Landscaping Oral Archives
Cronache dal Seminario residenziale Li chiamavano matti. Arezzo, 21-23 febbraio 2024
Report from the Seminar They Called them Mad People. Arezzo, February 21-23, 2024
Università di Pisa, Italia
E-mail: bianca.abba@phd.unipi.it
Nella cornice del Festival della salute mentale, svoltosi ad Arezzo dal 20 al 24 febbraio 2024, il Dipartimento di Filologia e Critica delle letterature antiche e moderne dell’Università di Siena ha organizzato la prima edizione del Seminario residenziale Li chiamavano matti. Il seminario è stato organizzato nell’ambito del Progetto PRIN 2022 Roads to Oral Archives Development and Sustainability (ROADS), grazie alla collaborazione con l’Associazione Italiana di Scienze della Voce (AISV) e l’Associazione Italiana di Storia Orale (AISO), con il sostegno economico del Consorzio COOB, aderente a Legacoop Toscana.
Le responsabili scientifiche del seminario, Silvia Calamai e Rosalba Nodari, hanno elaborato il progetto di formazione a partire dalla loro esperienza con gli archivi orali, ed in particolare con l’archivio di Anna Maria Bruzzone, donato nel 2016 all’Università di Siena. Anna Maria Bruzzone, storica torinese, nel 1977 raccolse le testimonianze di 37 pazienti dell’allora Ospedale neuropsichiatrico di Arezzo, rielaborò le interviste e pubblicò due anni più tardi il volume Ci chiamavano matti. Voci da un ospedale psichiatrico. Il materiale sonoro da lei raccolto è stato oggi interamente digitalizzato, è conservato nell’Archivio storico dell’Ospedale neuropsichiatrico, insieme ad altre interviste – di diverso argomento – realizzate da Bruzzone tra gli anni Settanta e gli anni Novanta.
Prima dell’appuntamento all’ex Ospedale neuropsichiatrico (ora Campus universitario dell’Università degli Studi di Siena), sede del seminario, è stato organizzato un colloquio on-line per permettere un primo momento di scambio e conoscenza. I partecipanti sono stati all’incirca venti persone, provenienti soprattutto dall’ambito accademico (storici e linguisti), ma anche medico, con diversi gradi di esperienza e formazione (studenti magistrali, dottorandi, ricercatori): questa pluralità ha garantito uno scambio di saperi e metodi in ottica autenticamente transdisciplinare.
Il seminario residenziale è iniziato con una visita all’Archivio storico dell’Ospedale neuropsichiatrico, situato nella Palazzina dell’Orologio, dove ai tempi del manicomio si trovavano uffici e direzione. Guidati dall’archivista Lucilla Gigli, i partecipanti si sono mossi tra le carte, i libri, le cassette e i dipinti e hanno iniziato a ricostruire la storia del manicomio e dell’archivio stesso. È stato possibile anche toccare con mano alcune cartelle cliniche di ex degenti e ascoltare alcune delle storie più cariche di significato.
La prima giornata è poi proseguita con una visita ai luoghi dell’ex Ospedale neuropsichiatrico, guidata dall’associazione “Franco Basaglia” di Arezzo. Dopo la visita, i partecipanti hanno assistito alla IV Lezione Pirella tenuta dal drammaturgo e narratore Stefano Massini. La lezione, intitolata Raccontare la follia, si è mossa dalla storia di Nellie Bly, la giornalista che decise di dare voce ai ‘matti’ per la prima volta, inaugurando il giornalismo d’inchiesta. Il drammaturgo ha poi percorso, tra il silenzio attento degli astanti, la storia del manicomio e di Agostino Pirella, lo ‘psichiatra umanista’ – ultimo direttore dell’Ospedale neuropsichiatrico di Arezzo fino alla sua chiusura in virtù della legge 180/1978 – seguendo un fil rouge che ha unito l’arte del racconto alla memoria, alla storia della follia, al rapporto tra normalità e anormalità.
La mattina del 22 febbraio si è tenuto il seminario La memoria manicomiale: ricerche ed esperienze a confronto nella Sala dei Grandi dell’ex Ospedale neuropsichiatrico, sotto il grande affresco che ritrae i momenti salienti nella storia della psichiatria. Moderate da Rosalba Nodari, si sono avvicendate la storica Valeria Babini (già Università di Bologna) con l’intervento Processo al Manicomio. Fine della incostituzionalità di una istituzione e Cecilia Molesini, storica dell’Università di Bologna, che ha presentato un contributo su L’esperienza di recupero della memoria legata all’ex manicomio di Feltre. Nella seconda sessione della mattinata, Alice Ceppatelli e Alessandro Massi hanno presentato il loro progetto ManicomiodiVolterra.it, mentre Pompeo Martelli – direttore del Museo Laboratorio della Mente – ha parlato di Fonti Orali, Tecnologia e uso pubblico della storia. Infine, l’antropologo Francesco Zanotelli (Università di Messina) ha presentato un intervento dal titolo Follia ed Ecologia: programmi di ricerca negli archivi manicomiali dopo il terremoto di Messina.
Nel pomeriggio si è svolto il seminario sulla Teoria e pratica dell’intervista a cura di Alessandro Casellato e Silvia Calamai, volto a fornire ai partecipanti le conoscenze fondamentali per apprendere le basi dell’intervista, anche attraverso il confronto con metodi talvolta distanti dalla propria disciplina, e per identificare modalità comuni in vista delle interviste da realizzare nel tardo pomeriggio. Le registrazioni sono state svolte nei locali dell’ex Ospedale neuropsichiatrico, e hanno coinvolto testimoni privilegiati che avevano vissuto – in quanto medici, infermieri, studenti, parenti di ex degenti – l’esperienza manicomiale; tutte persone, queste, animate dal desiderio e dalla necessità di condividere ciò che per loro era stato il manicomio. I partecipanti al seminario hanno registrato le interviste in coppie formate da una persona più esperta e un principiante; il materiale raccolto andrà ad arricchire l’archivio orale riguardante l’ex Ospedale.
L’ultimo giorno, il 23 febbraio, tutti i partecipanti si sono riuniti per discutere delle interviste del giorno precedente. Ogni coppia ha presentato la propria esperienza parlando della biografia della persona intervistata, dell’andamento dell’incontro e del coinvolgimento emotivo. Questo ha aperto la strada a una discussione collettiva sulle difficoltà emerse e sugli errori commessi.
Si è così concluso il primo Seminario Residenziale sulle fonti orali della memoria manicomiale, in un clima di crescita professionale e personale che ha accompagnato tutti i partecipanti. La cornice stessa in cui si è svolto ha permesso di creare un legame ancora più empatico con le persone intervistate. Vedere i corridoi animati da studenti e studentesse e da ricercatori e ricercatrici in formazione, al fianco di studiosi e studiose provenienti da varie parti d’Italia, ha richiamato alla mente le parole dello stesso Pirella: “Nessuno poteva immaginare all’epoca che un posto di dolore e di violenza come il manicomio un giorno sarebbe diventato un luogo di cultura e di pace. Noi ci abbiamo creduto e ci siamo riusciti”.