Received: April 10, 2025; Accepted: January 26, 2026; Published: May 12, 2026
Oral Data Conservation
DiALeCTUS. Divulgazione e Archivio Linguistico Calabrese di Tradizioni Usi e Suoni
Università della Calabria, Italy
luciano.romito@unical.it; angelamaria.roperti@unical.it
*Corresponding author
Abstract. DiALeCTUS aims to preserve the rich cultural heritage of Calabria by conserving and restoring sound documents of linguistic, ethnomusical, and cultural interest. The project aims to acquire and map dialects in Calabria, offering an innovative model designed to complement traditional paper-based dialect atlases. The decision to create an archive rather than a dialect atlas reflects the central importance attributed to the sound document, regarded as a cultural asset with relevance across multiple disciplinary fields. Furthermore, sound transcends the various phonetic interpretations and personal phonological categorizations often imposed by written formats. The analysis and study of the archive materials will represent a subsequent phase of the project, engaging scholars from various disciplines. The archive is divided into two sections: new acquisitions and old recordings. The latter have been subjected to the digitization process to ensure their preservation. The portal organizes and provides access to materials via thematic macro-areas, and includes a search engine that enables efficient and immediate consultation.
Keywords: oral archives, dialectology, digitization, interviewers.
1. Il progetto DiALeCTUS
Il progetto DiALeCTUS1 (Divulgazione e Archivio Linguistico Calabrese di Tradizioni Usi e Suoni) nasce dalla volontà di salvaguardare il patrimonio culturale calabrese attraverso il restauro e la conservazione di documenti sonori analogici di interesse linguistico, etnomusicale e culturale e l’acquisizione di nuove registrazioni mirate alla mappatura di tutti i dialetti parlati nella regione.
La marcata frammentarietà del panorama linguistico italiano rappresenta una manifestazione delle variegate culture, tradizioni e strategie cognitive adottate per la comprensione e l’interpretazione della realtà ambientale e sociale. In questo contesto, il territorio calabrese, situato al centro del Mediterraneo è stato crocevia di diverse dominazioni. La Magna Grecia, ad esempio, ha segnato in maniera molto marcata i dialetti meridionali della regione con caratteristiche linguistiche estremamente interessanti sia sul piano lessicale con nomi come zofrata, cefrata, sciofrate (gr. Σαυράδα) ‘lucertola’, pirrìu, pittìrriu, pittirru (gr. Πυρρίας) ‘pettirosso’; toponimi con desinenza in -adi sconosciuta al resto della Calabria, come Bagaladi, Laganadi, Orsigliadi, Ricadi, Drungadi, Zurgunadi, Ionadi, Limbadi (Rohlfs 1980, 37–38); sia sul piano sintattico con la presenza del passato remoto (aoristo in greco) al posto del passato prossimo come in stanotti comu dormisti? ‘questa notte come hai dormito?’ o la costruzione congiunzionale che sostituisce l’infinito soprattutto nei verbi che esprimono volontà o intenzione come vogghju mu2 viju ‘voglio vedere’ (Rohlfs 1985, 36).
L’eterogeneità culturale presente in Calabria è ulteriormente arricchita dalle minoranze linguistiche – arbërëshe, grecaniche e provenzali – che divenute stanziali sul territorio calabrese, ne hanno impreziosito il panorama linguistico (Altimari 2012).
La costituzione di un archivio sonoro mira alla conservazione dell’identità culturale calabrese e dell’intera gamma di varietà dialettali e permette la valorizzazione dei patrimoni immateriali quali rituali, canti, danze3, tradizioni culinarie. Questo corpus di dati sonori, così costituito, potrà essere utilizzato dalla comunità scientifica per indagare i fenomeni linguistici in chiave sincronica e in chiave diacronica mediante un’analisi comparativa tra le vecchie registrazioni analogiche appartenenti ai fondi e le nuove acquisizioni4. Gli stessi dati possono essere utilizzati sociolinguisticamente sulla base di parametri quali sesso, età, istruzione dell’intervistato/a (Romito e Lio 2007).
2. Il documento sonoro
Il concetto di documento è al centro dell’attenzione degli archivisti e dei diplomatisti, oltre che della riflessione giuridica e oggi, sempre più, anche degli studiosi di scienza dell’informazione. Ognuno, nei propri contesti e secondo specifiche necessità, ha tentato di definire e descriverne il significato (Paoli 1987, 18; Nicolaj 2002, 8; Carucci 1987, 65; Guercio 2002, 24). Rispetto alle definizioni dei diversi studiosi e analizzando la normativa emanata in Italia5, soprattutto nei provvedimenti approvati in materia di informatizzazione dei sistemi documentari, il concetto di documento è stato più volte ripreso e modificato non sempre con coerenza anche per andare incontro ai mutevoli cambiamenti tecnologici che hanno ampliato o ristretto gli ambiti di applicazione e definizione dei documenti stessi.
Fino a quando l’attività degli archivisti è rimasta confinata al mondo tradizionale dei supporti cartacei e soprattutto all’età medievale e moderna, l’attenzione sulla definizione teorica di documento è stata scarsa. Con l’avvento dei documenti audiovisivi, fotografici e sonori il quadro di riferimento normativo non è cambiato nella sostanza; tuttavia l’appartenenza di queste fonti all’ambito archivistico è strettamente legata al processo di formazione e tradizione6, dunque, il documento sonoro non è più definito dalla sua materialità che sia nastro, file digitale o vinile ma dall’intenzionalità comunicativa e dal contesto che ne ha determinato produzione, conservazione e fruizione, come mostra anche la definizione riportata all’interno del Vademecum per il trattamento delle fonti orali (cfr. Tavolo permanente per le fonti orali 2023, 27). Grazie all’azione di un’ampia comunità di specialisti e studiosi, mossi da interesse comune per il valore delle registrazioni sonore come fonte e testimonianza culturale, il materiale sonoro è stato oggetto di un lungo e tortuoso percorso di riconoscimento alla fine del quale è stato qualificato come bene culturale anche all’interno del quadro normativo7.
Al di là di una definizione specifica, riteniamo che le registrazioni sonore costituiscano una delle fonti principali della nostra civiltà contemporanea, concedendo la possibilità di “catturare” l’evento, permettendo di fissare frammenti di vita, di riascoltarli e conservarli, documentando l’esistenza di specifiche realtà in continua trasformazione.
3. L’archivio sonoro
L’archivio sonoro DiALeCTUS si articola in due categorie principali: i Fondi, costituiti da registrazioni realizzate per scopi dialettologici in periodi diversi, incise su differenti tipologie di supporto, successivamente restaurate, digitalizzate e archiviate; e le Nuove Registrazioni, prodotte nell’ambito di una campagna di indagine finalizzata alla mappatura dei dialetti calabresi parlati sia in Calabria sia nelle comunità diasporiche. In questo secondo caso si fa riferimento a una sezione specifica dell’archivio, denominata L’Altra Calabria, ancora in fase di completamento, che raccoglie testimonianze di calabresi residenti all’estero e di figli di emigrati di prima e seconda generazione desiderosi di riallacciare i rapporti con la terra d’origine. DiALeCTUS, quale esito di un progetto di ricerca, è tuttora in fase di implementazione e il numero delle registrazioni è in costante crescita. La Calabria conta 404 comuni, di cui 372 al netto delle minoranze linguistiche. Dall’avvio del progetto (novembre 2022) a oggi sono state realizzate 1.038 interviste in 173 comuni, per un totale di 7.892 ore di registrazione.
3.1. Fondi
La sezione Fondi raccoglie materiali audio provenienti da indagini dialettologiche, da donazioni di collezioni private e da registrazioni d’archivio del Laboratorio di Fonetica dell’Università della Calabria, non ancora oggetto di pubblicazione. Tra i nuclei documentari attualmente disponibili si annoverano il fondo Karl H. M. Rensch, il fondo Giuseppe Falcone e il fondo Labfon. Le registrazioni si trovano su differenti supporti: dischi degli anni ‘40; bobine degli anni ‘60 e audiocassette degli anni ‘70 e ‘80.
Il fondo Rensch costituisce una delle prime indagini dialettologiche registrate in Calabria, con l’utilizzo del magnetofono. Karl H. M. Rensch ha condotto i propri studi presso l’Università di Münster sotto la supervisione di Heinrich Lausberg. Nell’ambito del suo dottorato di ricerca, su indicazione del suo maestro, ha effettuato due missioni di rilevamento linguistico in Calabria, nel 1958 e nel 1959, con l’obiettivo di documentare l’area settentrionale della regione, corrispondente alla cosiddetta «area Lausberg», zona di particolare interesse per la sua conservatività fonetico-morfologica8. La raccolta dei dati linguistici e i risultati dell’indagine furono pubblicati nel 1964 in una monografia intitolata Beiträge zur Kenntnis nordkalabrischer Mundarten, all’interno della quale l’autore ha fornito, sulla base del materiale personale raccolto, una descrizione diacronica completa della fonologia dei dialetti della provincia di Cosenza, insieme a informazioni su aspetti selezionati della loro morfologia e del loro lessico, completati da una piccola ma preziosa raccolta di testi dialettali in trascrizione fonetica. Rensch torna in Calabria nel 1967, tramite l’Institut für deutsche Sprache (IDS), oggi “Archivio per il tedesco parlato”, conducendo interviste dialettali (registrate su nastro magnetico) su parlanti di età compresa tra i 20 e 60 anni, in 30 paesi dell’area Lausberg. Il frutto di questa ricerca – 30 bobine (una per ogni comune investigato), conservate presso il laboratorio di Fonetica dell’Università della Calabria – rappresenta appunto il fondo Rensch. Allegato al materiale sonoro è presente un registro cartaceo compilato a mano dallo stesso Rensch, contenente informazioni inerenti ciascun parlante (anagrafica, fotografia, caratteristiche dell’apparato articolatorio), i luoghi, le tecniche di registrazione e la liberatoria. L’intero registro, strumento prezioso per la ricostruzione del complesso documentario, è stato digitalizzato e i documenti fanno parte del materiale di corredo della copia conservativa.
Durante la campagna dialettologica del Rensch, Giuseppe Falcone, glottologo e specialista in Dialettologia calabrese, allievo di Oronzo Parlangeli, fu parte attiva dell’indagine. Negli anni successivi continuò la propria attività di ricerca indagando i comuni della Calabria meridionale. Il frutto di questa sua indagine portò alla pubblicazione della monografia dedicata alla Calabria nella collana Profilo dei dialetti italiani. Le bobine prodotte nell’ambito di questa indagine dialettologica, insieme all’intera biblioteca, sono state donate dalla figlia Adele al laboratorio di Fonetica dell’Università della Calabria. Esse costituiscono oggi il nucleo documentario del fondo Giuseppe Falcone.
Il fondo Labfon comprende audiocassette analogiche a nastro magnetico (formato Stereo 7) e bobine frutto di indagini dialettologiche condotte da docenti di Dialettologia dell’Università della Calabria o da studenti per i propri elaborati finali, coprendo il periodo che va dalla fine degli anni ‘70 ad oggi.
Le fasi operative per la categoria Fondi sono rappresentate dal seguente schema metodologico:
1) Analisi del documento
a. Stato di conservazione del supporto
b. Documentazione fotografica/Scansione
c. Eventuale restauro del supporto
d. Analisi chimica
2) Riversamento
3) Elaborazione dati
a. Metadatazione
b. Copia conservativa e copia d’accesso.
3.1.1. Analisi del documento
L’analisi di singoli documenti sonori ha permesso di valutare lo stato di conservazione del supporto e delle sue componenti (custodia, flangia, attacco nastro nel caso di bobine o cassette, solchi nel caso di dischi, ecc.). Ogni componente è stata fotografata e tutte le informazioni inerenti al supporto originale e alla registrazione sono state inserite in una prima scheda generale descrittiva. Le caratteristiche fisiche di ciascun documento sono state identificate attraverso ricerche storiche sulle tecnologie utilizzate al momento della registrazione. È stato fondamentale considerare il degrado subìto dal supporto nel corso degli anni e le cause del suo deterioramento, per scegliere il metodo di intervento più appropriato prima del riversamento (Canazza, De Poli e Vidolin 2011).
Il problema dell’obsolescenza dei formati è strettamente connesso al repentino sviluppo tecnologico; non è raro rintracciare negli archivi supporti come i cilindri, i dischi a base di gommalacca ad elevata velocità di rotazione (78 giri), i dischi in acetato, le registrazioni a filo d’acciaio o su nastro magnetico ed essere impossibilitati a riprodurli, poiché questi supporti necessitano di strumenti meccanici datati e spesso fuori produzione.
Le problematiche più comuni che interessano nastri e dischi includono danni da eccessiva riproduzione (rotture del nastro o dei solchi del disco), elementi atmosferici come umidità e temperatura (l’idrolisi può indebolire il legame tra collante e substrato, causando la perdita irreparabile del contenuto sonoro nei nastri), polvere, cattiva conservazione e deformazioni meccaniche (pieghe, ondulazioni, sovrapposizioni delle spire nei nastri e graffi o tagli nei dischi) (Canazza, De Poli e Vidolin 2011, 19–20). L’eventuale restauro può, dunque, riguardare il supporto (custodia, flangia, attacco, nastro, disco), i documenti allegati (registri, appunti, diari) e la registrazione stessa (De Dominicis 2006), soprattutto nel caso della copia di accesso che vedremo in seguito.
Nel presente progetto le operazioni di restauro hanno riguardato la custodia, il supporto e il riproduttore dell’epoca. Sono state condotte indagini chimiche per misurare gli effetti dell’idrolisi e quindi la presenza di funghi o muffe sui dischi in acetato e la degenerazione del legante che ricopre il substrato del nastro, per le bobine. In questi casi è stato necessario operare con lavaggi per eliminare gli agenti esterni nei microsolchi dei dischi ed è stato utilizzato un forno (Demaria 2021)9 per asciugare i nastri (IASA-TC 04, 2009). Inoltre, questi ultimi, sono stati sottoposti ad operazioni di controllo dello stato di conservazione tramite verifiche di avvolgimento/svolgimento a velocità controllata. Ciò ha consentito l’accertamento della tenuta delle giunte ed eventuali aggiunte di nastri leader10 in testa e coda.
Per le bobine contenute nei fondi già menzionati, si è proceduto con l’analisi spettrofotometrica, effettuata su una porzione di nastro, in modo da poter stabilire la composizione elementare del campione e definire la corretta equalizzazione (Figura 1).
L’analisi FT-IR, UATR11 è stata effettuata su entrambe le facce del campione di nastro (superficie rossa non magnetizzata e superficie marrone magnetizzata). A causa dello spessore sottile le analisi non hanno mostrato significative differenze tra le superfici, mostrando lo stesso risultato: lo spettro FT-IR, UATR è dominato da bande caratteristiche del cloruro di vinile. Ciò permette di supporre che il nastro sia composto da polivinilcloruro e acetato di polivinile: materiali tipici dei nastri utilizzati negli anni Sessanta (Figura 2).
Tutte le fasi di analisi, restauro e/o ripristino dei differenti supporti sono state documentate in un rapporto di restauro che fa parte del corredo documentario, in modo da preservare l’integrità e la completezza delle operazioni compiute in alcuni segmenti dell’archivio.
3.1.2. Riversamento
La digitalizzazione è stata eseguita senza introdurre alterazioni o miglioramenti tramite interventi di signal enhancement. Il riversamento, basato sulla riproduzione fedele del documento, è mirato a ricostruire il suono della registrazione originale, conservandone la “fedeltà storica”. La riproduzione fedele del documento include eventuali alterazioni non intenzionali e indesiderate come i rumori impulsivi. Questi eventi indesiderati rappresentano, in realtà, informazioni secondarie fondamentali che possono contribuire alla ricostruzione della storia del documento. Sono stati utilizzati, per quanto possibile, riproduttori originali sottoposti a restauro, dello stesso periodo storico della registrazione12 e la digitalizzazione è avvenuta in camera silente (Amplifon 2*2). Le informazioni dettagliate sugli strumenti utilizzati sono riportate all’interno di una scheda tecnica di riversamento13.
Il segnale è stato acquisito a una frequenza di campionamento di 44.100 Hz e una risoluzione di 24 bit, memorizzato temporaneamente come file in formato Wave su HDD. Il processo di digitalizzazione ha seguito gli standard IASA-TC 04. È essenziale per la conservazione dell’audio che i formati, i supporti e i sistemi tecnologici selezionati aderiscano a standard internazionali concordati, appropriati agli scopi di archiviazione previsti. Al termine della digitalizzazione, i supporti sono stati archiviati e disposti verticalmente in un ambiente stabile e controllato presso il laboratorio di Fonetica dell’Università della Calabria.
3.1.3. Elaborazione dati
Tutti i documenti sonori digitalizzati sono stati sottoposti a processi di metadatazione, catalogazione e archiviazione. Ogni documento è descritto attraverso un set di metadati standard, comprendente: identificativo univoco e persistente, nome dell’intervistato, autore del fondo, intervistatore e modalità di registrazione. I dati sono stati organizzati e memorizzati in un database dedicato, concepito per garantire tracciabilità e accesso strutturato. Le medesime informazioni vengono inoltre riportate, come si vedrà nel paragrafo successivo, all’interno della scheda di rilevazione predisposta per ciascuna nuova acquisizione.
In conformità con quanto stabilito dall’International Association of Sound and Audiovisual Archives nel documento IASA-TC 03, riguardante la salvaguardia e la conservazione dei documenti sonori, ogni copia conservativa (Canazza, De Poli e Vidolin, 2011,14) è accompagnata da tutte le informazioni secondarie (elementi di corredo), come scheda generale descrittiva, rapporto di restauro, scheda tecnica di riversamento, fotografie, liberatorie, registri e appunti che ne garantiscono la completezza e l’autenticità rispetto alla registrazione originale.
3.2. Nuove Registrazioni
La categoria Nuove Registrazioni comprende registrazioni effettuate direttamente in formato digitale, eseguite su un minimo di sei parlanti per ciascun comune della Calabria, escluse le minoranze linguistiche14, suddivisi per sesso e fascia d’età (giovani fino a 30 anni, adulti 31–65 anni, anziani oltre i 65 anni). Per ogni comune della Calabria, è stato selezionato un campione rappresentativo per l’indagine. Nel caso di frazioni distanti o relativamente estese, sono state compiute ulteriori due registrazioni. In alcuni comuni, non è stato possibile reperire persone corrispondenti alle caratteristiche prefissate, a causa dello spopolamento dei centri abitati. Questo rafforza l’importanza di effettuare nuove registrazioni per preservare il dialetto dei comuni calabresi prima della sua definitiva scomparsa.
Ai partecipanti è stato richiesto di compilare un questionario anagrafico e uno linguistico, entrambi approvati dal Comitato Etico di Ateneo (CEA). Per ogni intervista è stata ottenuta l’autorizzazione dell’intervistato15.
L’intervista si compone di una prima parte dedicata al parlato spontaneo, durante la quale il raccoglitore pone domande basate su argomenti che spaziano da storie di vita, origini del comune di nascita, leggende, usi e costumi, antiche tradizioni, eventi festivi, ecc. Ciascun argomento rientra in cinque classi principali16 che verranno meglio dettagliate in seguito (cfr. § 4). Oltre al parlato spontaneo, il questionario linguistico prevede la traduzione di frasi e parole in dialetto che consentono di indagare le variabili dialettali fonetico-fonologiche, morfologiche e sintattiche delle diverse aree della Calabria (cfr. Trumper e Maddalon 1988; Trumper 1997; Trumper e Chiodo 1999).
Le registrazioni sono state effettuate con un registratore TASCAM DR-100 MK III Linear PCM (nella quasi totalità dei file audio), con segnale a 44.100 Hz e 24 bit, in formato Wave. Ogni registrazione è accompagnata da tutti i metadati e le informazioni contestuali17 utili ad una corretta conservazione della fonte orale (cfr. Tavolo permanente per le fonti orali 2023).
4. Il portale DIALECTUS
L’archivio sonoro digitale è depositato presso il server dell’Università della Calabria e la sua consultazione può avvenire attraverso due differenti modalità: consultazione integrale dei file sonori, inviando una richiesta scritta al responsabile scientifico e consultazione online, attraverso il portale DIALECTUS18 ad accesso libero. Per ovvi motivi di velocità di consultazione e di memoria impiegata, il portale permette l’ascolto solo di alcuni frammenti delle intere registrazioni.
Sul portale sono presenti copie d’accesso, in formato compresso MP3 solitamente utilizzato in vista di una diffusione on line. Sulla copia d’accesso sono ammessi interventi di restauro, effettuati da personale tecnico autorizzato, finalizzati a una maggiore comprensione e intellegibilità del segnale, al fine di compensare le imperfezioni dovute al livello tecnologico delle registrazioni dell’epoca o al deterioramento del supporto. Il portale permette una efficace ed immediata fruibilità delle varie informazioni. È possibile effettuare ricerche per comune selezionando una specifica area sulla mappa interattiva. Il link attivo restituirà tutte le registrazioni, appartenenti alle categorie di cui si è trattato, fondi e Nuove Registrazioni, relative al comune selezionato. Dal menu secondario, si ha la possibilità di consultare direttamente le due categorie principali (Figura 3).
Ciascun fondo contiene una breve introduzione sul ricercatore che ha condotto l’indagine dialettologica, i documenti fotografici (se disponibili) e i file audio, organizzati in tabelle, suddivisi per comune, provincia, parlante, età (al momento della registrazione), sesso e raccoglitore. La categoria Nuove Registrazioni riporta i dati relativi al comune, alla provincia, al parlante, all’età (al momento della registrazione), al sesso e al raccoglitore. È possibile effettuare la ricerca all’interno delle singole tabelle. Nel menu secondario si offre, inoltre, l’opportunità di ricercare i file direttamente per argomento (Figura 4). Selezionando questa opzione l’interfaccia restituirà un menu a tendina attraverso il quale l’utente potrà compiere le ricerche secondo cinque principali classi19:
– Persone e Società che contiene registrazioni relative al parlato spontaneo attinente a racconti di vita vissuta, ricordi di gioventù, leggende, origine o storia del paese, credenze popolari, ecc.;
– Usi e Costumi che contiene al proprio interno le sottoclassi di: Cucina (piatti tipici, ricette); Natura, Agricoltura, Artigianato (preparazione delle conserve, mestieri, medicina popolare, erbe aromatiche); Giochi; Usi, Riti, Eventi Festivi (fidanzamento, matrimonio, nascita e morte, superstizione, feste patronali, Natale, Pasqua, ecc.);
– Poesie e Filastrocche (poesie scritte da autori nativi dei diversi comuni, filastrocche recitate, caratteristiche e relative alla cultura popolare del paese d’origine o dell’intera regione, proverbi e modi di dire);
– Preghiere e Canti (le preghiere non solo quelle appartenenti alla cultura ecclesiastica canonica ma anche alla cultura popolare. I canti sono per la maggior parte di matrice religiosa riferiti a specifici riti, come il Venerdì Santo o il Natale, ma anche di matrice laica: ninne nanne, stornelli, ecc.);
– Frasi, Parole, Parabole. Le frasi e le parole ricalcano le variabili dialettali, fonetico-fonologiche, morfologiche e sintattiche delle diverse aree della Calabria; per parabola si intende quella del “Figliol prodigo” ampiamente nota tra i cattolici praticanti dell’Italia meridionale e utilizzata già durante la raccolta dei primi testi dialettali, nell’Ottocento, così come durante l’indagine di Karl H. M. Rensch, di Giuseppe Falcone e dei dialettologi che si sono succeduti20.
Scegliendo una specifica classe il portale restituirà tutte le registrazioni, ordinate alfabeticamente per comune, relative sia ai fondi che alle Nuove Registrazioni. Consultando l’apposita pagina sarà possibile visualizzare ed ascoltare il frammento tratto dalla registrazione di un determinato comune e del relativo parlante, riguardante l’argomento scelto. L’interfaccia di anteprima è sviluppata su più livelli offrendo all’utente la possibilità di visionare sinteticamente ed intuitivamente tutte le informazioni rese disponibili sulla specifica registrazione selezionata: titolo dell’argomento scelto, relativamente al singolo audio (podcast) e nome del parlante (Figura 5).
Selezionando il singolo intervistato si potranno consultare tutti gli audio che riguardano quello specifico parlante, suddivisi su più argomenti. Inoltre, di ogni singola registrazione viene proposta la trascrizione ortografica con relativa traduzione in italiano dell’audio ascoltato ed infine, una Scheda Registrazione con tutte le informazioni descrittive, metadati ed informazioni contestuali.
5. Osservazioni conclusive
Il progetto DiALeCTUS rappresenta un’iniziativa per la salvaguardia del patrimonio linguistico e culturale calabrese. La creazione di un archivio sonoro non solo consente di conservare e studiare le varietà dialettali della regione, ma favorisce anche la trasmissione della memoria storica e identitaria delle comunità locali. La digitalizzazione e la catalogazione delle registrazioni garantiscono un accesso immediato e duraturo a una risorsa preziosa per linguisti, ricercatori e appassionati. Il progetto è in divenire, considerando la mole di materiale audio ancora da digitalizzare, le nuove registrazioni da effettuare, la volontà di affidarsi solo a risorse appositamente formate per le interviste dialettologiche e la limitata attenzione dimostrata dagli organi politici regionali. Auspichiamo l’istituzione di una infrastruttura regionale che, in accordo con i centri di ricerca presenti sul territorio, possa adoperarsi a mettere in sicurezza la rilevante documentazione sonora prodotta in Calabria. In un’epoca in cui il rischio di estinzione di molti dialetti è sempre più concreto, DiALeCTUS si pone come un modello di tutela e valorizzazione della diversità linguistica, dimostrando come la tecnologia possa essere alleata della tradizione.
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1 Il progetto è stato finanziato dal Fondo a Sostegno della Ricerca nelle aree disciplinari “Sociali e Umanistiche” 2021 Università della Calabria – MIUR. Il gruppo di ricerca è composto da linguisti, archivisti, ingegneri e chimici.
2 In base ai dialetti la congiunzione può presentarsi variabilmente come mi, ma o mu (Rohlfs 1985, 27).
3 Nel caso delle danze, performance visiva, i nostri informatori hanno descritto i diversi passaggi, le differenze con le danze dei paesi limitrofi, la struttura geometrica della danza popolare (tarantella, vàllja ecc.) e il significato della posizione assunta dai singoli danzatori. Si veda ad esempio il passo seguente: ’A vàlja è ’nu ballu, chi si fa. Ci su mìnimu ottu fìmmine ’mmìanzu, dua masculi allu capu e dua masculi alla cuda, chi tìanu nu maccatùru. E pu’ ci su i strumenti, ’u tamburellu ’a fisarmonica ’a catarra (trascrizione ortografica dell’intervista all’informatore M.B., Cervicati, https://www.labfon.it/dialectus/podcast/eventi-festivi-danza-vallja/).
4 Come vedremo in seguito, le nuove registrazioni, oltre a essere costituite da interviste strutturate basate su questionari linguistici, contengono parlato spontaneo e interviste non-strutturate e semi-strutturate su argomenti legati alle tradizioni culturali, alle credenze popolari e alle esperienze di vita degli intervistati.
5 Il CAD (D. Lgs, 7 marzo 2005, n.82, Codice dell’Amministrazione Digitale) definisce il documento informatico (art.1 co. 1, lett. p) come “rappresentazione informatica di atti, fatti o dati giuridicamente rilevanti” in contrapposizione al documento analogico (art 1 co. 1, lett. p-bis) “rappresentazione non informatica di atti, fatti o dati giuridicamente rilevanti”. Il documento digitale non ha una vera e propria definizione dal punto di vista normativo. Si definiscono piuttosto gli oggetti digitali, intesi come oggetti informativi, nelle loro differenti forme e declinazioni (che siano unità singole o aggregate) accompagnate da tutti i metadati che servono a documentarli. Lo stesso legislatore italiano nello sviluppo di regole tecniche per la conservazione digitale ha a lungo ricondotto il concetto di documento digitale a quello, assai riduttivo, della sua rappresentazione per immagine, che costituisce in realtà solo una fattispecie dei modi di riproduzione delle caratteristiche logiche e fisiche del documento (artt. 22–23 e 23bis, co.1). Il Regolamento eIDAS (electronic IDentification Authentication and Signature) - Regolamento UE n° 910/2014) n. 910/2014 definisce il documento elettronico come “qualsiasi contenuto conservato in forma elettronica, in particolare testo o registrazione sonora, visiva o audiovisiva”. La nostra normativa di riferimento, riguardo al documento amministrativo nell’art 22 comma 2 della Legge 7 agosto 1990, n. 241 “Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai doc amministrativi”, modificata dalla legge 15/2005, n. 15, afferma che: “è considerato documento amministrativo ogni rappresentazione grafica, fotocinematografica, elettromagnetica o di qualunque altra specie del contenuto di atti, anche interni, formati dalle pubbliche amministrazioni o, comunque, utilizzati ai fini dell’attività amministrativa”. Si tratta di una definizione molto simile a quanto previsto dalla dottrina che si occupa in generale di documenti.
6 «Il nastro magnetico su cui è registrato l’interrogatorio del pubblico ministero a un testimone o un imputato, ha valore giuridico di documento a tutti gli effetti e lo stesso magistrato, se procede alla trascrizione per sua comodità, dovrà citarlo nella requisitoria nella forma di registrazione sonora e non in quella della trascrizione. Diverso è il caso di nastri magnetici, cassette o video cassette che contengono ad esempio musica o film destinati alla vendita: è ovvio che in questo caso non vi è alcun dubbio che non si tratta di documenti d’archivio» (Carucci 2006,30).
7 La norma pone sullo stesso piano i documenti sonori, audiovisivi, digitali e quelli cartacei. Il nuovo Codice dei beni culturali d-lgs. N.42/2004 riporta all’art.10 «i supporti audiovisivi in genere, aventi carattere di rarità e di pregio» e all’art. 11 enumera, fra i beni oggetto di specifiche disposizioni di tutela, «le documentazioni di manifestazioni, sonore o verbali, comunque realizzate, la cui produzione risalga ad oltre venticinque anni».
8 Zona situata tra la Lucania meridionale e la Calabria settentrionale tra i golfi di Policastro e di Taranto e tra i corsi dei fiumi Agri e Coscile, studiata per la prima volta, nel 1939, da Lausberg, dal quale infatti prende il nome, (cfr. Martino 1991).
9 Un metodo basato sulla cottura del nastro fu sperimentato dalle industrie Ampex e Agfa già negli anni Ottanta. Consiste nella cottura vera e propria dei nastri in appositi forni, ad una temperatura intorno ai 50 °C, per un tempo variabile. Si tratta di un processo reversibile, dunque, dopo un certo tempo il nastro ritorna allo stato precedente al trattamento. La cottura dei nastri è utile per l’eliminazione di muffe e funghi, dopo il raffreddamento è sufficiente riavvolgere il nastro velocemente avanti e indietro per liberarlo da residui secchi.
10 Si tratta di materiale plastico utilizzato per delimitare le varie sezioni di una registrazione. La sua funzione principale è quella di consentire l’identificazione delle diverse tracce registrate sulla bobina, analogamente a quanto avviene con le partizioni di un Compact Disc audio.
11 La spettroscopia infrarossa a trasformata di Fourier (FTIR) è considerata una tecnica molto efficace per studiare e comprendere la chimica e la chimica superficiale in vari tipi di materiali (Pavia et al 2014).
12 La scelta delle macchine è conforme a quanto indicato al punto 5.4.4.1 del documento “Guidelines on the Production and Preservation of Digital Audio Objects” dell’International Association of Sound and Audiovisual Archives (IASA-TC 04).
13 Le caratteristiche fisiche di ogni documento sonoro, così come tutto il processo di digitalizzazione, sono state inserite in apposite schede e rapporti che corredano la copia conservativa.
14 Le comunità arbëresh faranno parte di un diverso archivio sonoro denominato A.LAR.I.CO (Archivio Linguistico ARbëresh e Italo-romanzo in COntatto)”, codice: 202249CYPP_001, CUP: H53D23002910006 - Progetto finanziato dall’Unione Europea – Next-Generation EU - all’Università della Calabria nell’ambito del PNRR-M4C2 -linea di investimento 1.1. Progetti di Ricerca di Rilevante Interesse Nazionale (PRIN) – Avviso 104 del 2 febbraio 2022 - Bando PRIN 2022.
15 I dati personali forniti saranno utilizzati e trattati dall’Università della Calabria nel rispetto dei principi di protezione della privacy, in conformità al GDPR (Regolamento UE 2016/679).
16 Queste classi sono utilizzate nella fase di etichettatura per la creazione delle copie di accesso di ogni singola registrazione per la fruizione tramite portale.
17 È stata prodotta una scheda di rilevazione che, insieme al consenso all’intervista, all’informativa su trattamento dei dati personali, gli eventuali appunti dell’intervistatore o fotografie accompagna la scheda del documento sonoro.
18 I documenti sonori, contenuti all’interno dell’archivio DiALeCTUS sono resi fruibili tramite il portale DIALECTUS https://www.labfon.it/dialectus/.
19 La classificazione in cinque classi delle registrazioni dialettali deriva dalle scelte metodologiche documentate nel progetto DiALeCTUS del laboratorio di Fonetica dell’Università della Calabria. Invece per la classe frasi parole e parabole, la nota bibliografica di riferimento è contenuta nel documento “Procedure e scelte metodologiche” pubblicato sul sito ufficiale del progetto.
20 Rensch 1973, Falcone 1976.