Received: March 7, 2025; Accepted: November 11, 2025; Published: May 12, 2026
Oral Data Production
Per una sistematizzazione dell’Archivio sonoro dei dialetti veneti
Università di Modena e Reggio Emilia, Italy
Abstract. The Archivio sonoro dei dialetti veneti (asdv) is a collection of recordings of Venetan speakers, initiated in the 1980s as a project led by Manlio Cortelazzo at the University of Padua. Its primary aim was to document the state of Venetan linguistic varieties through recorded conversations between a researcher and an informant from each municipality in the Veneto region. This paper provides a detailed account of the archive’s materials and proposes guidelines for citing and using the recordings, as well as suggestions for integrating maps and tags to enhance accessibility. The recordings document declining local linguistic phenomena while also preserving firsthand accounts of historical and social events from the 20th century. Consequently, the asdv represents a considerable resource not only for linguists but also for oral historians and a broader non-academic audience interested in the topic. A comprehensive list of all surveyed municipalities, along with illustrative maps, is also provided.
Keywords: oral sources, linguistics, Venetan, oral history, use and reuse.
1. Genesi e scopi
Le registrazioni sonore costituiscono una risorsa fondamentale per la raccolta, la conservazione e l’analisi di dati linguistici che non possono essere ricavati da testi scritti, in particolare dati di natura fonetica e prosodica. Per quanto i testi tentino di riprodurre le variazioni fonetiche, infatti, l’analisi di varietà per cui è assente uno standard ortografico di riferimento impone un confronto costante con l’eterogeneità delle scelte grafiche adottate dai diversi autori: lo stesso suono può essere trascritto con grafemi diversi o, viceversa, lo stesso grafema può essere impiegato per indicare suoni distinti; è poi da tenere in considerazione lo scarto tra la percezione del suono, la sua trascrizione e l’effettiva realizzazione fonetica. Gli archivi sonori rivestono, quindi, un ruolo di primo piano nella ricerca linguistica, poiché consentono di accedere a stadi passati dell’oralità e di superare il limite che confina gli studi sul parlato a dati esclusivamente sincronici. Il riferimento a livello nazionale per la produzione, la conservazione, la descrizione e la valorizzazione degli archivi orali è il recente lavoro multidisciplinare Vademecum per il trattamento delle fonti orali (Tavolo permanente per le fonti orali 2023), da ora Vademecum. Nel Vademecum sono considerate fonti orali le fonti «prodotte registrando con vari dispositivi audio e audiovisivi eventi comunicativi che avvengono mediante l’uso di una varietà linguistica (lingua, dialetto), sia essa parlata o segnata» (Tavolo permanente per le fonti orali 2023, 27), una definizione che si propone di includere i punti di vista di studiosi di varie discipline – linguistica, storia orale, etnologia, archivistica.
Per quanto riguarda specificamente le registrazioni sonore di varietà venete, si dispone dell’Archivio sonoro dei dialetti veneti, da ora asdv. L’asdv è il frutto di un progetto curato da Manlio Cortelazzo presso l’Università di Padova nel corso degli anni Ottanta, con l’obiettivo di raccogliere dati sonori e documentare lo stato delle varietà venete nel contesto della crescente influenza dell’italiano1. Una prima formulazione del progetto si legge in Cortelazzo (1980): a fronte delle varie proposte di conservazione puristica delle forme dialettali e degli opposti tentativi di disfarsi dell’eredità localistica, Manlio Cortelazzo propende per «indagare la natura dei dialetti […] attraverso una raccolta sistematica e organica di esempi di parlate dialettali» (Cortelazzo 1980, 22), da attuare nel corso di sei anni con il supporto della Regione Veneto.
Al fine di raggiungere gli obiettivi del progetto era prevista la registrazione del parlato di un uomo e di una donna2 per ciascun comune del Veneto, per un totale di 582 comuni (Cortelazzo 1986)3. Per quanto il progetto non sia stato completato nella sua interezza, alcune aree sono state quasi totalmente mappate4. Oltre ai comuni veneti, le inchieste hanno riguardato anche comunità di emigrati in Australia, Bosnia ed Erzegovina (all’epoca Jugoslavia), Brasile, Canada e Messico; non sono state incluse, invece, le varietà venete parlate in territorio giuliano come il maranese, il gravisano, il triestino e l’istroveneto5. Un elenco parziale dei comuni in cui sono state raccolte le registrazioni è riportato in Cortelazzo (1986), che riunisce le 253 località esaminate fino al 31 dicembre 1985, a cui corrispondono 296 cassette. Poiché generalmente ogni cassetta conteneva le registrazioni di entrambi i parlanti, il fatto che il numero totale di cassette superi quello delle località rivela che in alcuni comuni è stata condotta più di un’inchiesta.
Il contenuto delle cassette è stato digitalizzato su supporto cd rendendo più agevole l’accesso al materiale, per quanto anche questo supporto sia ormai obsoleto. Il materiale è custodito presso il Complesso Beato Pellegrino dell’Università di Padova, con l’obiettivo di procedere alla trascrizione e a una nuova digitalizzazione delle registrazioni, per consentirne una fruizione più ampia e l’accesso aperto tramite un sito web, in conformità con gli standard internazionali.
2. Caratteri e contenuti
Le registrazioni dell’asdv hanno una durata variabile, che in genere si attesta tra i 24 e i 30 minuti. Ogni registrazione documenta il dialogo tra un raccoglitore e un informatore venetofono; anche i raccoglitori si esprimono tendenzialmente nella propria varietà veneta: ad esempio, nella trascrizione delle registrazioni di Cismon del Grappa (VI) si legge che il raccoglitore parla la varietà del comune limitrofo di Arsiè (BL)6. Talvolta hanno partecipato alla conversazione, seppure in misura limitata, anche altri soggetti presenti al momento della registrazione. L’informatore era invitato a esprimersi liberamente su argomenti di vita quotidiana, spesso legati al proprio passato: i giochi e gli svaghi di un tempo, il lavoro nei campi, la guerra, la vita durante il fascismo, la scuola, i racconti e le tradizioni popolari. Gli argomenti della conversazione facilitavano, quindi, il recupero di memorie e avvenimenti vissuti in un contesto che era verosimilmente del tutto dialettofono e stimolavano, si può ipotizzare, l’adozione di forme linguistiche meno influenzate dall’italiano. Non di rado, peraltro, le domande poste dal raccoglitore miravano a indagare la percezione del mutamento linguistico e delle differenze tra varietà limitrofe, favorendo l’emergere di riflessioni metalinguistiche di notevole interesse. A titolo esemplificativo, si considerino le citazioni riportate in (1a), sul fenomeno della metafonesi7, in (1b), sulla variazione diatopica, e in (1c), sulla variazione diastratica. Le citazioni sono tratte rispettivamente dalla registrazione della voce maschile del comune di Agugliaro (VI), dalla registrazione della voce femminile del comune di Pojana Maggiore (VI) e dalla registrazione della voce maschile del comune di Noventa Vicentina (VI)8. Interessante è anche la critica di un parlante di Vittorio Veneto (TV) nei confronti della commistione tra la varietà vittoriese e i tratti linguistici tipicamente trevisani, coneglianesi e veneziani che percepisce nella parlata dei suoi compaesani; a suo avviso, si tratta di scelte linguistiche condizionate dal prestigio di queste varietà, lasciando trasparire una sua chiara tendenza alla conservazione puristica delle forme percepite come più marcatamente locali9.
(1) a. Noaltri diṡemo ‘i uvi’ e invese a Vo’ i diṡe ‘i òvi’.
‘Noi diciamo i [u]vi [le uova] e invece a Vo’ dicono i [ɔ]vi’
b. Noventa se ga fato più civile, invese Pojana l’è un po’ più rurale, eco capìselo, più ‘campagna’.
‘[Il dialetto di] Noventa è diventato più civile, invece [quello di] Pojana è un po’ più rurale, ecco capisce, più campagna’
c. Quei vecioti là ṡe sta costreti a migliorare perché i bambini che ndava a scuola i portava caṡa le novità i portava, no… “se diṡe mia cusì seto” qua colà… e lora quel’altro se vedea in colpevolesa quasi insoma e sercava magari de migliorare…
‘Quegli anziani sono stati costretti a migliorare [la propria lingua] perché i bambini, che andavano a scuola, portavano a casa le novità… “non si dice mica così sai” e cose simili… e allora quell’altro [gli anziani] si sentiva quasi in colpa e cercava magari di migliorare…’
Un caso peculiare è costituito dal materiale disponibile per il comune di Monselice (PD). In una delle inchieste condotte in tale località, infatti, il parlante non è un informatore generico, ma il raccoglitore che ha realizzato il maggior numero di rilevamenti per l’asdv. Le due registrazioni che compongono il documento sonoro, della durata complessiva di circa un’ora, consistono in un monologo in cui vengono illustrate le modalità di ricerca degli informatori e di registrazione delle conversazioni. Significativo è il fatto che, secondo quanto riferito, non si procedeva contattando preventivamente i parlanti per individuare i possibili informatori; al contrario, il raccoglitore era solito recarsi direttamente nel comune e, avvicinando le persone che incontrava per strada o suonando i campanelli delle abitazioni, stabiliva il primo contatto e spiegava lo scopo della sua visita – in (2) è riportato un estratto della registrazione di Monselice (PD) in cui il parlante dà conto della formula con cui si presentava agli interlocutori10. Il raccoglitore osserva che trovava in casa con più frequenza le donne rispetto agli uomini e che, in generale, i parlanti residenti in aree rurali o montane si dimostravano più disponibili rispetto a quelli residenti nei centri urbani; riferisce, inoltre, di essere stato talvolta invitato a dimostrare la propria appartenenza all’università tramite l’esibizione di una tessera di riconoscimento, che inizialmente non era prevista e che precisa di aver richiesto al fine di superare la riluttanza di alcuni parlanti. Nell’ambito delle inchieste dialettali, del resto, è noto che i parlanti manifestano talvolta delle perplessità nei confronti degli strumenti e della figura del linguista e attivano meccanismi consapevoli o inconsapevoli di autocensura, in ragione della percezione delle varietà locali come subordinate rispetto alla lingua nazionale. Come nota Marcato (1981, 63), infatti, «molte volte la scelta della risposta è viziata dal desiderio di fornire il dato che si ritiene più confacente alla situazione (anche se diverso dal proprio vero comportamento)», ovvero si rischia che sia compromessa la qualità dei dati.
(2) Buongiorno paron, o parona, […] a me scuṡa se a disturbo. A voevo domandarghe un piasere se a podeva farmeo […] son studente del’Università de Padova e, par ’l me studio, so drio racogliere dee registrasion diaetai. Con l’università, in pratica, semo drio fare na racolta del diaeto veneto come ch’el vien parlà un po’ su tuti i comuni dea region e, in paroe povere, el piasere che voevo domandarghe ṡe se a podeva avere a cortesia e chel poco de tempo de far do ciàcoe. No ṡe che meto né nome né niente e no ṡe che ghe sia argomenti particoari su cui parlare, dunque queo che vien fora va ben […].
‘Buongiorno signore, o signora, […] mi scusi se la disturbo. Volevo chiederle un piacere […] sono uno studente dell’Università di Padova e, per i miei studi, sto raccogliendo delle registrazioni dialettali. Con l’università, in pratica, stiamo facendo una raccolta di come il dialetto veneto è parlato in tutti i comuni della regione e, in parole povere, il piacere che volevo chiederle è se avesse la cortesia e un po’ di tempo per fare due chiacchiere. Non riporto nomi o altro e non ci sono argomenti particolari di cui parlare, dunque qualunque cosa si dica va bene […]’
Di seguito si segnalano alcuni episodi, tratti dal materiale dell’asdv, in cui gli informatori o soggetti terzi si sono mostrati diffidenti rispetto al progetto. Nella reazione dell’informatrice di Noventa Vicentina (VI), riportata in (3a), si coglie il timore della registrazione del colloquio e dei potenziali utilizzi del materiale raccolto, oltre che del giudizio e della derisione della propria parlata. Nella registrazione della voce femminile del comune di Alonte (VI), invece, il raccoglitore è sospettato di voler approfittare della disponibilità dei parlanti: come si legge nella citazione riportata in (3b), infatti, una terza persona interviene per assicurarsi che l’anziana informatrice sia consapevole di essere registrata e per avere chiarimenti in merito agli scopi dell’intervista; sarà l’informatrice stessa a precisare di aver ricevuto le opportune spiegazioni, rassicurando chi aveva sollevato i dubbi sull’onestà del raccoglitore. Infine, nella registrazione della voce femminile della seconda inchiesta a Campiglia dei Berici (VI), la ritrosia manifestata dall’informatrice è tale da causare l’interruzione della conversazione, che viene successivamente ripresa con un’altra parlante sullo stesso nastro. In altri casi, è stato il sospetto suscitato dalla presenza del registratore a impedire la buona riuscita dell’inchiesta, come testimoniato dagli estratti del materiale di Monselice (PD) riportati in (4).
(3) a. Te se dopo quando che te senti ste registrazioni come che te ridi […] cusì i me ga insegnà a parlare, se i ga comodo i me scolta, se no… ṡe vero?
‘Sai dopo quando ascolti queste registrazioni come ridi […] così mi hanno insegnato a parlare, se vogliono mi ascoltano, altrimenti… vero?’
b. Me scuṡa se intervegno ma… lo seto che sta registrando? A che scopo ṡe sto fato de… anca parché no lo so insoma se na dona da otantazinque ani […] me pare che sia poco coreto da parte sua de no aver chiesto se podeva…
‘Mi scusi se intervengo ma… sai che sta registrando? Per che scopo è questo fatto di… anche perché non so se una donna di ottantacinque anni […] mi pare che sia poco corretto da parte sua di non aver chiesto se potesse…’
(4) a. Tante volte me acorṡevo che magari dei vecioti no i saveva gnanca cosa che iera un registratore e che se i o saveva iera na roba masa impegnativa par lori.
‘Tante volte mi accorgevo che degli anziani non sapevano nemmeno cosa fosse un registratore e che, se lo sapevano, era una cosa troppo impegnativa per loro’
b. Ghe ṡe un saco de persone che quando che i vien savere che ghe ṡe un registratore de meṡo, che i vien registrà, no i voe pi savèrghene.
‘Ci sono un sacco di persone che quando scoprono che sarà utilizzato un registratore, [ovvero] che saranno registrate, non ne vogliono più sapere niente’
Nonostante la presenza di casi come quelli appena citati, molti altri informatori si sono dimostrati pienamente disponibili e collaborativi, consentendo la raccolta di preziosi dati linguistici. Tra questi, il raccoglitore di Monselice (PD) menziona il parlante della registrazione della voce maschile di Asigliano Veneto (VI), il quale è stato particolarmente partecipe e coinvolto, non limitandosi a rispondere alle domande del suo interlocutore ma conducendo lui stesso parte della conversazione. Inoltre, il raccoglitore osserva che il dialogo è proseguito anche oltre la conclusione della registrazione e che l’informatore ha espresso il desiderio di ricevere la battitura del materiale registrato per poterla conservare.
Ai fini dell’organizzazione del progetto, per ogni comune veneto era stato predisposto un fascicolo cartaceo in vista delle inchieste sul campo. Sulla copertina di ciascun fascicolo sono riportati il nome del comune e un codice identificativo. Il fascicolo dei comuni in cui sono state effettuate le registrazioni contiene un numero variabile di fogli sui quali è riportata la trascrizione dattiloscritta di una porzione della registrazione, spesso integrata da correzioni scritte a mano, che fornisce una prima impressione sulla natura della varietà parlata11. I fogli possono includere ulteriori informazioni, quali il nome del comune (ed eventualmente della frazione in cui è stata condotta l’inchiesta), l’età degli informatori e la firma autografa del raccoglitore o del trascrittore; più raramente sono indicati anche nome, cognome e professione dei parlanti. Un caso unico è quello dell’inchiesta condotta a San Donà di Piave (VE), poiché a conclusione della trascrizione la raccoglitrice ha aggiunto alcune note linguistiche sulla parlata degli informatori. Come già accennato nella sezione 1, il progetto non è stato completato integralmente, ovvero le registrazioni non sono state realizzate in tutti i comuni del Veneto: in questi casi, il fascicolo è comunque presente ma risulta vuoto.
Il contenuto del fascicolo costituisce la documentazione di contesto che fa capo allo stesso evento comunicativo della registrazione e che deve essere mantenuta in relazione organica con la fonte orale, poiché «[l]a registrazione sonora o audiovisiva decontestualizzata e priva di elementi di corredo conserva il suo valore di fonte ma perde capacità informativa in quanto priva della rete di relazioni con gli altri documenti prodotti in preparazione o contemporaneamente o a conclusione della registrazione» (Tavolo permanente per le fonti orali 2023, 27) – viene meno, in altre parole, il vincolo originario che è esso stesso necessario per l’esistenza dell’archivio12. Del resto, è anche grazie alla presenza di tali materiali che «si parla di archivi orali, archivi, cioè, in cui la documentazione sonora è mantenuta nella relazione con il contesto di produzione e descritta avendo cura di rappresentare adeguatamente tale relazione» (Tavolo permanente per le fonti orali 2023, 29).
Il codice identificativo previsto per ciascun comune è composto dalla sigla della provincia di appartenenza e da un numero progressivo, determinato dalla posizione della località nell’ordine alfabetico di ogni provincia. Ad esempio, al comune di Asiago (VI) è stato assegnato il codice VI 9, mentre il comune di Zermeghedo (VI) è identificato dal codice VI 120. Talvolta le registrazioni sono state effettuate in una frazione del comune, come nel caso di Pieve di Soligo (TV), dove l’inchiesta è stata condotta nella frazione di Barbisano – in questi casi nell’attribuzione dei codici si fa comunque riferimento al nome del comune e non a quello della frazione.
Ogni cd presenta di norma quattro file audio. Due file contengono registrazioni molto brevi, generalmente della durata di pochi secondi, finalizzate a presentare la località e l’informatore; le altre due registrazioni, tendenzialmente una per la voce maschile e una per la voce femminile, documentano la conversazione tra il raccoglitore e l’informatore13. I file introduttivi seguono la struttura descritta in (5): qualora la registrazione sia stata effettuata in una frazione del comune, questa è menzionata per prima, seguono il nome del comune, la provincia di appartenenza, il numero dell’inchiesta (limitatamente ai casi in cui ne è stata svolta più di una), il sesso e l’età dell’informatore. Negli esempi in (5) sono riportate le trascrizioni di alcuni audio di presentazione, che differiscono l’uno dall’altro quanto alle informazioni disponibili per l’inchiesta.
(5) (frazione) > comune > provincia > (n° dell’inchiesta) > sesso > (età)
a. San Pietro Mussolino, Vicenza, uomo, 54 anni
b. Ca’ Zuliani, Porto Tolle, Rovigo, donne, 68 anni e 56 anni
c. Arsiero, Vicenza, seconda registrazione, uomo, 59 anni
d. Montorio, Verona, donna
e. Chioggia, Venezia, prima registrazione, donna, anziana
f. Fregona, Treviso, uomo, nato nel 1918
3. Proposta di citazione del materiale
Il codice univoco attribuito a ciascun comune nell’asdv è un sistema economico ed efficace per identificare rapidamente la provincia di appartenenza di ogni località. Tuttavia, qualora fosse necessario citare una registrazione, ad esempio per indicare la fonte di una forma, i codici nella loro configurazione originaria risulterebbero insufficienti. Da un lato, infatti, la struttura del codice non consente di distinguere tra la registrazione della voce maschile e quella della voce femminile di un singolo comune; dall’altro, non permette di identificare l’inchiesta a cui si fa riferimento nei casi in cui siano state condotte più indagini nello stesso comune. Tali limitazioni suggeriscono di implementare un sistema di codifica più articolato, al fine di evitare potenziali ambiguità. Per risolvere la prima questione si propone di integrare il codice assegnato a ciascuna località con un ulteriore simbolo, m oppure f, per distinguere le registrazioni delle voci maschili da quelle delle voci femminili14. Per risolvere la seconda questione si suggerisce di aggiungere un numero progressivo racchiuso tra parentesi tonde tra il codice originario e il simbolo che specifica il sesso dell’informatore.
Per citare in modo univoco una registrazione si indicherà, quindi, il codice del comune, eventualmente integrato dal numero dell’inchiesta, e il simbolo che specifica se la registrazione contiene la voce maschile o la voce femminile. Se la citazione riguarda una specifica forma o un breve passaggio, si suggerisce di integrare il modello descritto con l’indicazione del minuto e del secondo in cui si ascolta la citazione, così da agevolarne il recupero. Nel caso di singole forme o frasi, l’indicazione temporale può essere puntuale; diversamente, per passaggi più estesi può essere utile riportare un intervallo di tempo. Il codice VI 22(2)m (4ˈ10–7ˈ50), ad esempio, identifica la registrazione della voce maschile relativa alla seconda inchiesta condotta nel comune vicentino di Campiglia dei Berici – nell’intervallo di tempo citato la conversazione riguarda la differenza tra le varietà venete e l’intelligibilità di altre varietà italoromanze. In (6) sono illustrati a titolo esemplificativo i codici che corrispondono, rispettivamente, alle citazioni in (1a), (1b), (1c), (3a) e (3b), per cui è adottato il modello di citazione proposto nel presente lavoro.
(6) codice del comune > (n° dell’inchiesta) > sesso dell’informatore > (indicazione temporale)
a. VI 1m (19ˈ13) voce maschile di Agugliaro, minuto 19ˈ13
b. VI 79f (3ˈ28) voce femminile di Pojana Maggiore, minuto 3ˈ28
c. VI 74m (27ˈ15) voce maschile di Noventa Vicentina, minuto 27ˈ15
d. VI 74f (15ˈ06) voce femminile di Noventa Vicentina, minuto 15ˈ06
e. VI 3f (11ˈ20) voce femminile di Alonte, minuto 11ˈ20
4. Usi e prospettive
La ricchezza del materiale conservato nell’asdv offre molteplici opportunità per l’analisi di fenomeni linguistici ed extralinguistici, come si evince già da Rizzi (1989) e Vigolo (1992)15. Più recentemente, in Longhin (2024) i dati ricavati dalle registrazioni hanno rivestito un ruolo essenziale nell’approfondimento del fenomeno fonologico della metafonesi. Nelle varietà venete, il trigger della metafonesi è la vocale alta anteriore postonica /i/, mentre il target è costituito dalle vocali medio-alte toniche /e o/; tuttavia, in letteratura è stata registrata anche l’estensione dell’innalzamento alle vocali atone16. Dal momento che la metafonesi veneta è in forte regressione, può essere complesso individuare in sincronia il fenomeno marginale per cui l’innalzamento coinvolge anche le vocali atone. In particolare, l’innalzamento delle vocali pretoniche nei parossitoni è noto per le varietà venete che presentano metafonesi, mentre l’innalzamento delle vocali postoniche nei proparossitoni è raramente menzionato nella letteratura sul veneto centrale, sebbene compaia negli studi sulle varietà venete giuliane di Grado (GO) e Marano Lagunare (UD)17. La consultazione del materiale dell’asdv ha rivelato che anche in vicentino è quantomeno possibile che questo contesto fonologico sia interessato dal fenomeno, confermando l’importanza dei dati dell’archivio. Nella Tabella 1 sono riportate alcune delle forme più rilevanti emerse dalle registrazioni. In particolare, si noti che nelle forme proparossitone la vocale tonica è medio-bassa o bassa, di conseguenza non è target di metafonesi in veneto; ciononostante, l’innalzamento della vocale medio-alta postonica in contesto metafonetico è comunque possibile18.
|
ipa |
Italiano |
Contesto |
Codice |
|---|---|---|---|
|
[ˈbɔsuli] |
Bossoli |
Coi bòsuli dei rasi |
VI 79m (17ˈ32) |
|
[buˈtuni] |
Bottoni |
Noialtri ṡugavi coi butuni |
VI 1m (2ˈ34) |
|
[ˈkalkuli] |
Calcoli |
Faṡea i càlculi |
VI 22(2)m (21ˈ16) |
|
[ˈnɛspuli] |
Nespole |
Nèspuli, noṡele, uve |
VI 98f (7ˈ59) |
|
[zuˈgatuli] |
Giocattoli |
Tuti ga i ṡugàtuli |
VI 98f (11ˈ55) |
|
[tuˈziti] |
Bambini |
Noaltri iera tuti tuṡiti |
VI 74f (18ˈ55) |
I diversi usi a cui si presta un corpus di lingua parlata, tuttavia, potrebbero essere limitati dalla possibilità di contare unicamente sull’ascolto di lunghe registrazioni e sul codice identificativo come metodo di ricerca. Inoltre, non è stato pubblicato un elenco completo dei comuni in cui sono state condotte le inchieste; attualmente si dispone solo dell’elenco fornito in Cortelazzo (1986) che, come accennato nella sezione 1, riporta solo i comuni mappati fino alla fine del 1985. Si ritiene che, per il ricercatore che si accinge alla consultazione dei materiali dell’asdv, risulti utile avere a disposizione un elenco completo delle località esaminate. Ciò consentirebbe una verifica preliminare dei comuni oggetto delle inchieste, facilitando l’individuazione di eventuali lacune in vista della raccolta dati.
Date queste considerazioni, si propongono nell’Appendice la lista completa dei comuni per i quali sono state effettuate le registrazioni nell’intero asdv, la lista dei comuni per i quali, invece, non risultano inchieste e la lista delle fusioni amministrative che hanno interessato i comuni veneti dopo la conclusione dei lavori. In questa sede, si è deciso di preservare la suddivisione delle località sulla base della provincia amministrativa, mantenendo l’organizzazione originale delle inchieste. Tale suddivisione è vantaggiosa perché oggettiva e non strettamente dipendente da fattori linguistici o culturali; tuttavia, può essere considerata l’opportunità di introdurre altre modalità di classificazione, a seconda dell’impostazione che si intende dare alla ricerca. Una possibile alternativa è la ripartizione secondo criteri dialettologici suddividendo le aree sulla base del sottogruppo della varietà parlata19; in questo modo, pur evidenziando la componente prettamente linguistica, si pongono però le questioni della definizione dei confini dialettali e di possibili controversie sull’assegnazione delle località alle aree. Diversamente, la classificazione potrebbe basarsi primariamente sulle regioni storico-geografiche e culturali, che possono trascendere i confini amministrativi; anche questa suddivisione, tuttavia, presenta una possibile dimensione di arbitrarietà e rischia di definire aree con una coesione interna limitata.
L’indicazione dell’età degli informatori, introdotta nell’Appendice per ogni comune per cui l’informazione è disponibile, rappresenta un primo passo per affinare la ricerca all’interno dell’asdv, perché permette di selezionare le registrazioni considerando questa variabile. Le differenze anagrafiche, infatti, consentono di studiare le dinamiche linguistiche di un’area ristretta in una prospettiva diastratica: è possibile confrontare le produzioni di parlanti anziani e parlanti più giovani in località distanti pochi chilometri, ricavando dati utili per l’analisi della variazione. Inoltre, conoscendo l’età degli informatori, è possibile mettere in relazione i dati dell’asdv con quelli provenienti da altri archivi e atlanti dialettali.
Nell’Appendice sono riportate anche le mappe delle sette province del Veneto, in cui sono stati evidenziati i comuni oggetto di inchieste. La rappresentazione grafica permette di individuare facilmente le aree geografiche meno coperte dalle registrazioni. Ad esempio, in provincia di Vicenza mancano le inchieste relative all’area nordorientale, mentre le inchieste condotte nella provincia di Verona si concentrano prevalentemente nell’area occidentale, sulle rive del lago di Garda – si veda, a titolo esemplificativo, la Figura 120. Inoltre, nell’ottica di rendere accessibili in formato digitale le informazioni relative ai materiali, sarebbe utile associare al territorio di ciascun comune un tooltip che al passaggio del cursore mostri il nome del comune e alcuni metadati, tra cui il codice identificativo21. Questo strumento consentirebbe di selezionare i comuni su base geografica per valutare l’opportunità di accedere a una scheda che riporti tutti i dati disponibili per ciascuna località, quali il numero delle inchieste e l’anno in cui sono state condotte, l’eventuale frazione in cui sono state raccolte le registrazioni, la professione dell’informatore, il nome del raccoglitore22, l’area storico-geografica di riferimento e altre note.
Per migliorare la fruibilità dell’archivio, inoltre, si propone di implementare un sistema di etichette (tag), riguardanti sia aspetti linguistici sia aspetti extralinguistici, con lo scopo di segnalare le informazioni più rilevanti contenute in ciascuna registrazione e di facilitare la ricerca per parola chiave nell’intero asdv. Tra le etichette linguistiche possono essere inclusi fenomeni relativi a tutti i livelli di analisi, ad esempio fenomeni fonetici, come la presenza sistematica di metafonesi e di consonanti interdentali, la tendenza al dileguo di /l/ e la presenza di apocope, e fenomeni morfologici, come l’uso di forme surcomposées di passato oppure residui di seconde persone sigmatiche; tali etichette sarebbero particolarmente utili per individuare occorrenze di fenomeni linguistici difficilmente elicitabili oppure in forte regressione. Le etichette extralinguistiche, invece, possono fare riferimento a contenuti storici e culturali, quali la narrazione di eventi della Prima guerra mondiale nel territorio, come documentano le inchieste di Asigliano Veneto (VI 10m) e di Rocca Pietore (BL 44m), o la descrizione delle tecniche di raccolta e conservazione dei prodotti dei campi23. Simili testimonianze rivestono particolare valore per gli studiosi di storia orale, poiché offrono informazioni significative su eventi della prima metà del Novecento – tra cui le guerre mondiali, il fascismo, il dopoguerra, la vita rurale, l’industrializzazione. Inoltre, le testimonianze dirette potrebbero essere integrate nei percorsi didattici delle scuole e nei musei di storia locale, come nel caso delle memorie della Prima guerra mondiale sull’Altopiano dei Sette Comuni, per promuovere e valorizzare i materiali anche al di fuori della comunità accademica. Il controllo incrociato tra i tag e gli altri metadati consentirebbe anche di selezionare le registrazioni in base agli obiettivi della ricerca. Ad esempio, la registrazione di un parlante novantenne associata all’etichetta Prima guerra mondiale potrebbe offrire una testimonianza della partecipazione ai combattimenti; diversamente, un parlante più giovane potrebbe documentare gli effetti del conflitto sulla popolazione civile. Simili considerazioni emergono con frequenza e risvolti più rilevanti per gli eventi storico-sociali dei decenni successivi, per chiari motivi cronologici. L’introduzione delle etichette contribuirebbe notevolmente, quindi, all’ottimizzazione del materiale conservato nell’asdv, permettendo una ricerca mirata prima dell’ascolto delle registrazioni. Tuttavia, l’adozione di tale sistema pone delle criticità su cui interrogarsi. Innanzitutto, è necessario valutare il livello di dettaglio e i criteri per l’attribuzione dei tag. Ad esempio, nel caso in cui una registrazione contenga una sola forma metafonetica a fronte di numerose forme non metafonetiche, l’attribuzione dell’etichetta metafonesi potrebbe non essere adeguata poiché indurrebbe a pensare che il fenomeno sia significativamente rappresentato dai dati. Se, invece, nella registrazione di una località tradizionalmente caratterizzata dalla presenza di metafonesi non si rilevano forme con innalzamento, si può valutare la possibilità di segnalare l’assenza del fenomeno linguistico. Un ulteriore aspetto riguarda l’uniformità dell’annotazione: è necessario definire con precisione un metodo comune tra gli annotatori, in modo da attribuire i tag con la massima coerenza e ridurre le discrepanze24.
5. Conclusioni
Dalle riflessioni proposte nelle sezioni precedenti, risulta evidente che il materiale dell’asdv rappresenta una fonte preziosa di dati per la ricerca in linguistica; tuttavia, il necessario lavoro di sistematizzazione delle registrazioni è solo alla fase iniziale. Si consideri, ad esempio, che per alcuni comuni, benché le inchieste siano state condotte e siano presenti le trascrizioni delle conversazioni, le registrazioni non sono conservate nell’archivio. Il supporto cd, inoltre, da un lato non assicura che la qualità del suo contenuto sia preservata adeguatamente nel tempo, dall’altro è ormai diventato obsoleto25; si rivela necessario, quindi, prevedere una nuova digitalizzazione che consenta la conservazione a lungo termine del materiale. Una questione rilevante riguarda anche l’aderenza al Regolamento generale sulla protezione dei dati (gdpr) e alla normativa italiana di tutela della privacy previgente, emendata, aggiornata o comunque non soppressa a seguito dell’adozione del gdpr: le registrazioni, infatti, possono contenere informazioni che permettono l’identificazione di un soggetto e la voce stessa può rientrare tra i dati personali26.
Il presente contributo si pone come un primo passo per la sistematizzazione del materiale dell’asdv, attraverso l’organizzazione delle informazioni disponibili per ciascun comune, la definizione di un sistema di citazione e la riflessione sul valore delle registrazioni e sulle criticità da affrontare per garantirne un impiego efficace. Il lavoro si colloca nella prospettiva di un progetto dedicato a una nuova digitalizzazione, alla valorizzazione e alla diffusione dei materiali, con l’obiettivo di renderli accessibili sia alla comunità scientifica sia a un pubblico più ampio.
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1 Tra i numerosi contributi sul rapporto tra lingua nazionale e varietà locali si segnala l’inchiesta di Marcato (2005).
2 La prima formulazione si limitava ad «almeno un soggetto per ciascuna località» (Cortelazzo 1980, 23).
3 A febbraio 2026 i comuni del Veneto sono 559. L’elenco completo dei comuni e l’elenco delle variazioni amministrative che li hanno interessati sono riportati sul sito dell’istat e sul nuovo portale situas; un più agile riferimento sulle fusioni amministrative che hanno ridotto il numero complessivo dei comuni tra il 1995 e il 2026 è riportato sul sito della Regione Veneto – si veda la Bibliografia.
4 Per il numero di comuni esaminati e la percentuale di copertura del territorio di ogni provincia si veda l’Appendice, consultabile all’indirizzo https://github.com/marcolonghin/ASDV-OArJ.
5 Sulla scia delle registrazioni dell’asdv, nel novembre 2024 Enrico Castro ha condotto un’inchiesta nella comunità veneta di Arborea (OR) – si veda Castro (2024).
6 Non così in una delle inchieste condotte a Puos d’Alpago (BL), dove peraltro l’esclusiva italofonia della raccoglitrice pare aver influito sulle scelte linguistiche dell’informatore, come rilevato in una nota all’inizio della trascrizione della conversazione.
7 È questo un caso in cui la citazione non è pronunciata dall’informatore selezionato per l’inchiesta, ma da una terza persona che assisteva alla registrazione. Poiché ciò non mina l’informatività del contributo, si è scelto di includere ugualmente la citazione. Tuttavia, qualora l’analisi richieda una selezione omogenea dei dati in base al sesso o all’età anagrafica dell’informatore, si può decidere di escludere tali forme oppure di indicare esplicitamente che si tratta di un contributo fornito da un altro parlante.
8 Quanto alla trascrizione delle varietà venete, in questo lavoro sono stati adottati i seguenti criteri ortografici: con ṡ si trascrive la fricativa alveolare sonora [z], s indica sempre [s]; con ż si trascrive l’affricata alveolare sonora [dz], la corrispondente sorda [ts] è indicata con z. Per le ragioni di queste scelte si rimanda a Longhin (2024, 97–9).
9 Per quanto interessante a livello sociolinguistico, una simile presa di posizione da parte dell’informatore può risultare problematica per l’indagine linguistica, perché l’intento di rimarcare l’appartenenza a una comunità rischia di influenzare il comportamento linguistico del parlante durante la raccolta dei dati. Per altre considerazioni metalinguistiche degli informatori dell’asdv si veda Rizzi (1989, 144–6); per la nozione di comunità linguistica si vedano Calamai (2015, 19) e i riferimenti ivi citati.
10 Non si esclude che gli altri raccoglitori operassero in modo diverso.
11 Riflessioni sulla trascrizione delle fonti orali sono proposte al termine del Vademecum, come primo contributo del Tavolo permanente per le fonti orali – si vedano, in particolare, Abete (2023), Calamai (2023), Celata (2023), Cirillo (2023) e Orecchia (2023); sulla trascrizione fonetica si veda anche Calamai e Celata (2024, 176–81).
12 Sul vincolo archivistico si veda Cencetti (1937).
13 Fanno eccezione alcune delle inchieste effettuate in località estere, ad esempio le registrazioni di Montréal, in cui lo stesso file include le voci di molteplici informatori e in cui l’audio di presentazione dà conto di varie informazioni riguardo ai parlanti, quali nome, cognome, professione e provenienza.
14 Si segnala, tuttavia, che in un certo numero di comuni, per quanto esiguo, entrambe le registrazioni disponibili contengono voci di parlanti dello stesso sesso: in questi casi può essere pertinente un’indicazione ulteriore – un esempio è dato dall’inchiesta del comune di Monselice (PD), citata nella sezione 2, in cui le due registrazioni contengono entrambe la voce dello stesso parlante. Inoltre, si ricordi la varietà che si riscontra nelle registrazioni delle località estere, in cui lo stesso file può includere le voci di più informatori, anche di sesso diverso. In tali casi, l’uso di un solo simbolo, m o f, potrebbe non essere sufficiente a evitare ambiguità nell’identificazione di una registrazione.
15 In entrambi i casi l’assenza di rimandi puntuali alle registrazioni non ha reso necessario predisporre un sistema di citazione.
16 Si vedano, tra gli altri, Trumper (1972), Marcato (1990), Vigolo (1992) e Walker (2005).
17 Si tratta di comuni in territorio amministrativo friulano nei quali non sono state condotte inchieste nell’ambito dell’asdv.
18 Sui risvolti teorici di simili dati si vedano le posizioni contrastanti di Mascaró (2019) e di Walker (2010).
19 Riflessioni sulla classificazione delle varietà venete si trovano, tra gli altri, in Trumper (1972), Zamboni (1974; 1979; 1988), Pellegrini (1977), Maddalon (1987), Trumper e Vigolo (1995; 1997).
20 Per le mappe di tutte le province venete si rimanda all’Appendice.
21 Una prima proposta è consultabile all’indirizzo https://marcolonghin.github.io/ASDV-OArJ/.
22 Questa informazione permette di confrontare le risposte di informatori diversi a domande simili poste dallo stesso raccoglitore.
23 Sull’utilizzo di parole chiave e sull’indicizzazione delle registrazioni si veda Orecchia (2023).
24 Per condurre una prima indagine esplorativa degli argomenti principali delle registrazioni si potrebbe ricorrere al topic modelling; tuttavia, l’operazione preliminare di trascrizione risulterebbe compromessa dal fatto che i modelli di modelli di riconoscimento automatico del parlato (ASR) non sono stati addestrati sulle varietà parlate nelle registrazioni e dal fatto che la qualità dell’audio non è ottimale.
25 Già Cortelazzo (1980, 23), in riferimento alle cassette, notava che «[l]e trascrizioni contestuali dei prelievi […] ne garantiscono un più lungo arco di esistenza contro il possibile deterioramento delle registrazioni» (corsivo mio). Sulla conservazione e la digitalizzazione delle fonti orali si rimanda al Vademecum, in particolare alle pp. 71–5.
26 Sulla normativa pertinente al nostro caso e riguardante la protezione dei dati personali (compreso il caso delle persone defunte), il diritto d’autore, l’adeguamento al gdpr delle fonti raccolte in passato e i presupposti legali per la registrazione delle fonti si rimanda ancora al Vademecum, in particolare alle pp. 30–60. Per un approfondimento sulle questioni legate alla registrazione del parlato e ai dati orali si veda Calamai e Celata (2024, 277–305).