questo contesto, le narrazioni su infrastrutture, cooperazione economica e sicurezza non sono solo descrizioni, ma strumenti attivi utilizzati per orientare le percezioni e legittimare l’intervento delle due potenze in Asia centrale.4
In conclusione, mentre il potere materiale definisce le condizioni strutturali della competizione tra Cina e Russia in Asia centrale, il potere immateriale ne determina le percezioni e la legittimazione. Le infrastrutture, le partnership economiche e le collaborazioni militari da sole non bastano a garantire un’influenza duratura: ciò che conta è il modo in cui questi strumenti vengono narrati, recepiti e interpretati dagli attori locali. Comprendere queste dinamiche è essenziale per cogliere le trasformazioni in atto nella regione e le implicazioni della crescente presenza cinese e russa in un’area strategicamente cruciale per gli equilibri globali.
L’articolo si articola in due sezioni principali, seguite dalle conclusioni. La prima analizza il discorso russo sulla connettività in Asia centrale, mostrando come Mosca leghi la cooperazione infrastrutturale alla memoria storica sovietica e ai legami culturali con la regione. La seconda sezione esamina la narrazione cinese, evidenziando come Pechino presenti la connettività come parte di un progetto di sviluppo comune, radicato nella Belt and Road Initiative e nella visione di una “comunità dal futuro condiviso”. Infine, le conclusioni riflettono sulle implicazioni di queste narrazioni, valutando il loro impatto sulla competizione sino-russa nella regione e sulla connettività come strumento di influenza politica, abbozzando alcune considerazioni di policy relative al ruolo italiano nell’area.
2. Russia, il peso della storia
La Russia ha dimostrato una forte presenza diplomatica nella regione anche dopo l’invasione dell’Ucraina: dal 2022, infatti, Putin ha preso parte a un summit con tutti e cinque i leader centroasiatici e a quindici bilaterali (tre con l’Uzbekistan, due con il Turkmenistan, quattro con il Tajikistan, due con Kyrgyzstan e quattro con il Kazakistan) – si veda Tabella 1.5 In questi incontri, il tema della connettività non risulta essere dominante, ma conserva comunque un posto importante, soprattutto se intendiamo connettività in senso più ampio. La macro-narrazione propagata dal Cremlino presenta la cooperazione in tema di connettività come il risultato di interessi economici concreti e tangibili, ma anche come risultato di fattori immateriali. Infatti, nonostante la Russia presenti la cooperazione odierna con gli Stati della regione come fondata su interessi pragmatici, il peso della storia – soprattutto nel contesto dell’Unione sovietica – rimane forte. Sarebbe riduttivo usare il concetto di “passato comune” come unico prisma da cui analizzare le relazioni tra Russia e Asia centrale; eppure ancora oggi l’eredità sovietica contribuisce a plasmare i legami di oggi tra Mosca e le capitali delle cinque repubbliche centroasiatiche. Ad esempio, gli accademici russo e kirghizo Alexey Mikhalev e Kubatbek Rakhimov (2023) parlano della “lotta per l’eredità sovietica” come concetto chiave per comprendere le relazioni in Asia centrale; questa “lotta” è un percorso di “path dependency”, in cui le risorse e i valori creati in epoca sovietica determinano le relazioni interstatali nel XXI secolo. Nonostante gli autori che questa eredità si basi principalmente sulle mega industrie create durante l’era sovietica e sulle risorse nazionali e sulle pratiche della loro distribuzione, il concetto può essere applicato anche al tema delle infrastrutture e della connettività più in generale. Se da un lato dal 1991 ciascuno degli Stati dell’Asia centrale ha seguito una propria traiettoria distinta nonostante le eredità del periodo sovietico – complicando, tra l’altro, la ricerca di una narrazione regionale coerente (Artman 2022) – dall’altro questa eredità ha lasciato segni tangibili su tutti gli aspetti politico-economici della regione. Non è un caso che nella retorica del Cremlino nei confronti della regione centroasiatica, il concetto di “storia comune” (общая история) ricorra molto frequentemente. Ad essa vengono ricollegati altri concetti come “la comune regione centroasiatica”, problemi ed obiettivi “comuni”, ma anche quello di “eredità spirituale” (духовное наследие). Questo tipo di narrazione viene ripresa e, a volte, persino esaltata dai leader delle singole repubbliche; ad esempio, il presidente kazako Kassym-Jomart Tokayev parla della relazione russo-kazaka plasmata da “forti legami di amicizia, da una storia comune e da stretti legami spirituali” (Tokayev 2023).
| Anno | Data | Evento | |||||||||||||||||
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| 2022 | 10/06 | Colloqui Russia-Turkmenistan | |||||||||||||||||
| 28/06 | Incontro con il Presidente del Tagikistan | ||||||||||||||||||
| 15/09 | Incontro con il Presidente del Turkmenistan | ||||||||||||||||||
| 12/10 | Colloqui Russia-Kirghizistan | ||||||||||||||||||
| 14/10 | Vertice Russia-Asia centrale | ||||||||||||||||||
| 28/11 | Forum di Cooperazione Interregionale Russia-Kazakistan | ||||||||||||||||||
| 2023 | 06/10 | Dichiarazioni per i media: Russia e Uzbekistan | |||||||||||||||||
| 12/10 | Colloqui Russia-Kirghizistan | ||||||||||||||||||
| 09/11 | Forum di Cooperazione Interregionale Russia-Kazakistan | ||||||||||||||||||
| 2024 | 21/02 | Incontro con il Presidente dell’Uzbekistan | |||||||||||||||||
| 08/05 | Incontro con il Presidente dell’Uzbekistan | ||||||||||||||||||
| 27/05 | Inizio dei colloqui Russia-Uzbekistan | ||||||||||||||||||
| 24/09 | Incontro con il Presidente del Tagikistan | ||||||||||||||||||
| 27/11 | Forum di Cooperazione Interregionale Russia-Kazakistan | ||||||||||||||||||
| 24/12 | Incontro con il Presidente del Tagikistan | ||||||||||||||||||
| Elaborazione dell’autrice | |||||||||||||||||||
Anche le infrastrutture risentono di questa eredità storica e, allo stesso tempo, ne testimoniano l’attualità. Per questo si parla di “ostinazione delle infrastrutture” (Johnson 2014, Krasnopolsky 2022): le reti infrastrutturali fisiche sono in grado di fornire connettività in regioni più o meno vaste, nonostante le differenze e le frizioni politiche tra gli stessi Stati che vengono collegati. In questo senso, le reti ferroviarie e stradali ereditate dall’Unione sovietica dovrebbero fornire un elemento di unità e incoraggiare gli Stati centroasiatici a cooperare tra loro e con la Russia. Tuttavia, come rileva Krasnopolsky (2023, 119), ci sono diverse sfide poste dalla presenza di queste infrastrutture sovietiche. In primis, i nuovi confini che sono emersi dalla dissoluzione dell’Unione sovietica hanno complicato il trasporto di merci attraverso infrastrutture sovietiche che non tenevano necessariamente conto dei confini delle varie repubbliche sovietiche: ad esempio, la strada principale che collegava la capitale kirghiza Bishkek alla seconda città del Paese, Osh, passava dall’Uzbekistan. In secondo luogo, le infrastrutture sovietiche sono lo specchio di gerarchie economiche, logiche di produzione e rapporti centro-periferia fortemente sbilanciati a favore della Russia: di conseguenza, le principali rotte di età sovietica collegano l’Asia centrale alla parte europea della Russia. Infine, la mancanza di investimenti e lavori di mantenimento fanno sì che spesso queste reti infrastrutturali siano obsolete.
Se parliamo di nuovi progetti infrastrutturali per il trasporto delle merci, il ruolo della Federazione russa impallidisce non solo rispetto a quello dell’Unione sovietica, ma anche all’attivismo cinese odierno. L’unico grande progetto russo (in partnership con Iran e India) che coinvolge alcuni Paesi dell’Asia centrale è il Corridoio di trasporto internazionale Nord-Sud, che collega l’India alla parte europea della Russia attraverso una rete multimodale di 7.200 km di rotte marittime, ferroviarie e stradali. Stati membri del Corridoio includono Kazakistan, Tagikistan e Kirghizistan. Nonostante lo stato obsoleto delle infrastrutture iraniane stia rallentando il progetto (Meyer 2024), la Russia gli dedica molta attenzione, soprattutto nelle interazioni bilaterali col presidente kazako Tokayev. Le sanzioni occidentali contro la Russia hanno certamente creato nel Cremlino un nuovo senso di urgenza, rendendo questo progetto (iniziato nel 2002) particolarmente rilevante. Putin afferma:
Particolare attenzione è rivolta allo sviluppo di un’infrastruttura congiunta di trasporto e logistica e alla rimozione delle restrizioni che ostacolano gli scambi commerciali e di investimento. Ciò è particolarmente importante ora, quando il commercio internazionale è in crisi. Con questo in mente, la Russia sta implementando misure ambiziose per reindirizzare le sue esportazioni e importazioni verso nuovi mercati. Sono in corso lavori per attrezzare e migliorare l’efficienza dei nuovi corridoi internazionali Est-Ovest e Nord-Sud. Insieme ai nostri partner kazaki, adottiamo misure coordinate per aumentare la competitività e rafforzare la capacità di transito dei nostri sistemi di trasporto (President of Russia 2022b).
Dove la Federazione sembra essere più attiva nel raccogliere l’eredità sovietica è nel campo delle infrastrutture energetiche. Da un lato, Mosca gode dei frutti di infrastrutture energetiche esistenti per rafforzare la sua influenza – un caso particolarmente emblematico è il Caspian Pipeline Consortium (CPC) che trasporta la gran parte del petrolio kazako verso l’Europa passando dalla Russia – dall’altro, a seguito all’invasione dell’Ucraina Mosca ha dato nuovo impulso alla già stretta cooperazione del Paese con gli Stati dell’Asia centrale, attraverso l’aumento delle forniture di elettricità e idrocarburi alla regione e lo sviluppo del suo potenziale di transito verso la Cina. Secondo l’accademica Tatiana Mitrova (2024), se i Paesi dell’Asia centrale stanno ricevendo un maggiore supporto occidentale per lo sviluppo futuro di nuove energie rinnovabili, la Russia tende ad offrire “risorse energetiche a basso costo come partner del ‘qui e ora’”. Anche Skalamera (2022) sottolinea che, nonostante l’ingresso della Cina come principale mercato alternativo della regione, le innovazioni della transizione energetica globale e il calo della domanda europea per via dell’invasione dell’Ucraina abbiano portato ad un declino del “potere energetico” della Russia nei confronti della Cina in Asia centrale, la Russia mantiene influenza nell’Eurasia post-sovietica attraverso reti inter-élite e preoccupazioni condivise tra i Paesi esportatori di idrocarburi sulla transizione energetica.
Anche nella retorica di Putin rispetto al tema della cooperazione energetica, ritroviamo il connubio tra interessi pragmatici e importanza di un passato di collaborazione e progetti comuni. Nell’attualità, invece, viene sottolineata la rilevanza per la cooperazione sulla connettività di organizzazioni multilaterali a guida russa (o russo-cinese) come l’Unione economica euroasiatica (EAEU) o la Shanghai Cooperation Organization (SCO). Tra l’altro, l’importanza dell’EAEU è rilevata anche dai leader degli altri Paesi centroasiatici che ne sono membri. Il presidente kazako, ad esempio, parlando del miglioramento dell’infrastruttura di confine con la Russia, afferma:
Credo che ciò debba essere fatto in relazione ai corridoi transnazionali che sono attualmente in fase di creazione, tra cui l’iniziativa Belt and Road, il corridoio Nord-Sud e, naturalmente, questi corridoi di trasporto devono essere allineati con l’attività dell’Unione economica eurasiatica. (Tokayev 2022).
Totalmente assente dal discorso russo è la Grande partnership eurasiatica (GEP, in inglese). Il termine, coniato da Putin a fine 2015, era una sorta di “ombrello” sotto cui interagivano diverse iniziative di integrazione sul continente eurasiatico, sia russe (come la EAEU) che cinesi (come la BRI). L’assenza di ogni riferimento suggerisce che l’interesse dello stesso Cremlino per questa iniziativa sia scemato nel corso degli anni.
Se l’intreccio tra passato comune e interessi pragmatici di oggi fornisce un “macrostruttura analitica” attraverso cui analizzare la retorica russa in tema di connettività in senso lato, due sottotemi sono particolarmente ricorrenti nei discorsi di Putin verso i leader centroasiatici: il ruolo delle regioni e l’importanza della lingua russa. Per quanto riguarda il primo punto, il ruolo attivo delle regioni russe e centroasiatiche nel fomentare la cooperazione economica e la connettività ricorre molto di frequente nel discorso russo verso la regione. Questo, con tutta probabilità, risponde alla logica di presentare la cooperazione economica come una scelta degli attori locali (bottom-up) e non come un’imposizione dall’alto delle élite politiche. Ad esempio, Putin afferma che i contatti interregionali tra Russia e Kazakhstan “continuano ad approfondirsi”:
Oggi, 76 delle 89 regioni russe hanno stabilito legami commerciali ed economici diretti con i partner kazaki […]. In gran parte grazie all’attività delle regioni, l’anno scorso i nostri Paesi hanno registrato una crescita commerciale senza precedenti: quasi il 35 percento (President of Russia 2022b).
O ancora, Putin fa un elogio del ruolo delle regioni anche nel discorso verso l’Uzbekistan quando dice che “I nostri colleghi nelle regioni stanno dando un contributo sostanziale allo sviluppo delle relazioni tra i nostri Stati (President of Russia 2023).
Simili narrazioni sono presenti anche nel discorso russo verso Kyrgyzstan, Tajikistan e Turkmenistan.
Il secondo sottotema è quello del valore della lingua russa come veicolo e base per la cooperazione economica), anche sul tema della connettività. La citazione più emblematica in questo senso è quella di un discorso di Putin al presidente kirghiso Sadyr Japarov:
Questo supporto della lingua russa è una base per lo sviluppo delle nostre relazioni in molti altri ambiti. L’anno scorso, Bishkek ha ospitato con successo i Giorni della cultura russa, una conferenza sull’eredità spirituale e un forum per i giovani leader. Come ho detto, tutti questi progetti sono blocchi di partenza che creano le condizioni per il progresso delle nostre relazioni in futuro. (President of Russia 2022a)
Il valore dello studio della lingua russa trascende l’esistenza di un passato comune, andando dunque a toccare anche gli interessi pragmatici che sono alla base dei rapporti economici tra Russia e Paesi dell’Asia centrale.
3. Costruire un futuro alla cinese
In Asia centrale, la Cina sta portando avanti una cooperazione infrastrutturale che non si limita alla costruzione materiale di strade, ferrovie o porti, ma si configura come un racconto che mette insieme interessi economici e relazioni culturali. Documenti ufficiali e dichiarazioni congiunte a partire dal 2022 permettono di trarre qualche conclusione riguardo al modo in cui il governo cinese narra il ruolo del Paese in Asia centrale (Figura 1). Ogni progetto infrastrutturale, infatti, diventa l’elemento fondante di un più ampio quadro narrativo che intreccia connettività, cooperazione economica e relazioni politiche ispirate a una visione di “futuro condiviso” (gongxiang weilai 共享未来, MAF Cina 2024a).
Un aspetto centrale è la volontà di presentare la connettività come una leva per promuovere non solo lo sviluppo economico, ma anche la stabilità regionale. Nella lettera scritta da Xi Jinping il 15 aprile 2024 sull’accordo per la costruzione della ferrovia Cina-Kirghizistan-Uzbekistan, il presidente cinese sottolinea come questa tratta sia “una decisione strategica che riflette la volontà comune di aprire un corridoio fondamentale” (一个战略决策促进区域互联互通和繁荣) per unire i tre Paesi (MAF Cina 2024a). L’enfasi sul carattere “strategico” (zhanlue 战略) sintetizza il modo in cui la Cina narra il proprio intervento: non una semplice opera ingegneristica, ma un passo avanti verso un’Asia centrale maggiormente integrata. Questa ferrovia viene descritta come un ponte materiale e simbolico, in cui “l’obiettivo è la promozione di prosperità e stabilità” (推动繁荣和稳定的目标, MAF Cina 2024a).
In parallelo, il documento del 5 maggio 2024 redatto in occasione del quinto meeting dei ministri degli Esteri di Cina e Asia centrale evidenzia come la cooperazione in materia di trasporti e logistica riguardi anche la modernizzazione delle infrastrutture portuali di Aktau e Turkmenbashi (MAF Cina 2024b). Tali scali marittimi, attraverso rotte sul Mar Caspio, sono inseriti in una rete di trasporti multimodale che collegherebbe l’Estremo Oriente all’Europa. In questo senso, l’integrazione regionale è raccontata come una storia di convergenza, in cui la Cina svolge il ruolo di “catalizzatore” per unire spazi geografici, culture e mercati un tempo frammentati (MAF Cina 2024b).6 Questa narrazione risponde a un’idea di “connettività eurasiatica” che si sposa con gli obiettivi globali della Nuova Via della Seta in cui il fulcro è l’idea di trasformare l’Asia centrale in “snodo cruciale” (zhongyao shuniu 重要枢纽) per i flussi commerciali continentali (MAF Cina 2024b).
L’altro pilastro del racconto riguarda la cooperazione economica, in particolare nel commercio e nelle risorse energetiche. Nella collaborazione con l’Uzbekistan, per esempio, si legge che la Cina si impegna a favorire l’importazione di prodotti agricoli uzbeki, a facilitare gli scambi doganali e rafforzare la digitalizzazione dei processi commerciali (MAF Cina 2022a). Non è solo un elenco di misure tecniche: nella narrazione cinese, le semplificazioni doganali e l’apertura a nuove categorie di prodotti diventano elementi di una storia più ampia, in cui i Paesi dell’Asia centrale possono ampliare i loro orizzonti economici accedendo al vasto mercato cinese. Questa espansione è presentata come un “vantaggio reciproco” (huli gongyin 互利共赢), sintesi del classico approccio win-win che domina il linguaggio ufficiale di Pechino (MAF Cina 2022a).
Parimenti, l’energia è un tema narrativo di grande rilevanza: “La cooperazione nel settore petrolifero, del gas e delle energie rinnovabili è un pilastro fondamentale per il futuro sviluppo comune” (MAF Cina 2022b, 能源与基础设施为共同发展铺路). Nei testi relativi alla collaborazione con il Kazakistan, si nota come gasdotti e oleodotti siano visti come vasi comunicanti in grado di trasmettere risorse e solidificare legami economici. La Cina racconta tali investimenti come strumenti per “rafforzare la sicurezza energetica della regione” (Jiaqiang nengyuan anquan hezuo 加强能源安全合作) e generare nuove opportunità di crescita (MAF Cina 2022b). L’uso di formule come “ridurre le vulnerabilità” o “garantire forniture stabili” indica come il discorso cinese si sforzi di intrecciare la prospettiva economica con quella della stabilità politica. La narrazione tende così a evidenziare la Cina come un “partner affidabile”, che non solo beneficia delle risorse centroasiatiche, ma sostiene lo sviluppo interno dei partner (MAF Cina 2022b).
Nel contesto di questa storia di scambi economici, compare anche la dimensione “verde”: nel contesto del primo summit tra Cina e Asia centrale, si è menzionata la volontà di favorire fonti rinnovabili, parlando di cooperazione nel settore solare, eolico e idroelettrico per alimentare una crescita sostenibile (MAF Cina 2023).7 Sebbene non sia sviluppata in modo altrettanto ampio che in altri contesti (per esempio in Africa o in alcuni Paesi del sud-est asiatico), la narrazione cinese sull’energia verde in Asia centrale si sta progressivamente inserendo come complemento a quella tradizionale sul petrolio e il gas. Questo racconto ecologico ambisce a ritrarre la Cina come leader anche nella transizione energetica, sottolineando la compatibilità tra sviluppo infrastrutturale e protezione ambientale (MAF Cina 2023).
Accanto alla cooperazione tecnica su trasporti, commercio ed energia, il discorso cinese integra anche la dimensione politico-culturale. L’idea di una comunità dal destino condiviso fra Cina e Asia centrale, per esempio, ricorre in più punti (MAF Cina 2024a, MAF Cina 2023) e incarna la volontà di presentare Pechino come un partner strategico che agisce in sintonia con le priorità nazionali dei Paesi della regione. L’uso di termini come “rispetto reciproco”, “sofferenza comune” e “condivisione dei benefici” riflette un lessico teso a dissipare ogni timore di subordinazione a Pechino. Al contempo, la narrazione sottolinea la politica della non interferenza e l’impegno a “rispettare la sovranità e l’integrità territoriale” (zuzhong zhuquan yu lingtu wanzheng 尊重主权与领土完整) dei Paesi centroasiatici (MAF Cina 2024a). Tale framing risulta funzionale a consolidare la proiezione dell’immagine cinese come potenza benevola, in contrasto – benché mai citati apertamente – con l’ipotesi di ingerenza militare russa o con le tradizionali potenze occidentali.
Da un punto di vista culturale, emerge un racconto che valorizza la costruzione di legami umani. Borse di studio, scambi accademici, eventi culturali e la creazione di Istituti Confucio sono presentati come strumenti di buon vicinato. In alcuni passaggi, si menziona la collaborazione nella formazione di personale sanitario e l’importanza di estendere le competenze linguistiche reciproche per rafforzare la fiducia (MAF Cina 2022b). Ancora una volta, il discorso cinese non si limita a indicare un piano pragmatico, ma articola una narrazione diplomatica che pone la dimensione culturale come pilastro centrale di un rapporto destinato a durare nel tempo. Questa enfasi risponde alla logica del soft power: la Cina vuole mostrarsi non solo come costruttrice di infrastrutture, ma anche come garante di uno scambio intellettuale che passa dalla società civile.
La narrazione risulta coerente nell’evitare di citare apertamente altri grandi attori – come la Russia – che hanno un’influenza storica in Asia centrale. Tale omissione, ben visibile nei documenti sulle relazioni bilaterali (MAF Cina 2024a, MAF Cina 2022a), suggerisce una strategia di comunicazione politica attenta a non enfatizzare potenziali competizioni. La Cina costruisce un discorso in cui si ritrae come attore pacifico e complementare agli altri grandi attori attivi nella regione, tralasciando le tensioni o le possibili sovrapposizioni di interessi con Mosca. Questo silenzio non implica necessariamente l’assenza di rivalità, ma è utile a creare un racconto unilaterale in cui la Cina si presenta esclusivamente sotto una luce positiva.
D’altro canto, poco spazio è dedicato ai potenziali problemi di gestione dei confini o ai rischi legati alla sicurezza. Nonostante la costruzione di corridoi ferroviari e stradali sia inevitabilmente connessa a questioni di controllo doganale e di movimento di persone, la narrazione preferisce insistere sull’aspetto del commercio e dello sviluppo. Il discorso cinese sull’apertura e la creazione di corsie verdi (MAF Cina 2022a) appare in netto contrasto con il silenzio circa i meccanismi di gestione dei confini, dei flussi migratori o del contrabbando. Ciò denota la volontà di tenere in ombra le dimensioni più delicate di un intervento infrastrutturale transfrontaliero.
Nel complesso, la cooperazione infrastrutturale fra Cina e Asia centrale si configura come un racconto in cui ogni tratta ferroviaria, ogni porto e ogni progetto energetico si intreccia con la costruzione di una “comunità dal futuro condiviso”. Dai documenti emerge la trama di un’Asia centrale sempre più legata alla Cina, unita da valori comuni di sviluppo e stabilità. La Cina si presenta come un garante di prosperità, capace di offrire risorse, tecnologia e nuovi mercati. Tale narrazione consolida l’immagine di Pechino come costruttrice di ponti, fisici e simbolici. Ne scaturisce un discorso fortemente unilaterale, che non menziona apertamente questioni di competizione geopolitica, ma lascia trasparire la volontà di plasmare l’Asia centrale come parte di un progetto globale a guida cinese, in cui infrastruttura e sviluppo procedono di pari passo. Le parole chiave – “connessione” (lianhe 连接), “cooperazione” (hezuo 合作), “futuro condiviso” (gongxiang weilai 共享未来) – appaiono dunque come elementi narrativi essenziali per comprendere l’approccio cinese alla regione, riflettendo l’ambizione di Pechino di definirsi artefice di un nuovo ordine economico e culturale in Eurasia.
Questo studio ha analizzato come Russia e Cina legittimano il loro ruolo nella regione centroasiatica attraverso le proprie narrazioni strategiche su connettività a partire dal 2022. Se da un lato entrambe le potenze pongono l’accento sugli interessi materiali alla base della cooperazione economica, esse suggeriscono anche una serie di fattori immateriali che plasmano le relazioni bilaterali: la Russia insiste maggiormente sull’eredità condivisa con le cinque repubbliche, soprattutto all’interno dell’Unione sovietica, mentre la Cina presenta il proprio ruolo in un contesto di visione di una “comunità dal futuro condiviso”. Quindi, mentre la Russia sembra essenzialmente guardare al passato, alle “radici” della cooperazione, la Cina tende a presentarsi come il partner del futuro. Anche in questa diversa rappresentazione di sé è possibile rinvenire i semi di una possibile competizione tra Mosca e Pechino nella regione: narrazioni divergenti e non sovrapponibili possono creare frizioni in futuro. Per allargare l’orizzonte delle analisi e valutare l’eventuale impatto della guerra russa contro l’Ucraina sulle narrazioni russe e cinesi in Asia centrale, studi futuri potranno prendere in esame le interazioni avvenute prima del 2022 e compararle con quelle del periodo successivo all’inizio dell’invasione.
Questo studio offre degli spunti importanti di policy per altri attori che hanno l’interesse e la capacità di essere presenti nell’area centroasiatica. L’Italia è uno di questi: Roma è diventata un partner commerciale importante per la regione (soprattutto per Astana, per cui siamo il primo partner commerciale tra i Paesi Ue) e sta intensificando la propria presenza diplomatica (anche attraverso il formato 5+1). Per attori come l’Italia diventa sempre più importante prestare attenzione anche ai fattori immateriali che caratterizzano l’interazione tra i Paesi centroasiatici e Paesi come la Russia e la Cina. Nel fare questo, deve investire anche maggiormente nel proprio brand nazionale cercando formulazioni che lo rendano riconoscibile alle realtà regionali anche attraverso l’utilizzo di simbolismi classici delle tradizioni locali. Proprio al fine di differenziarsi dalle grandi potenze attive nella regione, un ulteriore sforzo dev’essere dedicato a rendere il brand Italia più inclusivo e, dunque, efficace nel promuovere l’immagine del Paese nell’area. In questo senso, le Ambasciate italiane potrebbero creare sinergie con attori locali valorizzando le loro voci, ad esempio attraverso l’uso di influencer. Un’altra politica classica nell’ambito della diplomazia pubblica e del soft power è quella di offrire accesso a corsi universitari su temi d’eccellenza italiana (moda, food, gestione del patrimonio artistico, ecc.) attraverso la collaborazione con università locali oppure tramite accesso a corsi online gratuiti (un modello potrebbe essere la piattaforma online Coursera). Queste strategie più paritarie rafforzerebbero la presenza italiana, distinguendola da Cina e Russia e favorendo così relazioni più competitive con la regione.
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1 La minaccia cinese è una costruzione discorsiva che dipinge l’ascesa della Cina come un fattore destabilizzante per l’ordine internazionale esistente. Questa percezione si manifesta in diversi ambiti, dall’economia alla sicurezza, e viene spesso rafforzata da narrazioni stereotipate che enfatizzano l’opacità delle politiche cinesi e il rischio di un’egemonia regionale (Lucenti 2024).
2 La Cina privilegia un approccio bilaterale nelle relazioni con gli Stati centroasiatici poiché ciò le consente di interagire con i singoli governi senza dover affrontare un’Asia centrale coesa e capace di negoziare collettivamente. Questo approccio riduce la possibilità che gli stati della regione agiscano come un blocco unico, limitando la loro capacità di avanzare richieste comuni o di costruire una strategia condivisa nei confronti di Pechino.
3 In breve, la frame analysis è una metodologia che si concentra sull’esame delle narrazioni e dei quadri interpretativi utilizzati dagli attori politici per costruire significati e influenzare le percezioni.
4 A tal fine, ci rifacciamo alla prospettiva costruttivista nelle Relazioni internazionali, che enfatizza il ruolo delle idee, delle identità e delle narrazioni nella costruzione della realtà sociale e politica (Onuf 1989; Wendt 1999; Kratochvil 2011). Secondo il costruttivismo, le relazioni internazionali non sono determinate esclusivamente da interessi materiali, ma anche da rappresentazioni sociali condivise e discorsi che contribuiscono a modellare le percezioni e le legittimità degli attori internazionali. In questo caso, Cina e Russia utilizzano le infrastrutture e la cooperazione economica non solo come strumenti materiali di potere, ma come elementi discorsivi per costruire immagini di sé come attori affidabili e determinanti per il benessere e lo sviluppo regionale.
5 Putin ha anche partecipato a otto incontri fatti in fora o piattaforme regionali che includono stati centroasiatici come la Shanghai Cooperation Organisation (SCO), ma questi incontri sono stati lasciati fuori dall’analisi per la presenza di altri attori.
6 Letteralmente, “una rete di trasporti che connette l’Est all’Ovest attraverso il Mar Caspio” (通过卡斯比海路线连接东西方的运输网络) (MAF Cina 2024b).
7 Per esempio, “Costruire la Nuova Via della Seta verde per promuovere lo sviluppo sostenibile” (建设绿色” 一带一路” 促进可持续发展) (MAF Cina 2023).