N. 7-8 (2024): Il Surrealismo e la cultura italiana. La critica, le mostre, le ricerche degli artisti
Studi

«Un delizioso caos in un cranio inquieto». Gli antichi maestri italiani e il giovane Max Ernst

Davide Lacagnina
Università degli Studi di Siena Scuola di Specializzazione in Beni Storico Artistici

Pubblicato 2025-03-13

Parole chiave

  • Max Ernst,
  • Surrealismo,
  • Antichi maestri italiani,
  • Storia dell’arte,
  • Psicoanalisi

Come citare

Lacagnina, D. (2025). «Un delizioso caos in un cranio inquieto». Gli antichi maestri italiani e il giovane Max Ernst. La Diana, (7-8), 173–197. https://doi.org/10.36253/ladiana-3390

Abstract

L’articolo approfondisce gli interessi di Max Ernst, agli inizi della sua carriera (1919-1922), per l’arte italiana del Rinascimento e in particolare per la produzione di Raffaello e Michelangelo e ne riconsidera la fortuna nella nascente letteratura psicoanalitica e nella coeva storiografia artistica, alla luce anche della formazione dell’artista come studente di storia dell’arte all’Università di Bonn. La lezione degli antichi maestri, in Ernst, trova un importante momento di maturazione nel confronto con la pittura metafisica di Giorgio de Chirico e con la sua apertura di credito nei confronti della copia d’après e del ritorno al mestiere, come è evidente nel ‘dipinto di fondazione’ Au rendez-vous des amis (1922), in cui compaiono sia Raffaello che de Chirico. Nuovi approcci all’attività onirica e alla sua potenza visionaria interrogano i meccanismi del linguaggio e ne verificano la tenuta, tra assenze, ricordi, desideri, paure e pulsioni, che definiscono non solo contenuti di poetica originali ma anche nuove forme politiche di espressione alle origini del Surrealismo, dagli overpaintings ai photocollages. Così, se il credito di de Chirico era ormai in caduta libera subito dopo la pubblicazione del manifesto del 1924, specie nell’opinione di André Breton, fu Ernst a ereditare e rinnovare la tradizione dell’arte magica di tutti i tempi.