Landscaping Oral Archives

Le fonti orali e il nuovo regolamento delle Scuole di Archivistica

Oral Sources and the New Regulation of the Schools of Archival Sciences

Fortunata Manzi1, Maria Francesca Stamuli2,*

1 Archivio di Stato di Caserta, Italia

2 Soprintendenza Archivistica e Bibliografica della Toscana, Italia

E-mail: fortunata.manzi@cultura.gov.it; mariafrancesca.stamuli@cultura.gov.it

*Corresponding author

Abstract. This paper examines the 2021 reforms to Italy’s Schools of Archival Sciences, marking a pivotal update after more than a century. These reforms formally integrate the management of photographic, oral, and audiovisual sources into the archival curriculum, acknowledging their importance alongside traditional documents. Tracing the historical evolution of archival education, the paper highlights how these changes reflect both technological advances and increased public expectations for access and transparency. By including a specialised course for multimedia sources, the curriculum addresses the distinct preservation and interpretive challenges these formats present, given their lack of traditional document structures. An analysis of early implementations across archival schools reveals both the benefits and challenges of the new curriculum, including the demand for specialised faculty and resources. Student feedback underscores the need for unified methodologies for multimedia preservation. Ultimately, the reforms signal a crucial modernisation in archival education, equipping future archivists to manage both classic and contemporary archival resources with an adaptable, inclusive approach.

Keywords: archival sciences, school of archival sciences, new sources, oral sources.

Index

1. Le Scuole di archivistica, paleografia e diplomatica

1.1. Le Scuole nel XIX secolo

1.2. Le Scuole dopo il Regolamento del 1911

1.3. Le Scuole dopo il Regolamento del 2021

2. Le ‘nuove fonti’: il curriculum su Fonti orali, audiovisive e fotografiche

3. La proposta didattica: un primo bilancio

3.1. Archivio di Stato di Perugia

3.2. Archivio di Stato di Palermo

3.3. Archivio di Stato di Bolzano

3.4. Archivio di Stato di Genova

3.5. Archivio di Stato di Napoli

3.6. Archivio di Stato di Modena

3.7. Il biennio 2023-2025: primi riscontri

4. Conclusioni

Bibliografia

Appendice I. Copia dei questionari impiegati.

1. Le Scuole di archivistica, paleografia e diplomatica

Trattare diacronicamente il tema delle Scuole di archivistica, paleografia e diplomatica non può prescindere da tre questioni dirimenti, sulla base delle quali compiere un’analisi comparativa dei loro assetti istituzionali così come definiti dal legislatore in due epoche molto distanti tra loro: nel 1911, con il Regio Decreto n. 1163, e nel 2021, con il Decreto Ministeriale MIC n. 241.

Chi sono stati, nel tempo, i destinatari dell’offerta formativa delle Scuole? In che rapporto si sono trovate le Scuole con le altre agenzie di istruzione superiore e in che modo sono state loro complementari o alternative? Quali fonti sono state chiamate a trattare, fornendo le relative competenze necessarie a gestirle? La risposta a queste domande condurrà alle ragioni alla base dell’esistenza e della collocazione delle Scuole nei contesti di riferimento e implicitamente deporrà per l’efficacia dell’una o dell’altra formulazione normativa; consentirà inoltre di inquadrare il focus del presente contributo, che riguarda l’armonizzazione nella formazione degli archivisti (di Stato e non) tra il trattamento delle fonti cosiddette ‘tradizionali’ e quello delle fonti fotografiche, audiovisive ed orali. Queste ultime rappresentano, insieme ai documenti e agli archivi digitali, la nuova frontiera dell’archivistica.

1.1. Le Scuole nel XIX secolo

Le Scuole di archivio esistono già negli stati preunitari come luogo di formazione scientifica degli operatori degli archivi centrali: a Napoli il cosiddetto alunnato presso l’Archivio generale del Regno nasce nel 1811 e si consolida nel 1818 con la legge organica sugli archivi e con rescritti successivi1; a Torino viene istituita una Scuola nel 1826, a Venezia viene fondata nel 1854, a Firenze nel 1856. Subito dopo l’unificazione, in virtù della sostanziale continuità nell’Amministrazione pubblica delle strutture precedenti, gli archivi vedono sul territorio nazionale l’afferenza a dicasteri diversi (Interno, Pubblica Istruzione, Giustizia) a seconda delle tradizioni locali. Solo nel 1870 tutti gli istituti convergono nel dicastero dell’Interno, come da indicazioni della Commissione Cibrario e nonostante il perdurare della commistione col dicastero della Pubblica Istruzione proprio per quanto concerneva le scuole d’archivio.

La consapevolezza della natura prettamente scientifica della professione determina anche i contenuti delle prove di ammissione ai ruoli archivistici: il primo Regolamento sugli Archivi di Stato, approvato con R. D. 27 maggio 1875, n. 2552, fissa le materie per la partecipazione ai concorsi di ammissione nei ruoli per la prima categoria (il cui titolo di accesso era la licenza liceale)2:

Il Regio Decreto 26 marzo 1874, n. 1861, previde l’esistenza di due categorie: alla prima si accedeva per concorso per il quale era richiesto il possesso della licenza liceale (soltanto dal 1896 fu necessaria la laurea), alla seconda per concorso con la licenza ginnasiale. I concorsi erano per la nomina ad «alunno»; l’«alunnato», completamente gratuito, durava «almeno due anni», durante i quali l’«alunno» doveva frequentare una Scuola di Paleografia e dottrina archivistica (Lodolini 2008, 77).

Gli alunni «esterni», cioè non archivisti, come già avvenuto nell’esperienza napoletana pre e post-unitaria a cui si accennava sopra, rimangono la maggioranza degli allievi e spesso ne costituiscono la totalità degli iscritti3.

Col passare degli anni si registra una inversione di tendenza nelle competenze che le Scuole sono chiamate a formare: rispetto alla supremazia indiscussa delle discipline paleografiche e diplomatistiche richieste fino ad allora a chi intendeva intraprendere la carriera nell’Amministrazione archivistica o comunque iniziava un percorso formativo teso all’inserimento in quei ruoli, verso la fine del secolo, grazie al R.D. 21 settembre 1896 n. 478, l’archivistica guadagna terreno, tanto da strappare il posto tanto alla paleografia quanto alla diplomatica nella denominazione del titolo finale della Scuola, che diventa di ‘archivistica e scienze ausiliarie’ e da prevalere negli esami orali di preparazione alla carriera4: si tratta di una breve parentesi, visto che il nome delle Scuole torna ad essere, solo due anni dopo, Scuole di paleografia e dottrina archivistica. Dovremo aspettare il XX secolo per rivedere l’archivistica riprendere posto e vantaggio nella triade delle discipline di ambito, anche nella nomenclatura. Il Regolamento archivistico approvato con R. D. 9 settembre 1902 conferma, infatti, la denominazione delle Scuole come Scuole «di paleografia e dottrina archivistica», che sarà trasfuso tal quale nel longevo Regolamento del 1911.

1.2. Le Scuole dopo il Regolamento del 1911

Lodolini (questa volta Armando) nel volumetto Il cinquantenario del Regolamento 2 ottobre 1911, n. 1163, per gli Archivi di Stato, pubblicato nel 1951 nei Quaderni della Rassegna degli Archivi di Stato, tratta della portata del testo di legge, della connessa legge 20 marzo 1911 n. 232 e delle sue ricadute su svariati aspetti della materia archivistica, fornendo una analisi puntuale e a tratti profetica sul destino del Regolamento e delle Scuole. Dedica, infatti, dure parole di condanna al fatto che il tanto atteso Regolamento, rimanendo nel solco della tradizione, nulla prevedesse sulla preparazione amministrativa degli ‘archivari’ e aggiunge: “Il regolamento fissa le nozioni della preparazione dell’archivario […] Mancava ancora l’archivistica, specie quella che ha attinenza col suo materiale moderno, così prevalente negli archivi” (Lodolini e Armando 1961, 38-40)5.

Lo sguardo critico di Armando Lodolini si rivolge al 1911 come a un lascito del passato e ne è separato dalla giusta distanza per poterlo leggere in maniera oggettiva e condivide questa posizione con l’estensore della Relazione sugli Archivi di Stato al 19526 che precede il saggio di Lodolini di una manciata di anni.

Rispetto alla centralità delle discipline dedicate al trattamento del materiale antico nel Regolamento, è interessante anche il giudizio di un contemporaneo del 1911, cioè di quell’Antonio Panella che nel 1918 dedica un breve saggio a Le scuole degli Archivi di Stato (Panella 1955): egli sottolinea l’importanza di dedicarsi al materiale moderno che si va accumulando negli archivi che

non sono più quelli di una volta. Mentre il materiale antico non richiede più le cure e i lavori che la maggioranza se non la totalità degl’impiegati dovevano dedicarvi, si è venuto accumulando una mole ingente di materiale moderno, che assorbe quasi tutte le forze disponibili (Panella 1955, 70).

Riporta, a suffragio della sua affermazione, il parere del senatore Villari, che riteneva indispensabile dedicarsi al materiale moderno senza sterili pregiudizi perché, scrive Panella, “non c’è da ritenersi menomati nella propria dignità professionale in base alla presunta ridotta difficoltà nella conoscenza di certo materiale rispetto ad altro”. Panella, inoltre, rileva il rischio delle Scuole di subordinarsi all’Università e la mancanza di un manuale nazionale (quello di Eugenio Casanova arriverà dopo dieci anni)7.

L’Allegato n. 3 al Regio Decreto del 1911 riporta il programma generale di paleografia e dottrina archivistica. Anche senza entrare nel dettaglio dei singoli punti che l’allegato sviscera, è evidente il carattere eminentemente pratico della formazione, che veniva svolta direttamente sui materiali d’archivio, diversi regionalmente e localmente8. Da segnalare che la cosiddetta dottrina archivistica aveva un discreto peso – per quanto in ottica prettamente pratica – e dava grande rilievo a metodo e tecniche dei lavori archivistici interni nonché alla conservazione materiale delle scritture, a quella che successivamente si sarebbe chiamata ‘archiveconomia’ e alla legislazione. Infine, un breve cenno sul corpo docente di queste Scuole: si trattava di personale interno, nominato su proposta del soprintendente o del direttore, con decreto dei ministri dell’interno e della pubblica istruzione (udita la Giunta del Consiglio per gli archivi), scelto tra i funzionari di prima categoria aventi grado non inferiore a quello di primo archivista (art. 58), che poteva avvalersi di assistenti per gli esercizi pratici. Nessuno sconto a questi funzionari pubblici rispetto “all’adempimento delle ordinarie incombenze dell’ufficio”, a cui rimanevano tenuti nonostante l’accresciuto carico di lavoro derivante dalla docenza.

1.3. Le Scuole dopo il Regolamento del 2021

Tra i regolamenti più longevi e perciò inadatti a seguire l’evolversi della disciplina e delle attività connesse, il R.D. 1163 del 1911 scavalla il secolo in cui è nato, giungendo indenne al primo ventennio del XXI secolo, quando si può dire che tutto il mondo (archivistico, storiografico, tecnologico, amministrativo) attorno a cui gravitavano le Scuole aveva subito stravolgimenti di portata immane. Di quel microcosmo di eruditi che accedevano alle Scuole per coltivare lo studio delle antiche pergamene, di funzionari che trascrivevano atti per conto di altre pubbliche amministrazioni, di storici delle istituzioni che ricostruivano le antiche burocrazie, di quel mondo, poi, di sola carta, si può dire che non esistesse quasi più nulla già pochi decenni dopo l’emanazione del Regolamento.

Esisteva invece una nuova istruzione di tipo universitario nonché una nuova pubblica amministrazione, che doveva fare i conti con sconosciute esigenze di pubblicità e partecipazione all’attività amministrativa da parte dei cittadini, con una conseguente spinta alla informatizzazione dei processi e alla trasformazione delle modalità di produzione documentaria a suo supporto; esisteva, inoltre, una nuova storiografia, che faceva i conti con fonti nuove e con ‘documenti’ non ritenuti tali fino ad allora.

Nonostante questa complessiva e rivoluzionaria trasformazione sia figlia di una traiettoria che si può dire avviata dagli anni ’70 del XX secolo, prima che le Scuole di archivistica cambino pelle ci vorranno ben 110 anni: nulla, infatti, aveva innovato il DPR n. 1409 del 30 settembre 1963, recante Norme relative all’ordinamento ed al personale degli Archivi di Stato che al Titolo 1, Capo IV, contiene la sola previsione, all’art. 14, delle Scuole di archivistica, paleografia e diplomatica annesse agli Archivi di Stato, indicate nella tabella annessa al decreto9.

A partire dagli anni ’80 del ’900 il diploma delle scuole di archivistica diventa requisito per l’accesso alla carriera ex direttiva, ampliando di conseguenza la platea dei discenti, non più limitata ai soli dipendenti già di ruolo nell’Amministrazione ma estesa a tutti i possibili candidati alla posizione10. Tuttavia, tale novità ordinamentale crea una evidente discrasia tra il requisito di accesso ai ruoli (laurea) e il requisito di accesso alle Scuole (diploma di scuola secondaria superiore) il cui diploma è nel frattempo diventato a sua volta prerequisito per il già menzionato accesso ai ruoli, creando così anche un’asimmetria giuridica rispetto ai requisiti posti dai profili delle altre professionalità tecnico-scientifiche del Ministero (archeologi, architetti, storici dell’arte).

La riforma del 2021 è frutto di un processo per niente facile, il cui precedente più importante e meritevole di una rapida analisi è lo schema di riforma dell’ordinamento delle Scuole, frutto dello sforzo congiunto di Amministrazione, associazioni professionali di settore ed Università, sottoposto al Ministro nel 2012. Lo schema presentava sin nel titolo un primo atto di coraggio: la denominazione scelta era Scuole di archivistica, perdendo il riferimento alle altre due materie fondanti del percorso formativo, la paleografia e la diplomatica. Nella relazione allo schema di regolamento del 2012 si legge11:

Art.1: l’articolo modifica la precedente denominazione (“Scuole di archivistica, paleografia e diplomatica”) in “Scuole di archivistica” intendendo così sottolineare la centralità della disciplina archivistica, anche nelle sue più recenti e avanzate riflessioni e applicazioni agli archivi digitali, e la finalità precipua delle Scuole di formare i conservatori del patrimonio archivistico […].

Significativamente il corso biennale di specializzazione erogato dalle Scuole è denominato Corso di specializzazione per archivisti, a segnare il carattere di specializzazione per coloro che siano già in possesso di una adeguata preparazione pregressa nelle discipline di settore12.

Lo schema di regolamento elaborato nel 2012 non prevedeva la distinzione in indirizzi differenziati. Tuttavia, contemplava la possibilità di accentuare taluni contenuti didattici rispetto ad altri attraverso una flessibilità quantitativa dei crediti nell’ambito dei valori complessivi previsti per ciascun raggruppamento di materie, nonché attraverso una flessibilità nell’attivazione degli ambiti, non tutti obbligatori. La formulazione dello schema di regolamento lascia campo libero alla flessibilità di attribuzione dei pesi delle singole materie di insegnamento all’interno delle aree: in questo modo, evitando la strutturazione in indirizzi, si lascia libertà alle singole scuole di porre l’accento su un filone contemporaneistico (ad esempio, attribuendo, all’interno delle singole aree, più crediti all’insegnamento di archivistica tecnica piuttosto che a quello di paleografia). La selezione dei docenti era affidata a una Commissione nazionale di valutazione; per i docenti esterni era prevista una retribuzione, a differenza di quelli interni all’Amministrazione.

Abortito il tentativo di riforma del 2012, la riforma del 202113 giunge dopo 110 anni del precedente regolamento e dopo quasi 10 anni dall’ultima proposta che era stata concepita dall’Amministrazione archivistica (Direzione Generale Archivi e Comitato tecnico-scientifico per gli archivi) in collaborazione con i portatori di interesse. Innanzitutto, va rilevato che si rinuncia alla ‘rivoluzione copernicana’ di dare centralità all’archivistica, conservando, infatti, la denominazione di Scuole di archivistica, paleografia e diplomatica. Obiettivo dichiarato all’art. 1 è quello di provvedere alla: “ formazione dei funzionari archivisti di Stato e degli operatori degli archivi storici e correnti, sia pubblici sia privati, sviluppando competenze e conoscenze tecnico-scientifiche di livello avanzato (art. 1)”. Vengono mantenuti gli organi proposti nello schema del 2012 (direttore e consiglio didattico, art. 4); è accordata la possibilità di iscriversi alle prove di accesso ai laureati in qualunque disciplina14 e viene meno l’ipotesi dell’accesso diretto per i laureati in materie di ambito, soggetti invece anch’essi ad un esame di ammissione (volto ad accertare le conoscenze di base in ambito archivistico e storico e del latino, art. 7); ricalcate integralmente sul sistema universitario sono l’organizzazione della didattica in semestri e degli esami in appelli, la votazione in trentesimi, la prova finale consistente in un elaborato originale in una delle materie di insegnamento, da discutere dinanzi una Commissione ad hoc, la certificazione dei singoli esami di profitto sostenuti con l’indicazione dei crediti (artt. 9 e 10). Rispetto alla scelta dei docenti, viene mantenuta la competenza della Direzione Generale Archivi per il tramite del Comitato tecnico-scientifico, che vaglia le domande pervenute alle singole Scuole.

La maggiore innovazione rispetto alla formulazione del regolamento del 2012 è contenuta nella tabella A (Insegnamenti previsti per il Corso di specializzazione per archivisti). Qui si specifica che le scuole saranno strutturate, per quanto attiene alla didattica, in due indirizzi: contemporaneistico, in cui è incluso l’insegnamento di Trattamento delle fonti fotografiche, orali ed audiovisive, e paleografico, corrispondenti alla maturazione, ciascuno, di 30 crediti formativi, divisi nei due anni di corso. Rispetto agli insegnamenti dei due indirizzi, esiste tuttavia un gruppo A di insegnamenti obbligatori, per il conseguimento di 54 crediti formativi totali sui due anni, che verte principalmente sull’archivistica, anche su quella in ambito digitale, sulla storia delle istituzioni, sulle metodologie di edizione delle fonti, su elementi di diritto pubblico. Materie di tradizionale insegnamento nelle scuole o di recente affermazione nel settore confluiscono in un gruppo D di insegnamenti opzionali (restauro, biblioteconomia, comunicazione, scienze ausiliarie, storia contemporanea e delle relazioni internazionali), per un totale di 18 crediti formativi. Alla prova finale vengono riconosciuti ulteriori 18 crediti, che concorrono ai 120 totali del corso di studio.

Il processo di rinnovamento presenta delle criticità ma si è avviato, inglobando nel percorso formativo degli archivisti i principali fattori di novità e modernità della professione. Fra questi, il trattamento delle fonti fotografiche, audiovisive ed orali.

2. Le ‘nuove fonti’: il curriculum su Fonti orali, audiovisive e fotografiche

Tra gli insegnamenti da seguire e superare con carattere obbligatorio per il nuovo indirizzo contemporaneistico appare, dunque, quello relativo al Trattamento delle fonti fotografiche, orali e audiovisive. L’insegnamento prevede il conseguimento di sei dei trenta crediti formativi obbligatori del ‘Gruppo C: Insegnamenti dell’indirizzo contemporaneistico’ risultando, in questo modo, uno dei corsi caratterizzanti l’indirizzo contemporaneistico introdotto nelle scuole dal nuovo regolamento. L’introduzione di un insegnamento dedicato alle fonti fotografiche, orali e audiovisive ha un significato di portata notevole nell’assetto disciplinare che l’archivistica generale si è data rispetto al proprio oggetto di studio e intervento: tale innovazione, infatti, segna il pieno riconoscimento, in ambito archivistico, di documenti d’archivio utilizzabili come fonti storiche anche a ‘testimonianze’ fissate tramite un medium diverso da quello canonicamente considerato dalla scienza archivistica (la scrittura) e con modalità particolarmente lontane dalla conformazione, altamente formale e formalizzata, che, su uno specifico supporto (prevalentemente cartaceo o pergamenaceo), il testo scritto assume nel documento d’archivio.

Tale introduzione, d’altra parte, risente, già nella denominazione data al curriculum, delle modalità, non di rado contraddittorie, del complesso e scivoloso dibattito sulle ‘nuove fonti’ che ha caratterizzato l’archivistica nel XX secolo. La disinvoltura con cui, già nella denominazione del nuovo curricolo di studi archivistici, è proposta la strutturazione di una specifica metodologia di ‘trattamento’ per le ‘fonti fotografiche, orali e audiovisive’, è probabilmente da ricondursi ad alcuni dei termini tra i quali si mosse tale dibattito15:

documento registrato su supporti canonici, altamente formalizzati, versus documento registrato su nuovi supporti, spesso privi di elementi formalizzanti: basti considerare qui che un documento, per l’archivista e, soprattutto, per il diplomatista, ha uno specifico significato a partire dall’attribuzione (e dal riconoscimento) della forma materiale che assume un determinato contenuto verbale su uno specifico supporto.

documento amministrativo/istituzionale versus documento non amministrativo/non istituzionale: anche questa distinzione, significativa, implica un livello diverso di formalizzazione del documento, a prescindere dal medium utilizzato;

In particolare, si inizia a parlare di fonti orali in archivistica quando, negli anni ’70 e ’80 del XX secolo, esse vengono contrapposte dalla storia orale alle ‘fonti d’archivio’, con questa denominazione intendendo non tanto (e, soprattutto, non soltanto) le fonti documentarie caratterizzate dalla forma scritta, ma soprattutto le fonti documentarie di natura amministrativo istituzionale: il successivo limitare il perimetro distintivo all’opposizione medium scritto / non scritto è il frutto di uno slittamento ermeneutico e metodologico dovuto al legame denotativo tra forma e contenuto nel documento amministrativo che è stato poco indagato dagli storici e dagli archivisti che, pure, si sono fatti carico di portare all’attenzione della ricerca storica le fonti non solo e non tanto nella loro dimensione orale (o fotografica o audiovisiva) ma, soprattutto, nella loro dimensione di alterità e diversità rispetto a quelle, fortemente caratterizzate dalla scrittura e dalla sua organizzazione materiale sullo specifico supporto utilizzato, di natura amministrativo-istituzionale16.

L’uso che di ‘fonti’ si fa nella denominazione del nuovo curricolo, quindi, dovrebbe collocarsi in una cornice ermeneutica e metodologica più ampia, riferita proprio al quadro degli insegnamenti proposti, chiarendo se le ‘fonti’ possono essere declinate e individuate tassonomicamente rispetto al supporto: la fonte storica ‘cambia’ natura e funzione se si presenta su supporti diversi? O non è piuttosto la modalità di formazione (anche, ma nono solo, tramite un medium specifico) a collocarla come ‘rappresentazione storica’ da leggersi in riferimento allo specifico contesto di produzione? Insomma, basta il medium a rendere una fonte storica (archivistica?) ‘diversa’ da un’altra?

Probabilmente occorrerebbe mettere in relazione, soprattutto nelle scuole di archivistica, la parola ‘fonte’ con un’altra parola chiave dell’archivistica, che individua l’oggetto della stessa disciplina archivistica: quella di documento17. Tale relazione dovrebbe essere indagata criticamente sia rispetto alla definizione che all’uso che dovrebbe essere distintivo e caratteristico delle due forme lessicali. La cornice didattica, quindi, nella quale l’insegnamento dedicato alle fonti speciali viene inserito dovrebbe promuovere anche una riflessione comune su termini chiave quali, soltanto per fare degli esempi, ‘fonte’, ‘risorsa’ ‘documento’, ‘archivio’ da una parte e ‘fotografia’, ‘registrazioni sonore’, ‘cinematografia’ e ‘audiovisivo’ dall’altra: non tutto ciò che è fonte (orale, fotografica, audiovisiva) corrisponde a un documento d’archivio. In questo senso, il ‘trattamento’ delle fonti fotografiche, orali e audiovisive potrebbe più utilmente essere letto e proposto trasversalmente a discipline scientificamente strutturate e dal profilo ermeneutico complesso come la diplomatica da una parte (sottolineando, appunto, le novità formali che un medium diverso può proporre nella strutturazione di un documento), e l’archivistica generale dall’altra, che propone la ‘fonte documentaria’ come fonte storica a prescindere che sia essa costituita da documentazione fotografica, audiovisiva o sonora, e facendo emergere come il significato storico della fonte documentaria sia da ricercarsi nel suo contesto di produzione e conservazione e nelle caratteristiche formali che da questi contesti discendono.

3. La proposta didattica: un primo bilancio

Le Scuole annesse agli archivi di Stato sono, attualmente, diciassette. Presso queste scuole, l’avvio dei corsi era (ed è ancora) sfalsato: alcune iniziavano il biennio negli anni dispari, altre negli anni pari. Il nuovo regolamento, con le disposizioni transitorie di cui all’art. 16 così come recepite dalla circolare della Direzione Generale Archivi che reca le prime indicazioni operative18, ha mantenuto questa tradizione.

Le scuole che, con l’anno scolastico 2022-2023, erano tenute a adottare il nuovo regolamento erano quelle annesse agli archivi di Stato di Bolzano, Genova, Modena, Palermo, Perugia e Trieste. A queste, si è aggiunta la Scuola di archivistica, paleografia e diplomatica annessa all’Archivio di Stato di Napoli: per volontà della dirigente dell’Archivio nonché direttrice della scuola, Candida Carrino, la riforma è stata immediatamente recepita, e la ‘nuova scuola’ ha aperto i battenti nel settembre del 2022.

L’esperienza di tali scuole (ad eccezione di quella annessa all’Archivio di Stato di Trieste, il cui biennio non è stato attivato per mancanza di iscrizioni19), che nell’autunno di quest’anno chiuderanno il primo ciclo delle scuole di specializzazione in archivistica, paleografia e diplomatica a nuovo ordinamento, può essere considerata utile per un primo, provvisorio, bilancio relativo all’inserimento, per il nuovo indirizzo contemporaneistico, dell’insegnamento dedicato al trattamento delle ‘nuove fonti’ (cfr. paragrafo precedente) in cui le ‘fonti orali’ appaiono finalmente trovare un loro esplicito riconoscimento come fonti documentarie d’archivio.

Per raccogliere i dati utili a una prima valutazione di tale inserimento, abbiamo inviato due brevi questionari alle diverse scuole che chiuderanno il biennio questo autunno: uno, diretto alle segreterie, è costituito da dieci domande utili a raccogliere informazioni sul numero generale di iscritti alla scuola, sulla loro distribuzione nei due diversi ordinamenti, sulla risposta ai bandi e, quindi, all’arruolamento dei docenti, sulla frequenza specifica all’insegnamento dedicato al trattamento delle nuove fonti. L’altro, diretto ai discenti e costituito da otto domande, punta invece a rilevare la trattazione (o meno) di alcuni argomenti, con particolare riguardo alle fonti orali20. I dati sono passati brevemente in rassegna per un tentativo, a chiusura di paragrafo, di primo bilancio rispetto a quanto emerso.

3.1. Archivio di Stato di Perugia

Presso la scuola dell’Archivio di Stato di Perugia, il primo biennio di applicazione del nuovo regolamento ha visto, in generale, una notevole deflessione delle iscrizioni, dovuta, probabilmente, al requisito di accesso (possesso di laura specialistica o magistrale e non più del solo diploma di scuola superiore, che ne consentiva la frequenza parallelamente al percorso universitario o escludendolo del tutto). Nel complesso, le iscrizioni alla scuola sono quindi state soltanto 4. Tra queste, soltanto un allievo ha optato per l’indirizzo contemporaneistico e, quindi, per l’insegnamento, come si diceva, obbligatorio, specificamente dedicato, tra le fonti ‘speciali’ (si veda paragrafo precedente), alle fonti orali. L’insegnamento, peraltro, è stato assegnato soltanto a scuola avviata: il primo bando, infatti, è andato deserto, lasciando l’insegnamento scoperto insieme a quello opzionale di Progettazione e organizzazione di un servizio archivistico; analisi e discussione di case studies; tirocini o stages in strutture esterne.

Il programma di insegnamento poi approvato ha previsto un modulo teorico generale, utile a individuare e riconoscere le fonti fotografiche, orali e audiovisive e a trattarle nell’alveo di un modello descrittivo di tipo archivistico. In base a quanto è possibile rilevare dal questionario, nell’ambito del corso è stata fornita una definizione delle diverse tipologie di fonti. In particolare, le ‘fonti orali’ sono descritte come un insieme di documenti caratterizzati da specificità individuative e di trattamento legate a specifici supporti e modalità di formazione. Si è quindi affrontata la relazione tra nuove fonti (anche orali) e documento archivistico, da una parte, valorizzando una definizione ampia di documento archivistico come “rappresentazione di un fatto o di un atto memorizzata su qualsiasi supporto”21, e archivio, dall’altra, anche qui recuperando una definizione ampia di archivio come “un insieme di documenti formati e ricevuti da una persona fisica o giuridica come strumento dell’attività istituzionale, professionale o creativa, ovvero una fonte informativa-autoriale”22 a prescindere dalla specificità dei supporti che un archivio può contenere. Tale specificità è stata, piuttosto, valorizzata dal punto di vista conservativo e della complessità del trattamento archivistico del documento che veicola. Rispetto a tali specificità, l’allievo ritiene corretto dedicare alle nuove fonti, e quindi anche alle fonti orali, un modulo di insegnamento ad esse dedicato.

3.2. Archivio di Stato di Palermo

Anche presso la scuola annessa all’Archivio di Stato di Palermo, le iscrizioni al ‘nuovo corso’ sono state notevolmente inferiori rispetto a quelle medie garantite dal vecchio ordinamento (e dai vecchi requisiti di accesso, cfr. supra): delle sette persone ammesse a frequentare il nuovo ‘Corso di specializzazione biennale’ dopo aver superato l’esame di ammissione, cinque hanno poi confermato la frequenza al secondo anno. Di queste, soltanto due hanno optato per l’indirizzo contemporaneistico e, quindi, obbligatoriamente per il corso di insegnamento dedicato alle fonti fotografiche, orali e audiovisive. Il corso, d’altra parte è stato opzionato anche da una studentessa del corso di paleografia, venendo frequentato, quindi, dalla maggioranza degli studenti della scuola (tre su cinque).

Rispetto, invece, all’assegnazione del nuovo corso sulle fonti speciali, diversa è stata l’esperienza della Scuola palermitana rispetto a quella perugina: l’insegnamento è stato immediatamente assegnato23. Anche in questo caso, il Vademecum per il trattamento delle fonti orali è stato strumento centrale per la definizione della ‘fonte orale’, l’individuazione della documentazione a essa collegata e il suo trattamento archivistico24. Dai questionari, inoltre, appare che la metodologia proposta dal Vademecum sia stata estesa anche alle altre fonti (quelle fotografiche e audiovisive) cui l’insegnamento è dedicato, portando le discenti a sottolineare che le fonti si costituiscono come tali all’interno delle relazioni che con-formano un archivio: “tali fonti [fotografiche, orali, audiovisive, n.d.r.] possono rappresentare un archivio, ovvero un insieme organico di [documenti, n.d.r.] prodotti o ricevuti da un soggetto nel corso dello svolgimento di un’attività per svolgere una funzione”25. Altro aspetto interessante, che è qualificato nella bibliografia di riferimento sulle fonti orali come altamente specifico dei supporti caratteristicamente rappresentativi di tali fonti26, è quello del rapporto tra medium e contenuto: tale rapporto, visto dalle tre discenti come centrale (quando non ‘problematico’27) nel trattamento delle fonti orali, è però considerato in due questionari come aspetto più generale, da estendersi in generale agli aspetti più ampiamente diplomatistici del documento contemporaneo, trovando utile riflettere sulla natura, anche caratteristica, di questo rapporto nell’alveo metodologico della diplomatistica e della diplomatistica contemporanea28. L’importanza dei supporti nel trattamento delle nuove fonti, infine, è sottolineata da tutte le discenti, concordi nell’evidenziare che potrebbe essere molto utile affrontare il tema anche nell’ambito del corso Principi di conservazione e restauro dei supporti: in particolare, due discenti hanno riportato come molto positiva la proposta didattica seminariale dedicata, proprio nell’ambito di quest’ultimo insegnamento, ai supporti delle fonti fotografiche29. Tutte le discenti, infine, ritengono appropriato e utile disporre di un insegnamento specificamente dedicato al trattamento delle nuove fonti30.

3.3. Archivio di Stato di Bolzano

Medesima tendenza negativa rispetto alle iscrizioni si registra anche per la scuola annessa all’Archivio di Stato di Bolzano: gli studenti/studentesse iscritti al primo anno risultavano cinque, per poi ridursi a quattro il secondo anno. Di queste, soltanto una ha optato per l’indirizzo contemporaneistico. Rispetto all’assegnazione dell’insegnamento Trattamento delle fonti fotografiche, orali e audiovisive, anche a Bolzano è stato necessario riproporre il bando, assegnato poi in co-conduzione a tre docenti. Il corso, infatti, è stato organizzato in tre moduli, ciascuno dedicato a una delle tre diverse tipologie di fonti speciali individuate, ed è stato seguito, oltre che dall’unica studentessa dell’indirizzo contemporaneistico, come materia opzionale anche da una discente dell’indirizzo paleografico.

Dal questionario emerge che la scelta di affidare in co-conduzione a tre diversi docenti l’insegnamento, ciascuno specializzato su una fonte specifica, ha consentito sicuramente un inquadramento specifico a ciascuna delle fonti speciali. Entrambe le discenti, infatti, hanno fornito puntuali definizioni delle tre fonti tra loro coerenti. In particolare, le fonti orali sono definite come “frutto di interviste nell’ambito di un progetto con obiettivi delineati e precisi e [con, n.d.r.] il coinvolgimento di testimoni che narrano episodi/fatti del passato, secondo il loro personale punto di vista” e come “qualsiasi tipo di trasmissione che avviene a voce; da distinguere tra fonte orale in senso lato (qualsiasi tipo di evento comunicativo) e fonte orale in senso stretto (intervista tra due o più persone). In generale si intende comunque un’intervista, generata all’interno di uno specifico progetto di ricerca”31. Entrambe le discenti sono concordi nel riferire che nell’ambito del corso è stata affrontata la relazione tra le diverse tipologie di fonti, sebbene nessuna delle due riferisca le modalità in cui tale relazione è stata individuata, descritta e affrontata. Entrambe, inoltre, sottolineano che per nessuna di queste fonti è stato trattato il rapporto con il medium o supporto e che riterrebbero utile che tale rapporto fosse affrontato nell’ambito dell’insegnamento Principi di conservazione e restauro dei supporti32. Nonostante, quindi, le studentesse abbiano confermato l’uso del Vademecum per il trattamento delle fonti orali nell’ambito del corso, il trattamento archivistico delle ‘fonti orali’ non appare caratterizzato rispetto ad esso e, soprattutto, non appare caratterizzato il rapporto ermeneutico, individuativo e metodologico tra ‘documento’ e ‘fonte’ e tra ‘documento’ e ‘supporto’. Anche queste discenti, infine, non reputano opportuno far confluire l’insegnamento, e in particolare il trattamento delle fonti speciali, nell’ambito dell’archivistica tecnica e affermano che è preferibile mantenere un insegnamento ‘dedicato’33.

3.4. Archivio di Stato di Genova

La Scuola dell’Archivio di Stato di Genova si distingue per numeri un po’ diversi: nonostante anche in questo caso sia da rilevare la flessione nelle iscrizioni già sopra individuata, qui hanno frequentato il biennio 2022-2024 nove persone, delle quali ben sette hanno optato per l’indirizzo contemporaneistico e tutte, al secondo anno, per l’insegnamento sulle ‘fonti speciali’.

Anche qui, il nuovo corso ha dovuto fare i conti con la difficoltà di arruolare personale docente: al primo bando di attribuzione sono rimasti scoperti tre insegnamenti, tra i quali anche ‘Trattamento delle fonti fotografiche, orali e audiovisive’34, assegnato poi in seconda battuta a personale interno all’archivio di Stato di Genova.

I questionari discenti ricevuti35 restituiscono un piano e una metodologia didattiche particolarmente ricche e consapevoli, a partire dalla necessità di individuare e circoscrivere l’oggetto dell’insegnamento: le fonti fotografiche, orali e audiovisive. Per ognuna di queste, infatti, i questionari restituiscono definizioni articolate e di senso. Per le fonti orali, appare evidente l’eco del Vademecum: leggiamo, infatti, che [le fonti orali, n.d.r.] “Sono costituite da uno o più documenti, anche di tipologia diversa, inerenti a un determinato evento comunicativo che si struttura intorno alla registrazione o documento sonoro e/o audiovisivo per dotarlo di efficace rappresentazione” e ancora “documento audio o audio-video che si struttura intorno alla registrazione di una testimonianza personale o di un evento”. Esse sono considerate nel reciproco relazionarsi come archivio: è stato richiamato il ‘vincolo archivistico’ e il legame che si instaura tra documenti / fonti diverse.

Anche qui, infine, l’assetto didattico attuale è ritenuto soddisfacente: in alcuni casi sarebbe gradito un approfondimento del rapporto tra medium e contenuto anche nell’insegnamento di diplomatica contemporanea oppure del trattamento dei diversi supporti fisici nell’insegnamento di conservazione e restauro dei supporti, con laboratori dedicati ai ‘supporti non convenzionali’.

3.5. Archivio di Stato di Napoli

Nonostante la Scuola annessa all’archivio di Stato di Napoli iniziasse tradizionalmente il biennio negli anni dispari, le domande di ammissione all’esame scritto non hanno avuto, rispetto all’anno precedente, una flessione sostanziale: sono state, infatti, trenta. Lo sbarramento costituito dalla laurea magistrale ha però portato soltanto sette persone all’iscrizione e alla frequenza. Tutte le frequentanti hanno opzionato l’indirizzo contemporaneistico e, tra queste, una studentessa ha deciso di diplomarsi con una tesi in Trattamento delle fonti fotografiche, orali e audiovisive.

Purtroppo, al momento in cui scriviamo, abbiamo ricevuto soltanto due ‘questionari discenti’. Le definizioni fornite per le fonti speciali presentano elementi di significativa originalità: per le fonti orali, in particolare, si sottolinea la tradizione specifica di ‘testimonianza non scritta tramandata intergenerazionalmente’36. Rispetto a tale definizione, il rapporto tra medium e contenuto appare affrontato e viene richiamato soprattutto in riferimento alle fonti fotografiche. Entrambe le discenti sono concordi nel riferire che nell’ambito del corso è stata affrontata la relazione tra le diverse tipologie di fonti, sebbene nessuna delle due riferisca le modalità in cui tale relazione è stata individuata, descritta e affrontata. Rispetto al Vademecum per le fonti orali, inoltre, i due questionari ne riconoscono un uso parziale o assente. Per le due studentesse, infine, l’assetto didattico attuale è soddisfacente e si ritiene necessario mantenere, persino attribuendo maggiori ore, l’insegnamento dedicato alle ‘nuove fonti’, senza particolari necessità di approfondimento con gli insegnamenti di Diplomatica del documento contemporaneo e Principi di conservazione e restauro dei supporti.

3.6. Archivio di Stato di Modena

I numeri di frequentanti alla Scuola annessa dell’Archivio di Stato di Modena si allineano a quelli genovesi e napoletani: otto discenti che si sono equamente divisi tra indirizzo paleografico e indirizzo contemporaneistico. Presso questa scuola, l’insegnamento sulle ‘fonti speciali’ è stato attribuito immediatamente, con unico bando.

Al momento in cui scriviamo abbiamo ricevuto riscontro soltanto da uno dei quattro discenti che hanno seguito il corso. Dall’unico questionario, che presenta sempre risposte molto dettagliate e argomentate, emerge una riflessione complessa su tutte le ‘nuove fonti’: sono fornite definizioni sia della ‘fonte orale’ che di quella fotografica e audiovisiva che fanno riferimento tanto alle specificità dei supporti che al complesso legame che esse presentano non solo con altre forme documentarie, ma anche con altri beni culturali. Consapevole, in particolare, appare la loro specifica condizione di documenti archivistici, con attenzione a calare il concetto di vincolo archivistico nel loro trattamento e con cognizione della specificità, in particolare dei documenti sonori, rispetto al loro medium e, quindi, alla necessità di affrontare le ‘nuove fonti’ anche nella diplomatistica del documento contemporaneo. Ciononostante, anche questo studente reputa che il trattamento delle ‘nuove fonti’ debba essere affrontato in un curriculum specifico “sia per la loro peculiarità di aggregazione e sedimentazione, sia per la lunga gestazione delle norme di tutela e le iniziative di valorizzazione che le accomuna e le rende, al contempo, differenti dalla documentazione di stampo più tradizionale”37 e che, piuttosto, discipline quali Principi di conservazione e restauro dei supporti, Diplomatica del documento contemporaneo e Archivistica tecnica debbano fornire dei cenni su tali fonti a partire dalla specificità delle tematiche affrontate: secondo lo studente, per esempio, “sarebbe più proficuo mantenere il trattamento conservativo dei supporti di queste tipologie di fonti in un insegnamento ad esse dedicato, e, nell’ambito dell’insegnamento Principi di conservazione e restauro dei supporti, presentare delle linee guida essenziali per la corretta manipolazione dei supporti”38. Il Vademecum per il trattamento delle fonti orali è stato non solo utilizzato come riferimento manualistico, ma ne sono state analizzate la sua storia redazionale (dalla versione del 2021 all’ultima del 2023) e la sua articolazione interna39.

3.7. Il biennio 2023-2025: primi riscontri

Il ‘questionario segreterie’ è stato sottoposto anche alle segreterie delle scuole che hanno dato avvio al nuovo corso di specializzazione nel biennio 2023-2025. Hanno risposto, al momento della scrittura del presente contributo, sei segreterie40 su dieci. I dati rilevati confermano quanto finora individuato: a fronte di una flessione degli iscritti, dovuta, come è emerso chiaramente dal caso di Napoli, al nuovo titolo di studio richiesto come requisito di accesso41, l’interesse per le ‘fonti speciali’ appare significativo, venendo opzionato di frequente come insegnamento non obbligatorio anche dagli studenti e dalle studentesse dell’indirizzo paleografico42. Rispetto alle difficoltà riscontrate nell’assegnazione dell’insegnamento sulle fonti speciali43, diversamente dal primo biennio nella maggior parte dei casi44, il nuovo corso è stato sempre coperto con il primo bando di assegnazione45, ricorrendo in due casi alla sua suddivisione in due diversi moduli (fonti fotografiche versus fonti orali e audiovisive) assegnati a due diversi docenti46.

4. Conclusioni

Nella proposta formativa delle nuove Scuole di archivistica, paleografia e diplomatica, a fronte di una significativa flessione delle iscrizioni e della frequenza nell’arco del biennio, dovuta probabilmente all’aver posto come titolo di acceso la laurea specialistica o magistrale, l’interesse degli studenti e delle studentesse al trattamento archivistico delle ‘nuove fonti’ e, tra queste, a quello delle fonti orali pare significativa: in tutti i questionari ricevuti è ritenuto corretto dedicare a tali fonti un corso dedicato e in quasi tutti è richiesto un approfondimento rispetto al tema specifico della conservazione di quelli che sono denominati ‘supporti non convenzionali’ anche nel curriculum di Principi di conservazione e restauro dei supporti, richiedendo, su questi, attività formative meno teoriche e frontali e maggiormente pratiche. In molti casi, i discenti riterrebbero opportuno anche un approfondimento o cenno didattico a tali fonti nel corso di Diplomatica del documento contemporaneo soprattutto in relazione alla complessità (quando non ‘problematicità’) del rapporto tra supporto e documento da una parte e tra forma/medium e contenuto dall’altra.

L’interesse dell’utenza verso questo insegnamento, inoltre, è genericamente confermato anche dal fatto che, in ogni scuola del primo biennio, molti (se non tutti) i discenti dell’indirizzo paleografico lo hanno scelto tra le discipline opzionali previste nel secondo anno di corso.

Rispetto all’approccio didattico e metodologico, si evidenzia una significativa eterogeneità, a partire dalla gestione stessa dell’insegnamento: non di rado, infatti, si è optato per assegnare a insegnanti diversi il trattamento delle fonti fotografiche rispetto a quelle orali e audiovisive. Questa prospettiva ‘parcellizzante’ emerge anche nell’affrontare la definizione delle fonti nella tassonomia proposta dal corso: la definizione delle ‘fonti fotografiche, orali e audiovisive’ non è stata sistematica né omogenea per contenuti, con una, per quanto parziale, eccezione per la definizione delle ‘fonti orali’, che ha probabilmente risentito dell’influenza del recente Vademecum per il trattamento delle fonti orali.

Nonostante, quindi, la valutazione ‘accentrata’ in seno al Comitato Tecnico Scientifico (si veda supra, par. 1.3. Le scuole dopo il Regolamento del 2021) dell’offerta formativa dei corsi, e quindi anche del corso sul Trattamento delle fonti fotografiche, orali e audiovisive, restano importanti zone di ‘disomogeneità’ del curriculum dovute, più che altro, all’assenza di un comune programma quadro e di strumenti di sintesi recenti, come appunto il Vademecum per il trattamento delle fonti orali, per la documentazione fotografiche e audiovisive.

Rispetto a questo aspetto, anzi, è interessante vedere come le fonti orali, o meglio la proposta di ‘metodo’ del Vademecum, abbia costituito un elemento di armonizzazione in almeno due direzioni: rispetto alle fonti orali, costituendo una proposta di riferimento (un ‘vademecum’ appunto) recente e aggiornato sul tema, il Vademecum ha promosso una certa ‘omogeneità’ sia nella definizione dell’oggetto che nelle proposte di trattamento archivistico. Rispetto all’insegnamento in generale, la proposta del Vademecum si è resa ‘promotrice’, anche per le altre nuove fonti, della necessità di una riflessione teorica e di un approccio metodologico più organico e meno frammentato all’interno del percorso formativo delle nuove scuole.

Bibliografia

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Appendice I. Copia dei questionari impiegati.

A. QUESTIONARIO SEGRETERIA

1. Quanti allievi sono stati iscritti alla Nuova Scuola nel primo biennio di funzionamento?

2. Quanti di questi hanno opzionato l’indirizzo contemporaneistico?

3. Quanti insegnamenti sono rimasti scoperti al primo bando di attribuzione?

4. Ci sono insegnamenti che sono rimasti scoperti nonostante ripetuti bandi?

5. Per quali insegnamenti è stato necessario fare più di un bando?

6. Esistono casi in cui per attribuire l’insegnamento è stato necessario bandirlo per più di due volte? Se sì, per quali?

7. L’insegnamento Trattamento delle fonti fotografiche, orali e audiovisive quante candidature all’insegnamento ha ricevuto?

[Opzionale: A chi è stato attribuito l’insegnamento in oggetto?]

8. Se in numero diverso rispetto al punto precedente, in quanti/e discenti hanno opzionato l’insegnamento Trattamento delle fonti fotografiche, orali e audiovisive?

9. L’insegnamento di cui sopra è stato ritenuto obbligatorio per l’indirizzo contemporaneistico?

10. Se NON lo è stato, come mai?


B. QUESTIONARIO DISCENTI

1. Nell’ambito del corso è stata fornita una definizione delle ‘fonti’ oggetto del corso? Se sì, quale (anche citazioni):

– fonte orale:

– fonte fotografica:

– fonte audiovisiva:

2. Nell’ambito del corso è stata affrontata la relazione tra fonti fotografiche/orali/audiovisive e documento archivistico? Se sì, come la sintetizzerebbe?

3. Nell’ambito del corso è stata affrontata la relazione tra fonti fotografiche/orali/audiovisive a archivio? Se sì, come la sintetizzerebbe?

4. Nell’ambito del corso è stata affrontata la relazione/differenza tra documento e medium o supporto?

5. Riterrebbe utile / sensato affrontare la relazione tra fonti fotografiche, documento e medium o supporto anche nell’ambito della diplomatica del documento contemporaneo?

6. Riterrebbe più utile/sensato affrontare il trattamento delle fonti fotografiche, orali e audiovisive nell’ambito dell’insegnamento di archivistica tecnica, con la riduzione dell’insegnamento specifico a modulo, o ritiene necessaria l’esistenza di un insegnamento dedicato?

7. Riterrebbe più utile/sensato affrontare il trattamento conservativo dei supporti delle fonti fotografiche, orali e audiovisive nell’ambito dell’insegnamento Principi di conservazione e restauro dei supporti, estendendo quindi l’insegnamento anche ai supporti ‘non tradizionali’ oppure ritiene preferibile l’assetto didattico?

8. Nell’ambito del corso, è stato utilizzato come riferimento per il trattamento delle fonti orali il Vademecum per il trattamento delle fonti orali (Quaderni rassegna degli Archivi di Stato 114)?


NOME:

COGNOME:

SCUOLA APD




1 Dell’esperienza napoletana colpisce, per l’estrema modernità dello spirito che la reggeva, il carattere pubblico che si volle conferire all’insegnamento della paleografia (in realtà paleografia e diplomatica) (Barone 1888, 21). Come scrive Elio Lodolini, furono proprio le Scuole di archivio a salvare dall’estinzione l’insegnamento della paleografia (Lodolini 2008, 108).

2 Il possesso di un diploma di laurea per l’accesso ai ruoli dell’amministrazione archivistica diverrà obbligatorio col R.D. 21 settembre 1896 n. 478: in giurisprudenza o in lettere, alternativamente al diploma di approvazione nell’esame finale del corso di paleografia e scienze ausiliarie della storia presso l’Istituto di studi superiori pratici e di perfezionamento di Firenze. Per partecipare al concorso di ammissione alla 2ª categoria permaneva l’obbligo della sola licenza liceale: cfr. Lodolini (2008, 74).

3 Nella sua relazione sugli Archivi di Stato per gli anni 1883-1905, il caposezione del Ministero dell’interno Angelo Pesce dedicava pagine eloquenti alle Scuole di archivistica: “Che se presso di noi non esiste una grande scuola paleografica, come la celebre école de chartes di Parigi, la quale fornisce di competenti ufficiali biblioteche e archivi, abbiamo, oltre le cattedre paleografiche dell’istituto superiore di Firenze e di alcune università, dieci scuole presso gli archivi di Stato, affidate ad archivisti esperti, insegnanti di quelle ardue discipline, nominati con decreto del ministro dell’interno e della pubblica istruzione, udita la giunta del consiglio per gli archivi. Esse sono frequentate, oltre che da impiegati di archivio, da studenti universitari, da insegnanti, da dottori in lettere, da notari, da segretari comunali” (Pesce 1906, 27).

4 “I due esami scritti consistevano in un «saggio sulle istituzioni archivistiche anteriori alla rivoluzione» (si intende la Rivoluzione francese) per la prima categoria e regionali (cioè del rispettivo Stato preunitario: del Regno di Napoli, dello Stato pontificio, ecc.) e posteriori alla rivoluzione per la seconda categoria. L’altra prova scritta si riferiva a un saggio di paleografia e diplomatica. All’orale c’erano quattro prove, tutte di archivistica, dalla dottrina alle istituzioni regionali e alla legislazione sugli archivi” (Lodolini 2008, 103).

5. Aggiunge, a chiudere il paragrafo sulla preparazione degli archivisti affrontata dal regolamento: “Già Pasquale Villari aveva notato che in ogni Archivio sarebbe bastato un solo impiegato esperto nelle dottrine paleografiche e diplomatiche. Il «1911» segna proprio un trapasso in questa situazione degli archivi aprendo la porta a nuovi vasti versamenti dell’epoca moderna (cioè dal secolo XVI); ma il Regolamento non ha avuto il merito di avvertirlo” (p. 41).

6 Ministero dell’interno, Direzione generale dell’amministrazione civile, Ufficio centrale Archivi di Stato (1954, 326): “Poiché il materiale strettamente paleografico e diplomatistico serbato negli Archivi di Stato, pur essendo interessante e prezioso, non costituisce che la più piccola parte dell’intero complesso archivistico e per di più quasi ovunque già sufficientemente ordinato e conosciuto; e poiché, al contrario, continuo è l’accrescimento dei fondi moderni, non sembra fuori posto augurarsi che delle varie discipline di cui si impartisce l’insegnamento sia proprio l’archivistica quella che possa avere uno sviluppo più accentuato, anche perché di tale disciplina proprio gli Archivi sono – come è naturale – i veri depositari”.

7 Panella (1955, 74-75).

8 L’art. 59 del Regolamento, al secondo capoverso, recita: “Le lezioni, le quali verseranno sulle materie di cui alla tabella C allegato n. 3, saranno accompagnate da esercizi pratici, sia per paleografia (su documenti originali o su fac-simili), sia per l’archivistica”.

9 La tabella B stabiliva i 17 Archivi di Stato presso cui erano istituite le Scuole: Torino, Milano, Mantova, Venezia, Bolzano, Trieste, Genova, Parma, Modena, Bologna, Firenze, Perugia, Roma, Napoli, Bari, Palermo, Cagliari.

10 Vedasi la L. 312/1980 e il DPR 1219/1984.

11 Vedasi nota prot. 7791 del 24 maggio 2012 della Direzione Generale Archivi al Gabinetto del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, pubblicata in https://archivistinmovimento.wordpress.com/wp-content/uploads/2017/10/regol-archivistica-scuole.pdf. Alla nota è allegato il verbale della seduta n. 35 del 23 marzo 2012 del Comitato tecnico-scientifico per gli archivi che approva lo schema di regolamento, allegato parimenti alla suddetta nota.

12 Su richiesta avanzata dall’Associazione Nazionale Archivistica Italiana, nasce la scelta di consentire l’accesso alla nuova scuola con qualunque laurea quinquennale – il che avrebbe portato alla estrema conseguenza che per l’accesso alla professione e ai concorsi per i ruoli archivistici sarebbe valsa qualunque laurea (cfr. infra).

13 Regolamento concernente le funzioni, l’organizzazione e il funzionamento delle Scuole di archivistica, paleografia e diplomatica degli Archivi di Stato, in attuazione dell’articolo 9, commi 3 e 4, del decreto legislativo 20 ottobre 1998, n. 368. (22G00013) (GU Serie Generale n.31 del 07-02-2022).

14 Rispetto a questa norma fissata dal decreto, vi è da rilevare che la tendenza all’affermazione della aspecificità della professione è andata maturando nel corso dell’ultimo decennio.

15 Si veda, per un primo tentativo di contestualizzazione dei termini del dibattito e sulle ricadute delle modalità con cui tale dibattito è stato condotto, Clemente 1986; René e Bazin 1988; Stamuli 2019; Monachini et al. 2021.

16 Per il ruolo e l’uso antistituzionale delle fonti orali nella ricerca storica si veda, tra gli altri, Portelli (1999, 2023).

17 Rispetto all’uso piuttosto disinvolto in ambito archivistico del rapporto, imposto quasi come ‘sinonimico’, tra ‘fonte’ e ‘documento’ si veda Carucci (1993) e Stamuli (2019).

18 Direzione Generale Archivi, circolare n. 8 del 21 febbraio 2022 (Decreto ministeriale 1° ottobre 2021, n. 241, recante “Regolamento concernente le funzioni, l’organizzazione e il funzionamento delle Scuole di archivistica, paleografia e diplomatica degli Archivi di Stato, in attuazione dell’articolo 9, commi 3 e 4, del decreto legislativo 20 ottobre 1998, n. 368”, registrato alla Corte dei conti il 18 novembre 2021 al n. 2831. Prime indicazioni operative): poiché il regolamento risultava vigente già dal al 22 febbraio 2022, tale circolare ha specificato che le scuole che nell’autunno del 2022 dovevano avviare il nuovo ciclo scolastico, avrebbero dovuto attivare tutte le pratiche necessarie a inaugurare il nuovo corso di specializzazione.

19 Risposta fornita per le vie brevi alla richiesta di compilazione dei questionari di rilievo di dati utili alla redazione del presente contributo. Per i questionari, si veda nota successiva.

20 I due questionari sono disponibili in coda al presente intervento. Si ringraziano Anna Alberti, segreteria della scuola dell’Archivio di Stato di Perugia, e Daniele Scopigno, studente per il biennio 2022-2024, per aver pazientemente risposto ai rispettivi questionari. Per la scuola dell’Archivio di Stato di Palermo, si ringraziano, oltre il personale di segreteria, Giada Gatto, docente di Trattamento delle fonti fotografiche, orali e audiovisive per la stessa scuola nel biennio 2022-2204, e le studentesse Aurelia Di Figlia, Giulia Maria Saeli e Miryam Sciarrino. Per la scuola dell’Archivio di Stato di Bolzano, si ringraziano Roberta Fossali, direttrice dell’Archivio di Stato e dell’annessa Scuola di Archivistica Paleografia e Diplomatica, ed Enrica Caforio e Paola Volani, studentesse del corso oggetto della presente nel biennio 2022-2024. Per la scuola dell’Archivio di Stato di Genova, si ringraziano Luca Filangieri, segretario e referente della scuola, Daniele Tinterri, docente, Jacopo Giovannini, Roberta Lucentini, Pietro Repetto e Martina Salvo, quattro dei nove studenti del corso per lo stesso biennio. Per la scuola dell’Archivio di Stato di Napoli, si ringraziano Giuseppina Medugno, segretaria e referente della scuola, Linda Iacuzio, docente, e due delle sette studentesse di tale corso, Annavita Canneva e una discente che ha preferito restare anonima. Per la scuola dell’Archivio di Stato di Modena, si ringraziano Miles Nerini, vicedirettore dell’Archivio di Stato di Bologna e referente per la scuola, e Alessandro Cazzola, uno dei quattro studenti che hanno seguito il corso sulle nuove fonti presso la scuola modenese per il biennio 2022-2024.

21 Questionario discente 1di1 della Scuola dell’Archivio di Stato di Perugia (Scuola AS-PG).

22 Ibidem.

23 Riportiamo, comunque, il dato rilevato nel Questionario segreteria della Scuola dell’Archivio di Stato di Palermo (Scuola AS-PA), dove si segnala che ben sei sono gli insegnamenti per i quali è stato necessario aprire nuovi bandi. Si tratta degli insegnamenti di Metodologia per l’edizione critica, Storia delle istituzioni pre e post- unitarie, Elementi di diritto pubblico, Diplomatica, Diplomatica del documento contemporaneo, Teoria e metodi del record management.

24 In tutti i questionari discenti, le risposte alla prima domanda valorizzano la sola definizione di ‘fonte orale’. Pare, quindi, che nell’ambito dell’insegnamento il trattamento di tali fonti sia stato centrale, lasciando in ombra la definizione delle altre due ‘tipologie’ di fonte cui l’insegnamento sarebbe dedicato: quella fotografica e quella audiovisiva. Rispetto a questo dato, e in particolare sulla usabilità e accettabilità in ambito archivistico della ‘tassonomia’ proposta dalla denominazione del corso, si veda il paragrafo precedente (Le nuove fonti: il curriculum su fonti orali, audiovisive e fotografiche).

25 Questionario discente 2di3 della Scuola AS-PA, risposta al quesito n. 3 Nell’ambito del corso è stata affrontata la relazione tra fonti fotografiche/orali/audiovisive e archivio? Se sì, come la sintetizzerebbe? Si veda anche la risposta fornita, al medesimo quesito nel Questionario discente 3di3: “è emerso che la fonte orale in archivio, come ogni altra forma documentale, deve essere descritta nel suo contesto di produzione perché il vincolo archivistico sia efficacemente rispettato.”

26 Si vedano al riguardo in particolare Mulè (2005), Stamuli (2019), Bertinetto e Calamai (2016).

27 Due discenti su tre qualificano il rapporto tra medium e supporto nell’ambito del trattamento delle fonti orali come “problematico (Questionario discente 1di3 AS-PA e Questionario discente 3di3 AS-PA).

28 Si vedano le risposte fornite alle domande 4. Nell’ambito del corso è stata affrontata la relazione/differenza tra documento e medium o supporto? e 5. Riterrebbe utile / sensato affrontare la relazione tra fonti fotografiche, documento e medium o supporto anche nell’ambito della diplomatica del documento contemporaneo? nel Questionario discente 2di3 della Scuola AS-PA: “La diplomatica ha individuato due tipologie di caratteri del documento: estrinseci ed intrinseci. I primi riguardano la “forma esterna” del documento e tra questi annoveriamo il supporto. Tale elemento è altamente informativo” e “decisamente sì, dal momento che in un archivio contemporaneo tali fonti possono essere – e spesso sono – ampiamente presenti ed è importante possedere le conoscenze adeguate per la loro gestione.”

29 Si tratta delle risposte alla domanda n. 7. Riterrebbe più utile/sensato affrontare il trattamento conservativo dei supporti delle fonti fotografiche, orali e audiovisive nell’ambito dell’insegnamento Principi di conservazione e restauro dei supporti, estendendo quindi l’insegnamento anche ai supporti ‘non tradizionali’ oppure ritiene preferibile l’assetto didattico? riportate in Questionario discente 1di3 AS-PA e Questionario discente 2di3 AS-PA.

30 Questionari discenti scuola AS-PA, risposta alla domanda 6. Riterrebbe più utile/sensato affrontare il trattamento delle fonti fotografiche, orali e audiovisive nell’ambito dell’insegnamento di archivistica tecnica, con la riduzione dell’insegnamento specifico a modulo, o ritiene necessaria l’esistenza di un insegnamento dedicato?

31 Si riportano qui integralmente le risposte dei Questionari discenti 1 e 2 della Scuola dell’Archivio di Stato di Bolzano alla domanda 1. Nell’ambito del corso è stata fornita una definizione delle ‘fonti’ oggetto del corso? Se sì, quale (anche citazioni).

32 Al Questionario discente 1di1 AS-BZ, in particolare, si legge: “Per quanto l’argomento della conservazione sia stato esaustivo, avrei preferito frequentare un corso dedicato esclusivamente a conservazione e restauro che prendesse in considerazione tutti i tipi di supporto”.

33 Questionari discenti scuola AS-BZ, risposta alla domanda 6. Riterrebbe più utile/sensato affrontare il trattamento delle fonti fotografiche, orali e audiovisive nell’ambito dell’insegnamento di archivistica tecnica, con la riduzione dell’insegnamento specifico a modulo, o ritiene necessaria l’esistenza di un insegnamento dedicato?

34 Come presso altre scuole, oltre all’insegnamento dedicato al trattamento delle ’fonti speciali’, sono rimasti inizialmente privi di candidature i bandi per Records management e Diplomatica del documento contemporaneo.

35 Purtroppo, al momento in cui scriviamo, abbiamo ricevuto soltanto quattro questionari su nove studenti frequentanti.

36 Si veda la definizione di ‘fonte orale‘ fornita con il Questionario discente AS-NA 1di7: ”testimonianza tramandata di generazione in generazione senza la necessità di un supporto tangibile”.

37 Si veda Questionario discenti AS-MO 1di1.

38 Ibidem

39 Cfr. ibidem

40 Si ringraziano i colleghi e le colleghe delle segreterie delle scuole annesse all’Archivio di Stato di Mantova (in particolare Luisa Onesta Tamassia), all’Archivio di Stato di Milano (in particolare Marianna Agostinacchio), all’Archivio di Stato di Roma (in particolare Carola Del Pino), all’Archivio di Stato di Firenze (in particolare Simone Sartini), all’Archivio di Stato di Torino (in particolare Anna Maria Lucania e Cristina Chelini) e all’Archivio di Stato di Venezia (in particolare Andrea Pelizza) per la pazienza, esaustività e cortesia con cui hanno risposto al questionario.

41 L’unico caso di continuità con i bienni precedenti, è quello di Torino, dove, però, il corso ha sempre previsto un numero massimo di ammessi a frequentare stabilito a venti.

42 Così a Roma, dove l’insegnamento è stato opzionato da due degli otto discenti dell’indirizzo paleografico (si veda Questionario segreteria AS-RM); a Torino, dove è stato opzionato da nove degli undici discenti dell’indirizzo paleografico; a Venezia, dove è stato opzionato da due degli studenti dell’indirizzo paleografico. A Milano, la stragrande maggioranza degli studenti e delle studentesse (17 su 18) ha optato per l’indirizzo contemporaneistico e, quindi, per un piano di studio che prevede obbligatoriamente anche la formazione sulle ’fonti speciali’.

43 La difficoltà a trovare docenti è stata segnalata, però, nella maggioranza dei casi ancora per Diplomatica del documento contemporaneo (cfr. Questionario segreteria AS-Fi, Questionario segreteria AS-RM, per l’assegnazione del quale sono stati necessari rispettivamente quattro e due bandi e Questionario segreteria AS-MN, dove l’insegnamento è ancora scoperto dopo cinque bandi andati diserti), per Progettazione e organizzazione di un servizio archivistico; analisi e discussione di case studies (cfr. Questionario segreteria AS-RM, assegnato dopo la pubblicazione di due bandi).

44 Solo la Scuola annessa all’archivio di Stato di Roma, tra quelle che hanno risposto al questionario, segnala che per il corso sulle fonti speciali è stato necessario fare due bandi (cfr. Questionario segreteria AS-RM).

45 Fa eccezione la Scuola Annessa all’Archivio di Stato di Mantova, dove restano scoperti ancora cinque insegnamenti. Tra questi, anche Trattamento delle fonti fotografiche, orali e audiovisive.

46 Questa la soluzione adottata dalle scuole annesse agli archivi di Stato di Roma e di Torino.